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Home » News » Latina » Gaeta » PER MANTENERE ALLA CITTA' LA P...
sabato 06 dicembre 2003
PER MANTENERE ALLA CITTA' LA PROPRIETA' DELLA CHIESA CATTEDRALE (di Salvatore Mola)
letture: 1508
Gaeta: Il 24 novembre il consiglio comunale di Gaeta, con il voto unanime dei presenti (Cassaro, Martone, Coscione, Di Cesare, Lieto e Gallo di Forza Italia ; Magliozzi F., Magliozzi C. e Matarazzo dell'Udc ; Strozza del Nuovo Psi ; Di Maggio e Iannola dei Ds ; Vaudo di Golfo Unito) , ha approvato la delibera n.100, con la quale si cede a titolo gratuito la chiesa cattedrale all'arcidiocesi di Gaeta.
Un grave atto di spoliazione a danno della città di uno dei suoi più pregevoli tesori – di inestimabile valore storico, artistico ed architettonico – di cui i cittadini di Gaeta sono stati sempre gelosamente proprietari.
Ogni volta che il potere religioso ha cercato di acquisire la chiesa, la città di Gaeta si è sempre opposta. Ė accaduto alla fine del XVI secolo, quando il vescovo Idelfonso Lassodegno cercò di appropriarsi dei resti del martire Erasmo, provocando la reazione della città che si assunse l’onere di costruire il Succorpo del Duomo, investendo nei primi anni del XVII secolo trentanovemila ducati per decorare la cappella con affreschi, marmi, stucchi dorati, statue d’argento e dipinti.
Ė accaduto nel 1718, quando il vescovo Guerriero de Torres cercò di introdursi nell’amministrazione della cappella. Allora intervenne in difesa del diritto di patronato della città l’illustre giurista Gaetano Argento.
Ė accaduto nel 1858, quando l’arcivescovo Luigi Maria Parisio tentò nuovamente di introdursi nell’amministrazione della cappella, provocando la forte reazione del sindaco dell’epoca, Raffaele Janni, e del decurionato della città.
Ciò che non è accaduto in quattordici secoli – la prima chiesa esistente nel sito dove oggi sta la cattedrale, Santa Maria del Parco, risale al VII secolo – è accaduto il 24 novembre 2003, durante un consiglio comunale viziato da una palese illegittimità.
La seduta del 24 novembre è infatti prosecuzione di quella del 20 dello stesso mese, in occasione della quale, mancando il numero dei consiglieri necessario per deliberare, il presidente del consiglio, l’avvocato Matarazzo, non ha applicato i commi 2 e 3 dell’articolo 56 del regolamento del consiglio comunale ed ha fatto proseguire l’adunanza, invece di dichiararla deserta. Il consigliere del gruppo consiliare Verdi – RC, Pavone, ha sollevato il problema e denunciato la palese violazione regolamentare.
Ma non è soltanto questo. La deliberazione è stata presa in spregio alle norme di tutela dei beni storici ed artistici. La Chiesa Cattedrale, come riconosce la stessa deliberazione consiliare, è un bene di rilevante valore storico ed artistico e come tale assoggettato alle norme di tutela di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999 n. 490.
Ebbene, tale decreto, all’articolo 54 afferma che i beni culturali indicati nell’articolo 822 del codice civile, cioè gli immobili riconosciuti di interesse storico, aercheologico e artistico a norma delle leggi in materia, appartenenti allo stato, alle regioni, alle province e ai comuni costituiscono il demanio storico ed artistico e sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico.
Ora in base all’articolo 5 del citato decreto legislativo n. 490, la Chiesa Cattedrale, ricadendo tra i beni elencati nell’articolo 2, comma 1, lettera a) dello stesso decreto, e cioè tra le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico,ed essendo di proprietà comunale, è sottoposta alle disposizioni del decreto, quindi appartiene al demanio storico ed artistico, che come abbiamo detto è considerato demanio pubblico.
Pertanto, secondo quanto previsto dall’articolo 823 del codice civile, non può essere alienata. Tale articolo prescrive, infatti, che i beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi.
Il consiglio comunale ha quindi deliberato violando le norme a tutela dei beni storici ed artistici.
Per mettere fine a tale violazione un gruppo di cittadini si sta costituendo in comitato per ricorrere al Tar al fine di chiedere l’annullamento della delibera consiliare, che nelle premesse contiene un principio pericolosissimo, in grado di mettere a rischio la proprietà comunale della maggior parte dei beni storici, artistici ed architettonici della città (tra l’altro le chiese dell’Annunziata, di Santa Lucia, degli Scalzi, di San Cosma e Damiano, di San Giuda e Taddeo ed il Sepolcreto romano di Calegna), qualora attuato.
