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Home » News » Napoli » Bagnoli » La Bonifica di Bagnoli
lunedì 12 marzo 2007
La Bonifica di Bagnoli
Riqualificazione urbanistica dell'occidente partenopeo a rischio per i limiti della bonifica ambientale
letture: 8829
Tank
Tank
Bagnoli: Riprendiamo e pubblichiamo questo lungo intervento di Lidio Aramu sulla Bonifica di Bagnoli.

Poichè in questo articolo sono citati sia Penitro che la cittadinanza di Formia, ho ritenuto opportuno pubblicarlo in occasione del Consiglio Comunale che tratterrà questo pomeriggio, appunto, della discarica di Penitro.

Buona lettura.
Mille miliardi. Tante erano le vecchie lire destinate all'Italsider di Bagnoli dal Piano siderurgico nazionale per ammodernarne gli impianti e aumentarne la competitività. Inutilmente, nel 1976, l'Amministrazione comunale approvò una variante al Piano regolatore per consentire la costruzione, l'integrazione e l'ampliamento delle strutture e delle superfici destinate agli impianti produttivi.
Ampliamenti ed ammodernamenti (tra cui una consistente colmata a mare) fortemente osteggiati dalla Destra missina perchè ritenuti fonti di un ulteriore ed insostenibile degrado ambientale e di un inutile dispendio di risorse finanziarie pubbliche.

La prima e la più forte delle ragioni della opposizione era, tra l'altro, avallata dal Comitato tecnico consultivo, istituito per individuare i focus di criticità all'interno delle produzioni IRI.
Nella sua relazione conclusiva, il Comitato affermava, infatti, che l'area dello stabilimento era poco adatta ad ospitare un moderno impianto siderurgico. Fortunatamente, lo sfavorevole andamento del mercato dell'acciaio e dei suoi derivati pose definitivamente fine ad una occupazione irrispettosa delle vocazioni naturali del territorio e al degrado di un'area di grande pregio storico-paesaggistico.

La parabola industriale dell'occidente partenopeo avviata durante il Regno dei Borbone, alimentata in seguito dalla legge del 1904 Giolitti-Nitti per il risorgimento economico di Napoli e dalla ricostruzione post-bellica, si concludeva così senza tanti rimpianti nel 1993 - fabbrica dopo fabbrica - con la definitiva serrata dei cancelli dello stabilimento siderurgico.

Con la delibera n. 1 del 4.1.1995, la Giunta municipale di Napoli adottava la "Proposta di variante per l'area occidentale" elaborata dal Servizio Pianificazione Urbanistica - Dipartimento Assetto del Territorio del Comune di Napoli. Con essa s'individuavano i confini dell'intervento, comprendenti: Bagnoli, la piana di Coroglio, la Conca di Agnano (Astroni esclusi), Nisida e la collina di Posillipo (versante Fuorigrotta-Bagnoli). Una superficie complessiva di circa 1.300 ettari.

Di tali ambiti, Coroglio, indubbiamente, per numero e dimensioni era destinato ad essere quello maggiormente interessato dagli interventi di riqualificazione. Interventi che, sostanzialmente, si riassumevano nella creazione di un grande parco urbano, nello sviluppo di una rete di attività produttive riconducibili alla Ricerca, nella realizzazione di un'attrezzatura integrata destinata al rilancio delle attività turistiche. A quel tempo scarseggiavano le certezze, tuttavia, il disegno di massima di Vezio de Lucia e Roberto Giannì, faceva della protezione ambientale la chiave di volta della riqualificazione urbanistica dell'occidente partenopeo.

L'identificazione della portata e la tipologia stessa delle trasformazioni erano invece rimandate ad un successivo progetto urbanistico attuativo unitario che avrebbe dovuto dar corpo alla volontà politica dominante. Tra polemiche, reticenze e mezze verità è ormai trascorso oltre un decennio ed il progetto di riqualificazione urbanistica continua a rimanere tale. Dopo innumerevoli e vuote dichiarazioni di principio quel che comincia a manifestarsi nella piana di Coroglio, si configura, almeno apparentemente, come una estemporanea occupazione dei suoli, dettata forse dal timore delle massime autorità politiche regionali e comunali di perdere consistenti finanziamenti europei.

