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Home » News » Webzine » Storia del territorio » Gaeta con le sue torri la Man...
domenica 20 agosto 2017
Gaeta con le sue torri la Manhattan del medioevo
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L'immagine più antica di Gaeta: quadro 24 della colonna istoriata conservata presso la Cattedrale di Gaeta.
L'immagine più antica di Gaeta: quadro 24 della colonna istoriata conservata presso la Cattedrale di Gaeta.
Storia del territorio: Ricordo ancora con quanta curiosità ascoltavamo da ragazzi, nei pressi della riva del mare, a piedi nudi e in mutande, i racconti dei giovani capitani che, a conclusione del loro primo imbarco da allievo, tornavano al loro quartiere d'origine. La prima cosa che veniva in mente era di pensare: "chissà se io ce la farò".
La stima per i nostri ormai uomini di mare diventava vera e propria ammirazione quando con stupore ci raccontavano dell'arrivo al porto di New York, dove sullo sfondo apparivano le impressionanti sagome dei grattacieli anticipate dal colosso della statua della libertà.

Questo paesaggio me lo descrisse ancora una volta, con rassegnazione e rispetto, "Giacomino Gallo", uno dei primi allievi capitani della Piaja di nuova generazione, quando furono abbattute le Twin Towers: mi commossi.



Alcuni mesi fa il caro amico Erasmo Valente mi ha regalato un secondo opuscolo nel quale descrive l'evoluzione delle mura di Gaeta, con particolare riguardo al "muro nuovo", quello che comprende la "Porta di Ferro", al potenziamento delle fortificazioni messo a punto da Federico II tra il 1223 e il 1227 e all'opera di distruzione perseguita dallo stesso, per vendetta, e forse per motivi militari, a seguito al tradimento dei Gaetani in favore del Papa Onorio III.

Devo dire che il primo impatto avuto con l'immagine di testata è stato quello di paragonare Gaeta, con le sue torri a Manhattan. Poi però per iniziare a scrivere questo commento ci sono voluti diversi mesi e forse non l'avrei fatto se non avessi trovato in edicola la ristampa del libro "L'arte Mediovale in Gaeta" dell' Ing. Prof. Pasquale Fantasia, famoso per la sue ricerche in tarda età per le opere d'arte della città e soprattutto per i resti di epoca romana distribuiti sul territorio, ricerca condotta subito prima e ancora dopo la guerra.

Nel libro citato, tra le varie opere prese in considerazione, il prof. Fantasia esamina con particolare riguardo la Colonna Istoriata o Cero Pasquale conservata presso la cattedrale di Gaeta ed in modo meticoloso e dettagliato il quadro 24 che rappresenta l'arrivo della salma di S. Erasmo nel proto di Gaeta. Ne riportiamo l'introduzione; l'immagine di riferimento è la foto di quella pubblicata sul libro citato, che, spiega Fantasia, si tratta di una copia in scala ridotta d'un calco fatto sul vero : Nel mare agitato,sta per approdare nel porto una galea manovrata da 14 rematori, sette per ogni fila. Al suo bordo sta la salma di S. Erasmo fasciata a modo egiziano e vigilata da sei personaggi...
Nello sfondo si erge superbo M. Orlando col mausoleo di Planco sulla cima, il quale domina tutto il panorama . Il monte, con opere di difesa sulla falda settentrionale, scende rapido ad Est fino alla cinta della città che da quel lato è difesa da torri digradanti in altezza, le quali sono di forma quadrata e terminano a terrazza od a merli.



Si osserva che la cinta muraria, si tratta del "Muro Nuovo", quello costruito tra gli anni 880 - 887, si erge sulla riva del mare, e che fra il muro e il mare non vi sono altre opere o imbonimenti.

Sappiamo per certo, che all'epoca in cui l'artista scolpisce la colonna istoriata (anno 1270) il campanile che vediamo oggi , completato nell'anno 1279 e la chiesa di S. Giovanni a Mare (XI secolo) già esistevano e che per ampliare il porto erano stati realizzati imbonimenti a mare in corrispondenza del "Molo Sanità". Tali opere non figurano nel bassorilievo.

