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Home » News » Webzine » Narrativa e Poesia » Kèphalos ekatombé
martedì 19 settembre 2006
Kèphalos ekatombé
Chimerica narrazione delle mitiche cagioni dell'estiva moria di cefali in terra di Tetragonia.
letture: 2643
Nettuno
Nettuno
Narrativa e Poesia: Ritorna tra voi, raminghi esuli intenzionali, l'impenitente Tetragono per alleviare, con una mirabolante narrazione, il dolore in cor vostro addotto dalla repentina dipartita dalla ferace terra di Tetragonia.
Nel silenzio della notte l'impalpabile telefreico aedo strimpellerà, per gli ostinati cultori dei miti e delle leggende tetragonesi, gli astragali della plastica tastiera.
Come un tempo, il ritmico pizzicottare delle corde della cetra accompagnava il canto rimato degli antichi cantori, questa notte, il cadenzato ticchettio dei tasti condurrà l'effluvio delle balzane idee di Tetragono a rapprendersi, in interminabili allineamenti di proposizioni, sullo schermo del monitor, per giungere poi a voi attraverso l'intrico telematico connettente.
Ci saranno lazzi in questa storia e sarà fatto ricorso a celie per intrattenervi, ma non mancheranno profonde riflessioni ed auliche esposizioni del vostro aedo, se accorderete la vostra attenzione al racconto, narrato alla maniera delle favole milesi, del mito dell'oligarca Conchifero Kephalopodos.
Il racconto è stato estrapolato dalla raccolta: "Dei miti, degli dei e degli eroi della fantastica terra di Tetragonia".
Dunque la storia.
Tanti anni or sono, al tempo degli eroi e degli dei, nella mitica età dell'oro, a Tetragonia, felice contrada della terra d'Ausonia, tutti vivevano agiatamente ed emancipati.
Abbandonate le antiche abitudini, che li rendevano liberi, solidali e felici, gli antichi tetragonesi persero la loro indipendenza e si instaurò un opprimente sistema di potere oligarchico.
I maggiorenti, in preda alla cupidigia di denaro ed alla bramosia di potere, scacciarono i sacerdoti del sacro tempio della Libertà Operosa, istituirono il culto monofisita del dio Quirino e negarono, pertanto, la natura umana di Romolo.
Gli empi oligarchi omisero di sacrificare ai divini abitanti dell'empireo e gli inquilini dell'Olimpo tetragonese insorsero in preda alla collera divina.
Inoltre, Nettuno, avvisato dal dio Elio, che tutto vede sulla terra, scoprì che il tempio della ninfa a Lui cara era stato profanato. Infatti, era stato tentato, per fortuna allora vanamente, di procedere all'anastilosi del tempio, che era dedicato alla vergine ninfa Marica, utilizzando materiali impropri, sotto l'egida del "mastro ruinante" favorito degli oligarchi.
Volevano quegli scellerati sostituire i mattoni originali con laterizi dall'impasto e dalla forma aliena. Ambivano, infatti, sostituire i materiali per realizzare quella operazione che, invece, come la parola stessa chiarisce, vuole soltanto indicare la ricostruzione in loco fatta esclusivamente con i reperti ritrovati.
Quale sarà, fraterni miei sodali, l'ira divina per l'ennesimo scempio che a breve andranno a compiere sulle rovine dell'antica Tetragonia?
Riparleremo di certo di questa audace castroneria archeologica se Atropo non reciderà il filo virtuale dell'esistenza irreale del di voi umile musico di antiche e di moderne leggende.
Dunque, fu così che l'ira degli dei si manifestò con una terribile carestia che colpì l'economia delle feraci terre di Tetragonia; la miseria e l'indigenza dilagarono.
Il Consiglio degli ottimati, allora, decise di mandare il Reggente, Conchifero Kephalopodos, presso l'oracolo della località sacra di Cutilia, poiché costui, tra l'altro, vantava antiche origini nequinensi ed era di nobile ascendenza sabina.
Il capo degli ottimati, raccolto, come era solito fare, le oblazioni, risalì il Velino, entrò nell'antro della Sibilla e consegnò ad un'ancella il ricavato delle dazioni ricevute.
In cambio del dono ricevette tante piccole tavolette di ceramica incise simili alle moderne fiches.
Si avviò all'interno dove fu accolto dall'indovina assisa innanzi ad un altare sul quale gravava imponente, fino a quasi coprirlo del tutto, un verde messale.
Il pellegrino poggiò sul verde libro liturgico le tavolette senza verificare che cosa ci fosse inciso sopra e tutto eccitato si inginocchiò in attesa del responso.
La veggente chiese al pellegrino di indicare un numero e poi estrasse da una sacra sacca, ricavata dal mitico vello d'oro, una tessera sulla quale era inciso proprio il numero invocato dal pellegrino.
Raggiante, questi portò a se le tavolette e, nella foga del gesto di trarre seco l'ipotizzata vincita, alcune di queste caddero rompendosi irrimediabilmente.
A difesa dello sciagurato va detto che egli non conosceva quella complicata liturgia. Praticamente il poveretto aveva scambiato il sacro rituale per un giochino ch'egli praticava e che avrebbero nei secoli, con pervicace ostinazione, praticato i suoi discendenti.
I tempi sono cambiati. Al posto dei templi sono state costruite le chiese ed agli dei si sono sostituiti i santi, ma gli eredi di Conchifero Kephalopodos continuano, con devozione, a ripercorrere i cammini degli antichi pellegrini per portare le provvidenze raccolte in patria presso il santuario di San Vincenzo.