Ed è in quest'ottica che vanno appunto lette le recenti cerimonie inaugurali della "Porta del Parco", del vasto parco botanico e di quello sportivo. Opere che dovrebbero essere portate a compimento, secondo le dichiarazioni dell'ingegner Rocco Papa, nel 2011. Il condizionale è d'obbligo considerato che non è possibile immaginare la realizzazione delle nuove opere senza aver provveduto ad ultimare il risanamento dei suoli. Sulla durata dell'intera riqualificazione grava, quindi, l'irrisolta questione ed i tempi della bonifica dei suoli, dell'arenile e del fondo marino. Il mini risanamento dell'area in fase di attuazione si avvia ormai a compiere il suo primo decennale senza che si riesca ad intravederne la conclusione. Anzi. Cominciata nel 1996, la bonifica riguardò essenzialmente lo smontaggio delle nuove tecnologie - acquistate dall'India e dalla Cina - impiantate qualche tempo prima della definitiva chiusura dello stabilimento e la messa in sicurezza dei suoli.

Quest'ultima operazione, meglio definita come bonifica di superficie, mirava essenzialmente a rimuovere pericolosi inquinanti come l'amianto, e ad evitare di contaminare ulteriormente ampie superfici della X Municipalità. Dopo circa dieci anni, i risultati della bonifica sono sotto gli occhi di tutti: centinaia di miliardi di pubblico denaro spesi per decontaminare unicamente l'ex area industriale eccezion fatta per i terreni e le strutture dell'ex Cementir. Parva res rispetto ai circa 900 ettari complessivi del sito.

Oltre ai 220 delle aree industriali - Italsider, Eternit, Cementir - l'originaria superficie da bonificare comprendeva i 17 della colmata ed i 675 ettari esterni al vecchio perimetro industriale interessati da un inquinamento indotto dovuto alle ricadute delle emissioni nell'aria degli impianti industriali. A completare il triste scenario della contaminazione, concorre inoltre un esteso tratto del litorale e del relativo specchio d'acqua la cui estensione non è mai stata quantificata. Un impegno ritenuto da BagnoliFutura, con ogni probabilità, molto costoso ed al momento insopportabile nella sua complessità.

L'opera in corso di mini "bonifica a profondità variabile" secondo la destinazione d'uso del suolo decontaminato, come ha di recente spiegato Tino Santangelo, Vice sindaco di Napoli ed ex Presidente di BagnoliFutura, ha prodotto 800mila mc d'inerti. Questi, dopo aver viaggiato nelle intenzioni del Sindaco di Napoli e del vertice di BagnoliFutura tra la discarica di Pianura e la cava di contrada Penitro a Formia ed essersi scontrati con l'ostilità delle popolazioni locali, si sono ridotti a 500mila per la provvida decisione di utilizzarne una parte nella realizzazione delle opere edili.

Grazie, infine, ad una bizantina interpretazione della normativa sulle bonifiche, sembra che questi ultimi - trasformati in tre graziose collinette alte 15 metri - saranno finalmente eliminati assegnando loro il compito di contenere i movimenti franosi che caratterizzano un tratto di tufo fessurato del costone della collina di Posillipo. Fratture provocate - com'ebbe a denunciare, in epoca non sospetta, Antonio Parlato - dalle percussioni e dalle vibrazioni prodotte dall'esercizio degli impianti industriali di Bagnoli.

Il sospetto, quindi, che si vogliano creare le condizioni o il modo per eliminare a basso costo il prodotto della mini bonifica, è, tuttavia, fondato. Mancando altro, il focus di ogni polemica continua ad essere la dimensione contenuta della bonifica ambientale e la mancata attenzione a tutti gli inquinanti presenti nell'ex comprensorio industriale. Utilizzando gli spazi concessi dai media, qualificate espressioni del mondo accademico continuano a denunciare i rischi della parziale rimozione dei veleni sparsi a piene mani nella piana di Coroglio e sul fondale marino compreso tra Nisida, Bagnoli e La Pietra.

L'ultima inquietante presenza denunziata dal professor Benedetto De Vivo è il tributilstagno; una sostanza molto cancerogena. Gli avvertimenti, tuttavia, non riescono a scalfire la resistenza opposta all'inevitabile divieto di balneazione dagli "imprenditori del mare". I quali, per scongiurare la dispersione del consistente e remunerativo flusso di bagnanti, hanno attuato fantasiose soluzioni. Tra le più amene ricordiamo quella di confinare gli idrocarburi policlici aromatici, presenti anche sulla spiaggia, sotto patetici teli di plastica, colorata a mò di prato, distesi su ampie superfici dell'arenile e l'altra, di matrice pubblica, di costruire, un ignobile ed inutile muro per separare la spiaggia dal tratto di mare inquinato.

"Si continua a discutere troppo e a fare troppo poco" ha sostenuto con grande amarezza Gianni Lettieri, presidente degli industriali napoletani. Eppure, fin dall'ormai lontano 2002 erano stati definiti con estrema precisione i confini entro cui doveva svolgersi la bonifica (le aree degli stabilimenti, la linea di costa, la zona marina antistante, le aree di proprietà pubblica nei 675 ettari esterni alle zone industriali) ed il fabbisogno finanziario stimato allora in circa 500miliardi di vecchie lire.