Per quanto detto dobbiamo dedurre che nel creare il quadro, lo scultore non fa riferimento allo stato dei luoghi della sua epoca, bensì ad un'epoca precedente che non può che essere quella immediatamente successiva a quella della costruzione del "Muro Nuovo", che è molto vicina all'anno in cui le spoglie di S. Eramo furono trasferite a Gaeta. Le reliquie di sant'Erasmo vennero portate infatti a Gaeta nell'anno 842 dal vescovo Giovanni III.


Se così è, l'autore del quadro ci ha regalato la più antica immagine di Gaeta vista dal mare.

Cogliamo l'occasione per osservare che nel quadro si distinguono due seni, sulla sinistra il porto di S. Maria protetto da punta stendardo e sulla destra l'insenatura che arriva fino a Piazzale Caboto, la quale tuttavia è visibile solo in piccola parte in quanto coperta dalla nave.

Il piccolo capo che divide le due insenature e sul quale si erge una sorta di obelisco, un muro, o una torre senza finestre sul lato mare, meglio distinguibile nella foto originale di testata, non è la radice del Molo della Sanità che all'epoca non esisteva, bensì una naturale sporgenza della costa in corrispondenza del complesso edilizio che si trova oggi sulla sinistra di Piazza Papa Gelasio I, quella antistante il campanile.

Dal quadro si vede infatti che le mura, dotate in sommità di una poderosa merlatura, corrono lungo la riva e oggi le ritroviamo dapprima dietro la Capitaneria di Porto, poi all'interno dei fabbricati che si trovano a tergo del molo "Sanità". L'ultimo tratto visibile lungo Via Bausan sul lato della cattedrale si trova all'interno del locale della pizzeria "Calpurnio", alle spalle di palazzo Gaetani.

Se questa lettura è corretta, le costruzioni ancora esistenti o scomparse di recente che riusciamo a distinguere, sono il mausoleo di Munazio Planco sulla sommità di M. Orlando e il faro di S. Caterina (all'epoca doveva essere quello ristabilito da Antonino Pio") che ha forma rotonda, e si trova in alto a sinistra rispetto alla torre sul molo centrale. L'odierno campanile della cattedrale avrebbe dovuto trovarsi dopo la prima torre a destra della grande torre che si erge sul capo che divide le due insenature, ma al suo posto, o nelle immediate vicinanze, vi è una torre ordinaria. L'esistente campanile, per la sua mole e per la sua altezza si sarebbe distinto marcatamente.

Per la loro consistenza, le costruzioni che si trovano in sommità, meglio visibili nella foto di testata, sembrano essere edifici destinati al governo e alla difesa della città, ma potrebbero esservi anche edifici di culto.

Particolare forma ha la torre che si erge su Punta Stendardo che potrebbe avere pertanto una funzione correlata alla sua posizione insieme alla colonna che si protende al suo fianco, che per Pasquale Fantasia è la colonna dei 12 venti. Molto probabilmente detta torre su Punta Stendardo e la grande torre sul molo centrale hanno la funzione di difendere l'ingresso del porto. La loro altezza consentiva di lanciare proiettili a distanza tale da coprire l'intera imboccatura.

Ciò che qui ci preme osservare, è che la gran parte delle torri erano private, cioè costruite a fianco alle abitazioni di famiglie benestanti e servivano a difendere gli abitanti della casa e la città.

La superba altezza delle torri, dei campanili e forse anche dei palazzi, distribuiti lungo il pendio della collina, su una stretta lingua di terra a forma di teatro, fortemente scoscesa, dava luogo a un paesaggio altero e prepotente che lo scultore del quadro ha saputo cogliere perfettamente e che trova paragone solo nelle moderne città costiere come "Manhattan" affollate di grattacieli.

Ma veniamo alle nostre torri. Diverse di esse si trovavano nei pressi dell'attuale piazza commestibile, e di alcune se ne possono ancora ammirare i resti, come quella del palazzo fortezza dell'Ipata Giovanni I Patrizio Imperiale, di seguito riportata.



