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Home » News » Latina » Gaeta » La "desertificazione" della ci...
mercoledì 05 giugno 2019
La "desertificazione" della città di Gaeta
Si assiste alla continua eliminazione di alberi quasi secolari
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Pini tagliati in piazza Di Liegro
Pini tagliati in piazza Di Liegro
Gaeta: Una battuta di una mia vicina di Serapo, romana e simpatica, esprime sinteticamente lo stupore dei più davanti allo scempio della continua eliminazione, da diversi anni e senza motivi plausibili, di alberi quasi secolari, flora pregiata, abbellimento e richiamo turistico cittadino di primo ordine.
La signora mi chiede, stupefatta: "Damia', ma gli alberi a 'sto Sindaco cosa hanno fatto?".
Consigli ecologici
Consigli ecologici
Davanti a tale cieco accanimento verso il verde da parte della amministrazione, cui assistiamo da anni, la mia amica, non trovando alcuna logica giustificazione, ha pensato che qualche albero abbia forse fatto un "torto" al Sindaco; mettiamola così. Eppure, lui ha terreni e casa di campagna.
Tutti a Gaeta si lamentano di questa avversione amministrativa, che non è episodica, non è recente, ma ha accompagnato, quasi ininterrottamente e sempre con motivazioni puerili, i due mandati dell'attuale primo cittadino.
L'elenco è lungo. Gli oleandri e i pini di via Roma, probabilmente risalenti a quando era viale del Littorio, i platani di via Serapide e altre, le tamerici di via Marina di Serapo, pitosfori e pini ai bastioni della Annunziata, alcuni alberi di via Bologna, i pini di p.zza Mons. Di Liegro, cui ho assistito, per quest'ultimo, personalmente di prima mattina. Sono sempre state addotte giustificazioni diverse, nient'affatto valide; ci si è impegnati a sostituirli, ma non è quasi mai avvenuto e, quando è avvenuto, lo si è fatto con specie che non hanno lo stesso preziosissimo e indispensabile effetto ombreggiante e non sono tipiche locali. Gli unici carrubi, piante tipiche delle nostre zone, sono stati messi a dimora dai Verdi, quando erano in giunta nelle passate amministrazioni.
Questo stato di cose, questa politica antiverde e antiVerdi, che non è la stessa cosa, delinea uno scenario da non far passare sottogamba.
Se vogliamo consolidare una accorta politica turistica, rispondente alle esigenze dei tempi, non possiamo non tener conto dei diversi elementi che dovrebbero contribuire a rendere accogliente la città, soprattutto nel boom di pieno dei mesi estivi.
Un discorso attento di programmazione ricettiva, che sta a cuore ad ogni concittadino, deve venire incontro alle moderne esigenze dei villeggianti, considerare tutti i fattori della ospitalità. Tra questi in primo piano, oltre allo svago e alla evasione, vi è quello di veder mitigata la calura estiva, divenuta sempre più insopportabile a livello planetario: gli ultimi anni sono stati classificati i più caldi di diversi secoli. L'effetto serra è un dato scientifico inconfutabile, così come ne abbiamo la prova e la ricaduta nella variazione dei parametri fisici, chimici, biologici dei nostri mari. Il mar Tirreno si sta tropicalizzando, come ci informa continuamente l'infaticabile prof. Adriano Madonna, biologo marino e nostro concittadino, con le sue seguitissime e aggiornatissime conferenze scientifiche.
Da queste premesse, anche soltanto per la semplice azione mitigatrice della calura, che gli alberi producono con la loro ombra, va da sé che dovremmo piantarne di più, e per nessun motivo dovremmo tagliare alberi di 50,60,70 anni. Che senso avrebbe, visto che ci danno tanta grazia?
Nel mondo, lo scorso anno, sono stati distrutti, tra incendi e deforestazione, circa 16 milioni di foreste. La nostra Amministrazione si è accodata a questa devastazione.
