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Home » News » Webzine » Scuola e società » Scuola e università: nè con i...
giovedì 30 ottobre 2008
Scuola e università: nè con il governo nè con questa opposizione.
Uno con la testa rivolta all'indietro, l'altra come il contrario di un buco nero, quindi il vuoto assoluto.
letture: 1925
Scuola e società: Il senato ha approvato il decreto contenente le misure sulla scuola.
Caschi e bastoni hanno fatto la ricomparsa nelle piazze.
Un camioncino ha rifornito con strumenti di offesa personale una decina di squadristi vicino a piazza Navona.
Di fronte, altri caschi e bastoni. Botte da orbi, per ora. Chissà domani. Mi preoccupo, come probabilmente si preoccupavano, all'epoca, mio padre e mia madre, ma voglio fare sui miei figli lo stesso investimento di fiducia che loro fecero su di me.
Voglio fidarmi del loro senso di responsabilità.
Il decreto contenente norme sulla scuola è passato anche al senato.
Sento i ragazzi dire che non è finita e inopinatamente sento ripetere questa cosa da una persona che pure reputo intelligente e credibile come la senatrice Finocchiaro.
L'ineffabile capo del governo afferma che gli dispiace per gli studenti truffati dalla sinistra.
Il senatore della lega tronfio tronfio che avverte la sinistra che la ricreazione è finita.
Risento le parole di Indro Montanelli.
Il popolo italiano non ha avuto modo di immunizzarsi da Berlusconi perché non ha avuto modo di conoscerlo fino in fondo.
Solo quando Berlusconi avrà avuto la possibilità di sviluppare appieno il suo programma, gli italiani si renderanno forse conto di quel che hanno fatto votandolo.
Forse, appunto.
Ma messo da parte lo stato d'animo, vediamo di ragionare con freddezza.
La sinistra è, ancora una volta, la sconfitta vera di questa fase.
Non gli studenti dei cortei.
La sinistra culturale, sociale e politica rappresentata in parlamento, innanzitutto, ma anche quella oggi extraparlamentare.
Il leader del partito democratico ha mostrato ancora una volta il proprio drammatico vuoto di idee e di proposta, la propria disperante mancanza di autorevolezza e di coraggio, la propria incapacità di ripensare le strategie perdenti e pericolose messe in piedi nell'ultimo anno.
Ha aspettato che fossero coloro che vivono nella scuola e nell'università a muoversi e ad agitarsi contro il decreto governativo per accorgersi di quanto in esso era contenuto e ha fatto accodare il suo partito al movimento rinunciando da subito ad ogni velleità di proposta, ad ogni ruolo propulsivo di una nuova strategia di intervento su di una scuola che non può essere semplicemente difesa per come è, pena il finire per dare ragione a Berlusconi quando parla di una sinistra che truffa i propri elettori, e, cosa peggiore, per continuare a dare ampia dimostrazione di quanto essa sia lontano dalla conoscenza vera dei tanti problemi che nella scuola si esprimono e non trovano soluzione e non troveranno soluzione neanche con il decreto del governo, oggi legge. Anzi.
Eppure, se la sinistra ed il movimento, sono quegli stessi che affossarono il tentativo di riforma organico presentato dall'allora ministro del primo governo Prodi, prof. Berlinguer, è un bene che essi vengano sconfitti e duramente e che la sinistra che vuole misurarsi in un altro modo con i problemi di riforma della scuola italiana e dell'università, contribuisca alla sua sconfitta.
Non serve a questo paese una sinistra cieca, incapace di guardare al profondo dei problemi e soprattutto in capace di essere coerente con le proprie aspirazioni, ambiziose quanto assolutamente vuote di contenuti di merito.
Non firmerò per il referendum lanciato dal Partito Democratico e da Italia dei Valori. A meno che non veda venire fuori contenuti riformatori veri che vanno al di là, molto al di là, della semplice linea del Piave che oggi quei partiti hanno attestato sul fronte della scuola.
Non voglio difendere una scuola di qualità difendendo indistintamente la scuola tout court, che di qualità non si può dire al 100%-
Voglio difendere la scuola di qualità, e lo dico, scandalosamente, che sia pubblica o privata, premiandola e differenziandola per rendere evidente a tutti cosa significa scuola di qualità, e voglio battermi e manifestare per far diventare la scuola italiana tutta una scuola di qualità.
E questo non è senza un prezzo.
Gli attuali dirigenti visibili e supponenti della sinistra più nota, hanno avuto anni per ascoltare il grido di allarme sullo stato del sistema dell'istruzione in Italia, lanciato da tempo da pedagoghi, studiosi, scienziati della formazione, anche , di sinistra.
Gente che ha posto con competenza e serietà il tema della crisi nella scuola e della scuola e della necessità di un suo radicale cambiamento, pur in un quadro che conservasse ben chiari e netti gli obiettivi, la funzione e le finalità della scuola e della istruzione.
