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Home » News » Latina » Fondi » Il degrado dei monumenti di Fo...
sabato 04 novembre 2017
Il degrado dei monumenti di Fondi tra negligenza e follia. La denuncia su "Lazio Sud"
Massimo Rizzi lamenta che per un discutibile e rumorosissimo spettacolo estivo le fondamenta del Castello Caetani sono sottoposte a forti detonazioni che causano dannosi scuotimenti sussultori.
letture: 699
Il Castello Caetani di Fondi
Il Castello Caetani di Fondi
Fondi: LA MEZZANOTTE DI FUOCO AL CASTELLO DI FONDI.
IL DEGRADO DEI MONUMENTI TRA NEGLIGENZA E FOLLIA - In tutta Italia tra giugno e settembre quasi ogni giorno si festeggiano sagre di paese e feste di santi patroni con fuochi d'artificio, mortaretti e petardi; il top lo si raggiunge a Ferragosto quando si scatenano vere e proprie gare pirotecniche, più o meno legali. Eppure è dimostrato scientificamente che i fuochi d'artificio hanno effetti negativi sull'ambiente, sull'uomo, sui monumenti, sugli animali domestici e sulla fauna selvatica, terrorizzata dai rumori. Gli animali hanno un udito più sviluppato di quello umano, un cane ad esempio percepisce un rumore a una distanza 4 volte superiore rispetto a noi. Non è solo questione di intensità del suono, ma anche del tipo di frequenza: l'uomo sente una gamma di suoni fino a 20 mila hertz, il cane da 40/46 mila hertz, i gatti a 70.000 Hz, i pipistrelli oltre 100.000 Hz. I botti pirotecnici scatenano negli animali paura e panico inducendoli a reazioni incontrollate e pericolose, come quelle di cani e gatti che fuggono perdendo l'orientamento con il rischio di smarrirsi e vagare per strada esponendosi a incidenti con gravi conseguenze anche per gli automobilisti, o gettandosi nel vuoto se lasciati sui balconi. «Negli ultimi anni - si legge in un recente comunicato del Wwfm (Sez. Latina) - un numero sempre crescente di cittadini e turisti ci ha segnalato i gravi disagi e le sofferenze patite dai loro animali, che al rumore dei fuochi di Capodanno impazziscono e corrono il rischio di subire gravi conseguenze. I fuochi artificiali sono infatti causa di morte, ferimenti e traumi per animali domestici e selvatici. Sappiamo che serve coraggio per rompere una tradizione che va avanti da anni, ma bisogna iniziare a dare l'esempio». Aggiunge Massimo Vitturi, responsabile LAV settore caccia e fauna selvatica Lazio: «Per gli animali selvatici quello dei botti dei fuochi è un momento d'inferno. Le improvvise detonazioni determinano negli uccelli che riposano sui posatoi notturni, spesso in colonie molto numerose, istintive reazioni di fuga che, unite alla mancanza di visibilità, causano la morte di molti di essi, soprattutto per eventi traumatici, derivanti dallo scontro in volo con strutture urbane (case, lampioni, automobili, ecc.)». Alcune ricerche hanno infine dimostrato che gli animali sviluppano fobie causate dai botti pirotecnici. La Rspca (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals) dichiarò che «nel 2001 furono curati dai veterinari in Inghilterra e Galles oltre 4825 animali per ferite causate da fuochi artificiali e/o avevano avuto prescrizioni di sedativi a causa del terrore per lampi e botti; i numeri sarebbero anche maggiori ma si ritiene che l'uso preventivo di sedativi e tranquillanti abbia occultato le reazioni di molti soggetti».
Meno conosciuto ma ben più grave per l'uomo e l'ambiente è il problema causato dalle polveri fini (PM10) emesse dagli spettacoli pirotecnici, che possono peggiorare malattie esistenti e provocarne nuove. Non c'è fonte di polveri fini che, come i fuochi d'artificio in un tempo così breve, emetta un carico PM10 che supera di 8 volte e più il valore limite. Quando si accendono fuochi tipo "cascate pirotecniche" e altri fuochi di "nuova generazione" (molti dei quali non ancora sottoposti a controlli specifici) si sprigiona una miscela che provoca reazioni chimiche con sostanze velenose spesso sconosciute. Secondo Codacons (comun. del 27 dicembre 2016) «i fuochi d'artificio provocano un vertiginoso aumento delle polveri sottili, sostanze non salutari, come le polveri di bario, rame, alluminio, titanio, ferro e stronzio. Non si tratta solo d'una primitiva e pericolosa usanza, che ogni anno provoca centinaia di feriti, anche gravi, ma di un'assai discutibile moda che, al di là degli incidenti, costituisce comunque un problema serio per la salute, in particolare per bambini, anziani ed animali». Ultimamente molti comuni hanno vietato le feste pirotecniche, altre città hanno optato per le "novità alternative": i "fuochi senza botti", che nulla hanno da invidiare a quelli tradizionali ma senza controindicazioni e con costi più ridotti. A Genova vengono proposti spettacoli piromusicali, cioè accompagnati da brani di musica sinfonica senza detonazione. Altra alternativa che non inquina e non danneggia animali e uomini sono gli spettacoli di luce, di grande effetto, che suscitano ammirazione ed emozioni come quelli svolti alla Reggia di Caserta o al Palazzo Ludovico il Moro a Ferrara.