La verità è che l'entità degli interventi urbanistici in atto, peraltro esigua, interessante prevalentemente la piana di Coroglio, non trova uguale riscontro negli altri ambiti da riqualificare - Nisida, Campegna, Cavalleggeri Aosta, Diocleziano, Bagnoli, Terracina, Agnano, Nato e Mostra - e la logorante lentezza con cui essa cresce, alimenta nell'opinione pubblica timori e perplessità. Occorre quindi che la BagnoliFutura si decida a lanciare segnali forti ed inequivocabili di cambiamento che possano fugare ogni dubbio rispetto al risanamento dell'ambiente ed all'effettiva volontà di procedere alla riqualificazione urbana nella sua organicità complessiva.

L'estensione delle operazioni di bonifica all'intero territorio considerato dalla "Variante di Bagnoli", non escluso il braccio di mare di Coroglio, sicuramente sarebbe recepita come tale. Del resto le indicazioni del Piano Territoriale Regionale a tal proposito sono inequivocabili: occorre procedere al riutilizzo delle aree e degli immobili dimessi in modo integrato, inserendo la politica del riuso nell'ambito di un progetto complessivo volto alla tutela ambientale e paesaggistica [...]. Tutela che nel caso del tratto costiero di Coroglio deve tradursi in un pieno recupero del rapporto tra il mare, risorsa chiave per i processi di sviluppo socio-economici locali e non, e l'immediato retroterra da valorizzare in chiave prevalentemente turistica.

Con altrettanta chiarezza il PTR, dopo aver preso atto che la "risorsa costa" continua a depauperarsi senza alcuna possibilità di essere rinnovata, individua l'urgenza di riqualificare quei tratti di litorale - come quello flegreo - che ancora conservano quegli elementi e quei valori ancora non frantumati e riconoscibili, quali le poche aree libere residue o dimesse, il patrimonio naturale, archeologico, artistico, culturale [...] e il loro corretto uso. In tale prospettiva, la tutela ambientale e paesaggistica non può che essere totale per determinare le condizioni necessarie al rilancio ed alla prosperità delle attività economiche ed al miglioramento della qualità della vita delle comunità flegree.

Contestualmente al risanamento "chimico" del litorale, al ripristino dell'originaria linea di costa con la rimozione della venefica colmata ed al recupero dell'antico porticciolo romano di Nisida, urge avviare il previsto arretramento degli immobili che sono attualmente insediati sulla spiaggia tra Coroglio e Pozzuoli e azzerare la concessione della spiaggia che consente l'odioso sfruttamento del bisogno mare dei cittadini meno abbienti. Le strutture di Città della Scienza potrebbero così andare ad occupare parte delle cubature riservate dal Piano per Bagnoli, alle attività produttive afferenti alla Ricerca scientifica. Mentre le unità abitative del cosiddetto "borgo dei pescatori" andrebbero, a parità di volumi, recuperate nelle parte del piano destinata alla nuova edificazione.

Ridotte così le distanze tra il litorale e le potenziali strutture produttive dell'immediato retroterra, forse, sarà finalmente possibile ottenere dal mondo dell'imprenditoria l'attesa valorizzazione economica del territorio riqualificato. Anche se al momento è oltremodo difficile poter valutare con buona approssimazione le ricadute che, in termini socio-economici, i processi di trasformazione in atto produrranno. L'insieme degli interventi e delle strategie di riequilibrio e risanamento ambientale studiato ed in itinere per le aree ad alto rischio e valenza paesistica dell'ex polo industriale Fuorigrotta-Bagnoli, hanno fatto sì che queste rientrassero nel Campo Territoriale Complesso dei Campi Flegrei.

Un ambito considerato dal PTR ad alta criticità sotto il profilo della pianificazione ed indicato ai pubblici Amministratori come "ambito di attenzione" in cui privilegiare le attività di controllo degli impatti e di valutazione degli effetti dispiegati dai diversi interventi affinché essi possano essere mitigati o potenziati, in consonanza con le scelte di pianificazione. Amministratori che, come nel nostro caso, verrebbero a ricoprire la duplice funzione di sorvegliante e sorvegliato, la qual cosa purtroppo, rispetto al futuro prossimo dell'area flegrea napoletana, non ci tranquillizza.

Lidio Aramu

Questo articolo è stato ripreso dal giornale telematico Iniziativa Meridionale.

http://www.iniziativameridionale.it

postato da: tank  


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