Intanto, l'imperizia di quell'uomo aveva arrecato un colpo ferale all'esistenza di Tetragonia.
L'oracolo adirato invitò quel singolare penitente a leggere il responso degli dei, scritto sulle tessere laterizie, che erano a lui stare consegnate, partendo dalla tessera il cui numero era corrispondente a quello estratto. Purtroppo come tutti sappiamo quelle tavolette erano andate inesorabilmente perse ed il messaggio degli dei dovette essere interpretato mancando di quasi tutte le parti del discorso.
Le parole incise sulle tessere scampate, ovvero sulle due che non si erano rotte, erano rispettivamente: kephal ed ekatombé. Sulla prima tessera, che era smussata in parte, compariva la scritta troncata Kephal(?), mentre sulla seconda tavoletta c'era scritto Ekatombé.
Tornato in patria il messaggero non raccontò la verità sui fatti accaduti, infatti era, come la sua genia, un incallito spergiuro, ma si limitò a raccontare che il responso dell'oracolo era stato molto poco comprensibile e che gli aruspici, che vivevano agiatamente grazie ai munifici appannaggi del governo oligarchico, avrebbero dovuto loro interpretare il messaggio degli dei attraverso le due parole che abbiamo appena riportato.
Come placare l'ira del dio Nettuno, quale pratica ammannire per ingraziarsi di nuovo l'anche esso adirato Giove Termine e che sacrificare alla dea Minerva della sacra pineta di Recillus?
Gli auguri di regime, dopo lunghi e appassionati conciliaboli, determinarono a che fosse posto in essere, come nella lontana Tessaglia, un olocausto in favore degli dei ed ordinò un'ecatombe di grossi cefali.
Durante i riti notturni venivano sacrificati cento, più cento e cento ancora cefali, che, offerti al dio Nettuno, venivano poi gettati tra le onde, ma il rifiuto ostinato del patrono del mare riportava l'indomani sulla battigia le carcasse degli enormi mugeliformi.
Conchifero Kephalopodos aveva predisposto il tutto affinché anche da questi rituali notturni egli potesse trarne una ulteriore entrata venale. Al mattino i membri di una confraternita a lui legata, ovviamente dietro un lauto compenso, si recava sulla battigia e procedeva nel rendicontato intervento di rimozione dei pesci morti presenti sulla spiaggia.
Dopo un'estate passata nel compiere questi riti pagani l'economia della terra di Tetragonia era allo sfascio, finalmente il popolo si ribellò e, cacciati gli auguri di regime, richiamò in patria un vecchio sacerdote, famoso per le sue doti di chiaroveggenza, che era stato mandato in esilio per essersi costui rifiutato di officiare le cerimonie di adorazione del dio Quirino.
Il vecchio ministro di culto si era per questa ragione recato in un lontano eremo ove continuava a celebrare le sacre funzioni in onore degli dei epitomi dell'Onestà, della Giustizia e della Libertà.
Il responso del nuovo sacerdote fu semplice, chiaro e risolutivo; dovevano essere sacrificate le teste "Kephal(è)" e non i cefali "Kephal(os)", dovevano, quindi, essere eliminati alcuni figuri inutili ed inetti.
Ed allora, fraterni amici sitibondi del vero, nitide anime anelanti la giustizia ora sapete quali arcani e quali novellati rituali si celano dietro le disgrazie e le rovine che si abbattono oggi sulla nostra terra.
Altro che inquinamento, noi cultori dei miti sappiamo cosa c'è dietro la strana moria di cefali.
Possiamo tirare un sospiro di sollievo, il mare non è, per fortuna, inquinato irrimediabilmente, ma è necessario un nuovo olocausto.
Il vecchio sacerdote indovino aveva chiaramente ammonito il popolo tetragonese a non cadere nuovamente nelle lusinghe dei potenti poiché, altrimenti, sarebbe inesorabilmente finito nella schiavitù della clientela, che è generatrice della discordia sociale e della miseria.
La Piovra è oggi il nuovo flagello. Sappiate amici che la Piovra è l'incarnazione dell'oppressione del sistema della clientela.
Oggi è necessario liberare Tetragonia dall'ultimo discendete dell'eroe negativo di cui abbiamo narrato le gesta.
Il fenomeno abnorme è già stato efficacemente rappresentato, al cospetto del popolo, nella collettiva cerimonia carnascialesca e tale celebrazione è stata generata, per l'appunto, dall'umano bisogno di esorcizzare il maligno.
Ora tutti sapete, miei premurosi amici virtuali, che bisogna fare olocausto di Kephalopodos. Tetragono si augura, però, di non assistere nei prossimi mesi allo spiaggiamento di polipi e di calamari.
Capisca il popolo che solo immolando la Piovra, che ha stretto forte tra i tentacoli la nostra terra, sarà finalmente libero e fiero di determinare la rinascita sociale della città.
L'alba è alle porte amici, Tetragono si avvia verso la riva del mare per attendere in preghiera l'arrivo del cocchio del sole equinoziale così come per millenni il popolo aurunco adoratore della titanica Eos, figlia di Iperione e di Teia, devotamente fece.
In solitudine, sugli scogli vegliati dall'antico torrione, il di voi consacrato sodale, al cospetto della dea dalle rosee dita, verserà, al pari della sfortunata divinità, amare lacrime di sconforto per la sorte maligna che attende il suo eroico virgulto virtuale già ostia consacrata per l'agognata redenzione.

postato da: Tetragono  


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