Si dice infatti che il comune “intende riordinare alcuni rilevanti Beni Culturali del territorio in modo che, per quanto possibile, l’ente proprietario coincida con l’usuario, al fine di renderne possibile la cura, la manutenzione straordinaria ed il restauro e che di conseguenza intende cedere tale bene all’ente che sino ad oggi ha utilizzato ed utilizzerà nel futuro l’immobile per fni istituzionali”.
Spaventa l’ignoranza e l’insensibilità degli amministratori civici che vedono i beni culturali solo come un peso di cui disfarsi, un qualcosa per cui non vale la pena spendere soldi, anziché valutarli come una risorsa per la crescita e lo sviluppo della città, oltre che una preziosissima traccia di una tradizione, di un passato con cui confrontarsi per costruire nel modo migliore posibile il presente ed il futuro della comunità cittadina.
Ricordiamo che nell’842, nel periodo delle incursioni saracene, nella prima chiesa, fu murato il corpo di Sant’Erasmo, prima custodito a Formia. Il corpo fu trovato nel 917 dal vescovo Bono.
S. Erasmo fu vescovo di Antiochia. Visse durante le persecuzioni di Diocleziano, per sfuggire alle quali stette sette anni nel deserto del Libano. Successivamente si recò prima in Illiria (Dalmazia) dove, si dice, convertì 400 mila persone, e poi a Sirmio (Sremska Mitrovica, Voivodina).
Secondo la tradizione, venne portato a Formia dall’arcangelo Michele. Morì in questa città il 2 giugno 303. Secondo i più di morte naturale, per le conseguenze delle numerose torture subite nei vari periodi passati in carcere. Secondo altri fu ucciso per sviscerazione, usando una manovella d’argano.
Il pittore Poussin (Les Andelys, 1594 – Roma, 1665)segue questa tradizione nel quadro conservato nei Musei Vaticani.
Nella Chiesa cattedrale di Gaeta sono conservati altri due martiri di Sant’Erasmo che seguono la stessa tradizione, uno di Carlo Saraceni (Venezia, 1579 – Venezia, 1620) e l’altro di Giacinto Brandi (Poli, 1623 – Roma, 1691).
L’attuale Chiesa cattedrale è il risultato di diversi interventi edilizi succedutisi nel corso dei secoli.
Nel 1106 papa Pasquale II consacrò la nuova chiesa, dedicata all’Assunta, a sette navate e con sei file di sei colonne che prese il posto di quella dell’VII secolo.
L’attuale aspetto della chiesa risale al restauro del 1778 – 1792. Durante quei lavori, le colonne furono inglobate nei pilastri.
La Chiesa Cattedrale forma un unico complesso architettonico con in campanile, la cui parte inferiore fu costruita da Giovanni I dopo la battaglia del Garigliano con la funzione di torre.
I successivi tre piani con bifore, in stile arabo-siculo, sono opera del romano Nicola di Angelo (1148 – 1174).
La cuspide ottagonale con le quattro torricelle angolari, ornate con maioliche smaltate, risale al 1278 – 79.
Nella Chiesa cattedrale è conservato il Candelabro del Cero Pasquale, o Colonna istoriata, risalente alla fine del XIII secolo. La colonna è alta metri 3,50. Vi sono scolpiti 48 riquadri, 24 riportano la vita di Gesù e 24 la vita di S. Erasmo.
Questo immenso tesoro qualcuno vuole toglierlo alla città senza essere mai stato delegato dai cittadini: né il programma elettorale del centrodestra, né il programma elettorale del centrosinistra contenevano un impegno a cedere la Chiesa Cattedrale.
Chi vuole opporsi a questo sciagurato disegno può unirsi a noi cittadini che stiamo promuovendo il ricorso al Tar: sia sottoscrivendo il ricorso, sia contribuendo alle spese legali.
Invitiamo tutti i cittadini, di qualsiasi fede politica e di qualsiasi credo religioso; l’importante è che condividano la nostra battaglia per mantenere alla città la proprietà della Chiesa Cattedrale,la cui funzione di luogo di culto cattolico non è assolutamente in discussione. Fino ad oggi la Chiesa Cattedrale è appartenuta ed appartiene alla città ed è stata ed è luogo di culto cattolico.
Così deve continuare ad essere.

Chi vuole, può contattarci presso la sede di Legambiente in via Indipendenza n. 262, il martedì dalle 19 alle 20.

Salvatore Mola

postato da: sandrac2  


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