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Home » News » Lo scrigno di TF » Diario da Gaeta/ La rivoluzion...
martedì 28 agosto 2018
Diario da Gaeta/ La rivoluzione non si può fare: ci conosciamo tutti
letture: 1799
Data evento: giovedì 16 mag 2002
elezioni 02
elezioni 02
Lo scrigno di TF: Il paese, quello con la p minuscola, scivola verso le elezioni amministrative. E Gaeta, pigramente sdraiata sul mare nel tepore primaverile, con i suoi ventimila abitanti, quattro aspiranti sindaci per undici liste e un paio di centinaia di candidati alla ricerca di un posticino in consiglio comunale, non fa eccezione. Aspetta, ma non spera più di tanto. Dopo otto anni di gestione corretta ma non esaltante del centrosinistra, la cosiddetta Casa delle Libertà è come al solito favorita, pure se in una sfida che potrebbe essere all'ultimo voto, con l'aggiunta della lista solitaria Rifondazione/Verdi e del quasi folkloristico Partito del Sud.
La politica vista da qui non fa sognare ma, a volte, fa divertire. Le grandi architetture degli ideali sono lontane, al massimo da qui si può toccare qualche bullone, magari fuori posto. Come si dice, la rivoluzione non si può fare: ci conosciamo tutti.

L'attività più diffusa di questi giorni è la collezione dei 'santini' elettorali, di tutte le facce e di tutte le bandiere. Spuntano fuori dalle cassette della posta, dai tergicristalli, dalle borsette di vecchie zie o dalle giacche di ex professori, al termine di un incontro o di una conversazione. La campagna per i consiglieri comunali è quasi un gioco di società, un monòpoli di conoscenze e riconoscenze, di personaggi magari votati solo dai più stretti parenti, quasi per carità morale, o di infinite e inmantenibili promesse ad amici o colleghi. La politica c'entra poco, d'altronde un consigliere comunale, fosse pure la reincarnazione di Lenin, non vi cambierà mai la vita.

Altro fenomeno tipico sono i lavori in corso, quelli palesemente pre-elettorali. Come se la campagna elettorale fosse il momento più propizio, oltre che il più sospetto, per asfaltare strade, potare alberi, mettere nuovi cassonetti.

Nella politica dei municipi gli ideali fanno i conti con gli interessi, la politica fa i conti con l'amministrazione quotidiana. Eppure fa più politica un sindaco ad amministrare la sua città che non un deputato a schiacciare pulsanti a Montecitorio. È qui, nel Comune, che forse si fa la vera politica, sul campo, quella della gente, che si tocca con mano.

Il problema è il solito: c'è ancora spazio, nell'amministrazione, nella gestione, per gli ideali, per la destra e la sinistra? O sono solo visioni? La storia è sempre la solita, di questi tempi. C'è chi pensa che l'importante sia il governo, gestire bene, amministrare e accontentare, la politica come una cosa da funzionari. E poi, chi si rifugia negli ideali, nella politica anti-sistema, un altro mondo è possibile, da destra o da sinistra. L'amministrazione è una cosa -e lasciateci govenare-, gli ideali, i grandi progetti, un'altra.

Succede in Europa, è successo in Italia, e ce lo diciamo anche sotto al palchetto dei comizi di fronte al mare.

Qui si vota per un sindaco, che è più un manager che un politico. Allora, ha ancora senso menarsela con la vecchia storia della destra e della sinistra? Un candidato per il centrosinistra mi dice: "Ma in fondo, le differenze sono cadute, quali ideali... noi più che mettere una pagina in più di programma, un po' d'attenzione per il sociale e queste cose qua, che possiamo fare?".

Già, che possiamo fare? Forse la differenza bisogna andarla a cercare nei metodi più che nei programmi. "Non ci faremo condizionare dai poteri forti" ripete sempre il candidato del centrosinistra. E l'affermazione può sembrare vaga, ma se veramente qualcuno penserà di farlo sarebbe un bel colpo. Perché in una cittadina come Gaeta i poteri forti ci sono. Gli interessi delle categorie, dei pochi che gestiscono affari e turismo (un esempio: basta fare un giro di telefonate per accorgersi che qui c'è un'oligarchia di pochi alberghi e altrettante 'grandi famiglie' e che se uno volesse farsi un weekend pagherebbe prezzi da hotel a cinque stelle, senza che lo siano), dei soliti noti sempre ai posti giusti...

È questa la trappola mortale che uccide il cambiamento, che disillude la gente, che affloscia la politica. La verità, inutile nasconderselo, è che Gaeta è una città tendenzialmente conservatrice.

Qui ci sono stati assedi non rivoluzioni, una fortezza, e si è giocato sempre in difesa.

C'è un esempio perfetto, proprio qui fuori dalla finestra di casa mia, per capire qualcosa di questa città brontolona. E per provare a scoprire, dal concreto, qualche differenza tra i programmi e i candidati, che dicono le stesse cose, ma forse è meglio vedere come le dicono.

L'esempio è l'Avir. Ovvero questo residuo di archeologia industriale nel centro della città, tra la spiaggia e il corso principale. Una fabbrica del vetro, con tanto di capannoni, ciminiera e cocci rotti e stazione in disuso, chiusa e abbandonata da oltre vent'anni. È l'anomalia di questa città, questo grande terreno abbandonato ma preziosissimo. Tutti d'accordo: bisogna usare questo spazio. Ma come? Banco di prova perfetto: come un foglio di carta bianco, e che ognuno ci disegna quello che vuole. Come vede la vetreria, un po' come vede il mondo. E le differenze ci sono.

Il centrosinistra di governo parla di mettere insieme interessi pubblici e privati. Vengano a fare affari, ma mettiamo dei paletti, dei limiti. Per accontentare sia il pubblico che il privato, però, si finisce per non far niente. Dopo otto anni ancora niente si è mosso, e stavolta ci si riprova.

Il centrodestra da spazio all'iniziativa privata "chiavi in mano": mettere in circolo denaro e fare affari. Che poi tutti avranno la loro fetta di torta. È il neoliberismo, bellezza.

Rifondazione, la sinistra dura e pura, punta sul pubblico. Il bene della collettività, e non gli interessi del capitale. Piazze, verde, l'università del mare.

Il partito del Sud, recita il suo copione. E propone la costruzione di un supermercato di soli prodotti meridionali, il "Compra Sud": "basta con la colonizzazione commerciale del Nord che affama i nostri commercianti".

Ognuno recita la sua parte. Chi ci crede davvero e chi fa solo i suoi comodi. Chi ti sommerge di bigliettini e chi a stento otterrà i voti dei parenti stretti. Chi cerca i grandi ideali e chi sa che in fondo, come da secoli, 'o Francia o Spagna purché se magna'.

Questo paese non cambierà, mai. Poi arriva Bertinotti e dice che "si, come un altro mondo è possibile, anche un'altra Gaeta è possibile". Almeno provarci.


***
Pubblicato su TeleFree.it il 16 maggio 2002
***

di: Luca Di Ciaccio


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