Ammirevole l'esempio di una coppia di anziani, che, in un paio di decenni è riuscita a mettere a dimora ben 20 milioni di alberi, una foresta enorme, una fatica immane, ma estremamente gratificante che ha dato senso alla loro esistenza, riacceso tante speranze alla vita sulla Terra. Gaeta, in questa ottica, sta andando in controtendenza. Un anziano, che, come me, percorre ogni giorno via Marina di Serapo l'ha battezzata recentemente "Viale dell'insolazione". Da modesto conoscitore di Agronomia, posso assicurare che avremmo potuto avere, ivi, tanto verde a costo zero. La "troppa" delle piante di tamerici tagliate lungo il viale, se lasciata ricrescere, avrebbe prodotto tanti altri virgulti col loro vigore di decenni di vita; si può ammirare a titolo esemplificativo cosa ha prodotto il residuo di una tamerice nella zona libera tra Cycas ed Oriente. Andate a vedere che spettacolo di verde, frescura e rigoglio vegetativo ci offre. Tutto il viale si sarebbe brevemente rinverdito da solo e gratis per le nostre tasche. Possibile che al Comune non abbiamo un esperto botanico, che sappia consigliare?
Così pure per tutte le palme canariensis del Lungomare Caboto, colpite dal punteruolo rosso. Non c'era alcuna possibilità di salvarle? Non credo, visto che qualche stabilimento balneare locale, che si è impegnato strenuamente, è riuscito a salvarle tutte. Sarebbe bastato rivolgersi allo stesso vivaista aggiornato ed esse avrebbero potuto continuare a svettare, come facevano da oltre cinquanta anni. Una grande amarezza.
In occasione della festa dell'albero, a nome del gruppo "Valorizziamo Gaeta e il comprensorio" oltre a mettere a dimora delle piantine di bosso e un carrubo, ho inviato ai diversi dirigenti scolastici cittadini una missiva invitandoli a comprare, per ogni biblioteca, un libro che racconta una storia esemplare, come quella degli anziani suddetti. Il titolo dice tutto "L'uomo che piantava gli alberi". Una storia testimoniale di impegno e spirito di abnegazione da prendere a modello per le giovani generazioni, se vogliamo sperare in un futuro migliore.
Per terminare ricordo qualche nozione di Fisica e Fisica tecnica. L'asfalto delle strade, in estate, supera la temperatura di 40 gradi. Esso crea delle pericolose Isole di Calore che rendono impraticabili i dintorni. Solo gli alberi a fianco delle strade, con la loro ombra che abbassa la temperatura, possono creare quel piacevole movimento d'aria, quel venticello, quello spostamento di masse aeriformi, dovuto alle differenze di temperatura, che migliora la qualità della vita e rende piacevole la vita, anche all'aperto.
Vogliamo solo sperare che alla "desertificazione botanica" non segua la "desertificazione antropica" e che i turisti continuino a venire a Gaeta. Perché questo avvenga dobbiamo conquistare sempre più il loro consenso, divenuto particolarmente ricercato, e vincere concorrenze agguerrite, non solo in Italia, ma in ogni parte del mondo, divenute facilmente ed economicamente raggiungibili.
Se ambiamo a far assurgere La Riviera di Ulisse a Patrimonio della Umanità Unesco, che la qualificherebbe notevolmente, come sto proponendo, dobbiamo puntare su Ambiente, Paesaggio, Patrimonio storico, archeologico, culturale. Gli alberi di diversi decenni sono anche, sotto questo aspetto, un ulteriore e notevole punto di forza. È insensatezza e spregiudicatezza eliminarli per motivi di sottobanco, andiamo contro i nostri interessi cittadini, in fin dei conti. Chi ci guadagna non ha certo a cuore e non viene incontro ad essi, pensa al proprio bilancio aziendale.
La pagheremo se non riuscissimo ad esprimere compiutamente tutte le nostre potenzialità e se bariamo in certi contesti di punta.
Mi auguro che i Gaetani sappiano avvedutamente analizzare tutte queste analisi e ne tengano conto quando si tratta di esprimere giudizi di merito o demerito.

Damiano Di Tucci

postato da: enrico90  


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