È dal Settecento che il pensiero filosofico scopre come categoria estetica, assieme alla grazia e al bello ideale, il "sublime" considerato come l'"orrore piacevole". Da allora che s'inizia a ritenere "sublime" la contemplazione di un pericolo, di un orrore provocato dalla natura capace di risvegliare in noi una specie tutta particolare di bellezza, corrispondente al "bello orrido". Se noi - ad esempio - contempliamo durante una tempesta un fulmine che colpisce un albero ammiriamo la forza di questa bellezza "spaventosa" godendone, purché noi siamo al sicuro, lontani dalla folgore! La contemplazione del fuoco e il botto assordante soddisfa insomma la nostra pulsione ad ammirare l'orrore e la catastrofe. Così si spiegano gli spettacoli che mettono in scena la paura e il timore suscitando in noi una specie di "piacevole" sensazione, pur se originata da una situazione sgradevole. Lo sapeva bene già il re Sole che a Versailles organizzava incendi e fuochi d'artificio: naturalmente, non nel suo palazzo ma nel suo immenso giardino (c'era arrivato già tre secoli fa alla conclusione che potevano risultare dannosi per la sua residenza!). Gli amministratori fondani, invece, trovano del tutto normale lo svolgimento di queste pratiche dissennate sulla terrazza del nostro Castello, il monumento simbolo della città. Eppure viviamo nel secolo in cui anche la politica comprende bene l'importanza della fruizione dei musei e dei monumenti che ospitano le più alte esperienze culturali e artistiche del passato. Gli stessi monumenti architettonici, ormai, assumono la valenza di opere d'arte e vengono protetti secondo protocolli spesso disattesi, com'è accaduto nella vergognosa vicenda di Pompei. Qual è dunque l'imperativo etico e scientifico che dovrebbe farci riflettere sull'assurdo "divertimento" dei botti sulla terrazza del Castello e del suo cosiddetto "incendio"? Se qualsiasi opera d'arte può soggiacere agli insulti del tempo, come può spiegarsi l'impulso a ripetere per diversi anni un pericolo - per quanto contenuto e controllato - consapevolmente provocato solo per ottenere un effimero gradimento di massa? Forse la possibilità di assistere alla categoria del sublime come orrore "piacevole"?
Sono ben consapevole che queste considerazioni non possono interessare più che tanto le migliaia di partecipanti che hanno atteso il momento culminante dello spettacolo con il braccio teso nella ritualità della foto che avrebbe testimoniato l'"io c'ero!". Dovrebbe però essere cura delle istituzioni riflettere sul possibile danno di questa insensata scelta. È lecito perpetrare questo scempio solo per fini economico-turistici? È giusto che per soddisfare questo insano impulso modaiolo si debbano tener pronte squadre di volontari dei Falchi o di Vigili del fuoco? È giusto che si sottovaluti la presenza dei residui combusti dei fuochi d'artificio per mesi e mesi sulla terrazza? Ma andiamo! Il nostro povero Castello di sciagure in passato ne ha avute fin troppe e oggi mostra preoccupanti ed evidenti segni di degrado provocati dall'uso non sempre consono della struttura, come le famigerate cenette riservate ai "Vip", i botti e la musica assordante notoriamente dannosa per le antiche strutture, come dimostrano le limitazioni imposte dalla legge n. 447/1995 art. 2. Le cui disposizioni così definiscono l'inquinamento acustico: "l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno o tale da interferire con le normali funzioni degli ambienti stessi". Mi si potrebbe obbiettare: allora qualsiasi monumento dovrebbe essere disabitato e conservato sotto una campana di vetro? È facile replicare che un conto è la sua funzione d'uso che nessuno nega, facendo parte del tessuto storico d'una città che non deve imbalsamarsi in una malintesa museificazione, un altro conto è rischiare consapevolmente un possibile se pur remotissimo danneggiamento. Nel mentre rifletto e scrivo so che queste righe mi procureranno insulti pensati od espliciti da parte di tante categorie economiche interessate a questo genere di evento, o di alcuni amministratori che di queste cose vanno addirittura fieri. Ma è mio dovere come cittadino e cultore di storia locale di non far passare sotto silenzio scelte che in qualche misura mettano a rischio l'unico bene reale che la nostra città oggi può vantare: il suo patrimonio artistico. Si vuole stupire, ottenere dai luoghi d'arte una resa economica? Si affittino allora i locali del complesso monastico di San Domenico per le esposizioni di ortofrutticoli. Si allestiscano privés nel monastero di S. Magno. Si facciano strusciare modelle discinte e in biancheria intima allestendo un provocante défilé sulla scalinata di S. Maria. Sarebbero di certo pratiche di pessimo gusto, ma (probabilmente) non coinvolgerebbero la sicurezza dei monumenti anzidetti. Incendiare il Castello facendone sussultare le fondamenta con i botti a me sembra una scelta davvero folle, e soprattutto indegna d'una sana e corretta amministrazione (di sinistra o centro-destra che sia).
MASSIMO RIZZI
La copertina di LAZIO SUD n. 15
La copertina di LAZIO SUD n. 15
Il n. 15 di "Lazio Sud", rivista a cura di Lido Chiusano, si compone, tra l'altro, dei seguenti articoli. Alex Zanotelli, "Rompiamo il maledetto silenzio sull'Africa!"; Adriano Madonna, "Mediterraneo, il degrado dell'ecosistema. Global warming e stress della fauna marina"; Clementina Gily, "L'avventura della Catalogna, Meloni, la Lega"; Massimo Rizzi, "La mezzanotte di fuoco al Castello di Fondi. Il degrado dei monumenti tra negligenza e follia"; Rocco Viccione, "In Italia la tortura è "quasi" reato: tutti assolti!"; Anna Irene Cesarano, "Chatto o non chatto? Questo è il dilemma".

postato da: LGC  


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