Perché non è affatto vero che dentro la scuola italiana convivono interessi che, a prescindere ed a priori, sono comuni a tutte le componenti che in essa agiscono.
Gli studenti devono ancora rendere noto con nettezza quali siano i propri interessi all'interno della scuola da un punto di vista educativo e formativo. Non so se essi sono oggi consapevoli di cosa manca alla loro formazione per potersi collocare al meglio nella società globale odierna. Sento aleggiare soprattutto il venticello agitato dagli studenti di destra e alimentato da correnti di pensiero oggi in voga che vorrebbero una riscrittura dei libri di storia secondo modelli vicini al revisionismo storico. Ma non sento da parte di altri studenti, pretendere una fortissima modernizzazione dei contenuti ed anche un governato e controllato avvio di rapporti continui e positivi fra scuola e mondo del lavoro.
Non ho sentito niente sul costo dei libri, niente sulla necessità di avere continuità didattica riducendo al minimo le rotazioni fra gli insegnanti, niente sul diritto allo studio e alla docenza continuativa nel corso dell'anno scolastico.
Le famiglie, o parte di esse, forse vogliono continuare a pensare alla scuola come ad un sostituto organizzato del servizio di baby sitter, o forse vogliono continuare a pensare di intervenire nelle vicende di relazione fra propri figli e docenti perpetuando un ruolo antistorico e anti pedagogico di iperprotezione totale dei propri pargoli a prescindere dal merito delle questioni, e contemporaneamente chiedono interventi di repressione contro il bullismo e la violenza senza domandarsi se per caso non siano proprio quei comportamenti iperprotettivi ad alimentarli.
O forse vogliono continuare a coltivare l'idea e la prassi di intervenire dentro la didattica e dentro l'autonomia degli insegnanti dicendo cosa si deve fare e cosa no, quanti esercizi di inglese o matematica si devono assegnare e quanti no, che voto meritava un compito o una interrogazione.
O forse vogliono, per difendersi dalle proprie paure, rallentare, tornare indietro, o addirittura impedire, i processi di integrazione dei propri figli con i figli dei nuovi cittadini provenienti da altri paesi, i quali devono essere facilitati nell'integrazione senza che questo significhi abdicare alla nostra cultura ed alle nostre tradizioni, semmai, accrescerle con la conoscenza di altre culture e di altre tradizioni.
Le altre famiglie, quelle meno invasive, sono silenziose e lasciano spazio a queste tendenze devastanti per l'autorevolezza e la dignità della scuola e di chi vi opera dentro.
Una parte dei docenti ha interesse a non toccare il quadro attuale perché vive bene sullo scambio con lo stato sulla base del principio "poco mi dai, poco ti do". Sono quelli che hanno altro da fare. Quelli che in orario extrascolastico, con il secondo lavoro o con la professione libera, guadagnano molto di più di qualunque aumento il ministro dovesse proporgli e quindi si tengono ben lontani dall'edificio scolastico. Quelli che usano o usavano la malattia come riposo infrasettimanale aggiuntivo, quelli che abusano o abusavano della legge 104, quelli che, per quanto riguarda le attività da svolgere, si nascondono o si nascondevano dietro gli altri colleghi più motivati, salvo pretendere che i miseri emolumenti destinati all'incentivazione fossero rigorosamente distribuiti in maniera egualitaria, magari, purtroppo, sostenuti da ogni possibile tipo di sindacato.
Una parte dei docenti sta zitta perché essendo entrata, grazie alla sinistra, nei ruoli organici della scuola come insegnante di religione, magari si ritrova ad insegnare matematica in una scuola media, senza alcun concorso, se per caso il vescovo l'ha ripudiata.
Gli altri docenti, quelli positivi e motivati, sono in difficoltà ed oggi, spesso, sono costretti a vivere male il proprio essere attivi, disponibili, sinceramente impegnati nel lavoro, perché non riconosciuti da nessuno e costretti, invece, dal becero senso comune di una vecchia mentalità da sindacato ormai dell'altro secolo, a difendere, insieme ai propri, anche gli interessi dei colleghi che come organismi saprofiti, sfruttano il loro lavoro per averne comunque ritorni positivi di natura economica e di riconoscimento sociale.
Essi sono oggi stufi di questa situazione e si chiedono sempre di più il senso di certe cose, il senso di una manifestazione indetta per il giorno dopo l'approvazione della legge contro la quale essa si esprime, il senso di una adesione sindacale e di una collocazione ideale che sembra non riconoscerli più e che loro fanno sempre più difficoltà a riconoscere.
I dirigenti scolastici, che si misurarono, proprio ai tempi di Berlinguer ministro, con la valutazione, forse primordiale, forse approssimativa, forse ingiusta, decisamente da affinare e migliorare negli strumenti e nelle procedure, ma che da allora sono vissuti alle prese con una competizione interscolastica per l'acquisizione di iscritti e la conservazione dei posti, che ha prodotto per alcuni versi qualità aggiuntiva nella offerta formativa vera, per altri una rincorsa all'immagine dell'istituto fondata di più sulla spettacolarizzazione delle attività della scuola che sui contenuti strutturali della conoscenza che quella scuola era o è in grado di produrre.
Il personale ATA di ufficio preso dai timori di essere l'anello debole della vita della scuola, il primo ad essere sacrificato in caso di ristrutturazioni e tagli.
Il personale ausiliario, gli ex bidelli, (che quando si chiamavano bidelli avevano più prestigio e autorevolezza di quanto non ne abbiano adesso che si chiamano pomposamente personale ausiliario), o la parte di esso probabilmente e distortamente più sindacalizzato e informato sui propri diritti e sui limiti dei doveri da svolgere, preoccupato che ci possa essere una rilettura dei contratti nazionali che introduca qualche attività in più, rispetto alla quale non potrà essere invocata la non competenza a svolgerla, come adesso ci si è abituati a fare, spesso nascondendosi dietro malattie vere e presunte, dietro residenze lontane da luogo di lavoro, dietro l'operosità di colleghi seri e motivati ed ancora una volta non riconosciuti da nessuno, dietro il non previsto nel contratto di lavoro.
Non sento evocare nessuno di questi temi in questi giorni di movimento.
E se posso in parte giustificare gli studenti, non giustifico il sindacato, non giustifico i dirigenti politici dei partiti di opposizione parlamentare che vanno alle manifestazioni sindacali, perpetuando ruoli e pratiche d'antan, che negano nei fatti i propri propositi di modernizzazione della politica.
Una sinistra che non entra nel merito, che non dice come lei modernizzerebbe e realizzerebbe la necessaria riforma della scuola, o di quale parte della scuola e perché, nonché dell'università, dove è veramente vergognoso che i consigli di amministrazione o i senati, per il livello di formazione delle persone che li formano, abbiano agito e continuino ad agire pensando che ci sarebbe stato un Pantalone che avrebbe messo, senza limite alcuno, mano alla tasca per ripianare, è una sinistra che è meglio che venga sconfitta.
Non come suggerisce Berlusconi, che vuole mandarli a dormire, perché si riposino in attesa della nuova battaglia elettorale fra cinque anni.
No. E' importante che questa direzione politica dell'opposizione venga sconfitta.
Essa è funzionale a questo Berlusconi perché con il proprio vuoto di proposta vera, copre il fatto che Berlusconi ed il suo governo stanno dando ai problemi, che pure vedono forse meglio dell'attuale dirigenza dell'opposizione, risposte con la testa rivolta all'indietro, risposte che tendono semplicemente a far tornare il paese ad un presunto e non vero tempo felice di allora.
Questo governo con la testa girata all'indietro alimenta allo stesso tempo il sentimento di chi è convinto che tanti anni fa era meglio che oggi e di chi comunque ritiene che decidere e tentare di fare è meglio che far restare le cose come stanno.
Risposte vecchie a problemi nuovi, portare indietro le lancette della storia, e che volete che sia?
E' forse meglio l'immobilismo o il l'inutile codismo dell'attuale opposizione rispetto ai movimenti autonomi della società italiana?
E allora che fare per chi non vuole accodarsi alle scelte del governo e vede chiaramente il limite dell'opposizione?
Affrontare i temi andando oltre la buccia superficiale delle cose e sforzarsi di cambiare atteggiamento, comprendendo che la crisi generale che il mondo vive, richiede analisi e risposte profonde e non demagogiche, richiede il coraggio dei primi cristiani, richiede il coraggio di sentirsi e farsi apostoli del ragionamento sul merito delle cose, resistendo ai venti dell'estremismo retrò governativo e all'attrazione fatale da buco nero del vuoto pneumatico dell'attuale opposizione, costruendone un'altra, seria, studiosa, lavorativa, rispettosa delle regole, consapevole della fermezza nella difesa dei diritti, ma indisposta a cedere ai professionisti dei diritti senza doveri.
Sarà un percorso lungo, ma se si vuole pretendere di governare il paese non si può pensare che siccome stiamo all'opposizione, o addirittura non stiamo in parlamento, possiamo scherzare e dire ogni possibile sciocchezza demagogica.
Le persone hanno voglia e diritto alla verità ed è fuori dalla storia chi pensa che se si è all'opposizione occorre dire per forza certe cose e se si è al governo occorre dirne per forza delle altre.
Questo modo di essere e di fare politica è morto da tempo nell'animo e nella mente di tantissima gente.
Forse dobbiamo solo trovare il coraggio di dirlo e gridarlo con determinazione.
Forse dobbiamo solo fare in modo di incontrarci e di far valere questo nuovo punto di vista.

Enrico D'Angelis
Segretario della sezione di Formia
del Partito Socialista

di: Enrico D'Angelis


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