All'inizio di Salita della Beccheria, a pochi metri della torre dell'Ipata Giovanni, troviamo quelli che sono probabilmente i resti della torre della casa lasciata con testamento da Docibile, Ipata di Gaeta, alla sua figlia "Bona" (torre Lunga). Nel testamento viene specificato che la casa con la torre si trova nei pressi della porta della città (Porta di ferro)



Resti di casa patrizia con torre diroccata nei pressi della chiesa di S. Nicola, di cui vi mostriamo subito dopo il campanile.




Probabili resti di torre lungo via S. Giovanni adibita ad abitazione.



Probabili resti di torre adibita ad abitazione nei pressi del limite della prima cinta muraria.



Secondo i documenti storici a Gaeta si contavano circa 30 torri. Esse erano quasi tutte a base rettangolare con dimensioni di circa m 3,5 x 3. L'altezza variava tra i 20 ei 25 metri o poco più.

Oggi individuarle è molto difficile giacché i resti sono stati spesso inglobati nei fabbricati, divenendone talora il corpo scala.

A differenza dei campanili, quelle che riusciamo ancora a trovare sono quasi del tutto diroccate, e ciò non per vetustà o per incuria, ma semplicemente perché sono state mozzate per vendetta da Federico II.

Ce ne parla Erasmo Valente nel suo opuscolo, "Gaeta, tra le due porte di Porta di Ferro".

A metà di marzo dell'anno 1212 l'imperatore Federico II di Svevia, fece visita a Gaeta per verificare le condizioni generali delle difese della città, al fine di capire se Gaeta fosse stata in grado di resistere ad un assedio e di combattere.

Nell'osservare la città dalla parte di Fossato, dove oggi si trova la salita di Via Angioina, Federico II si rese immediatamente conto dell'inadeguatezza dell'intero sistema difensivo su questo lato, costituito dalle mura con la porta dell'Ipata Giovani e da una sorta di "castello " in sommità che forse non si poteva neppure chiamare tale.

Per questi motivi Federico II decise di intervenire massicciamente. I lavori durarono circa 4 anni, dal 1223 al 227.

Il "castello" ereditato dai Normanni fu trasformato in un vero castello; per quanto riguarda le porte, si intervenne esclusivamente sulla porta dell'Ipata Giovanni costruendo intorno ad essa un grosso muraglione nel quale fu edificata un'ulteriore porta perfettamente in asse con la precedente: questa nuova porta sarà la prima Porta di ferro, costruita in perfetto stile gotico!
La vecchia porta dell'Ipata Giovanni fu verosimilmente sostituita con una nuova e diventerà la seconda Porta di Ferro.



La prima Porta di Ferro, quella di cui vediamo ancora oggi la struttura, fu avanzata in direzione di Fossato in modo da ridurre notevolmente lo spazio esterno utile ai nemici. Mentre lo spazio tra le due porte consentiva si creava uno slargo dove potessero schierarsi uomini in armi per fermare eventuali nemici che fossero riusciti a forzare la prima porta.

Federico II venne a verificare i lavori eseguiti a novembre 1227 e li ritenne adeguati alle nuove necessità militari.

Invero le sue preoccupazioni erano ben fondate, infatti, proprio in quell'anno Papa Onorio III scomunicò Federico II, e come previsto, all'inizio del 1229 scoppio la guerra.
A marzo le truppe pontificie cinsero d'assedio il Castello di Gaeta.

Il castello di Federico II, seppur difeso da un esiguo numero di soldati imperiali coadiuvati però da tantissimi Gaetani, resistette ai violenti attacchi e non capitolò.

Vista quindi l'impossibilità di espugnare il Castello, il Papa decise di sospendere l'assedio. Ai Gaetani venne offerta la resa che però venne immediatamente rifiutata.

Sennonché, dietro minacce, lusinghe, promesse di vantaggi e privilegi, la maggior parte dei Gaeta, decise successivamente di abbandonare Federico II, accettando la resa offerta dal Papa e le sue condizioni. La prima di queste fu la demolizione del Castello svevo che tante preoccupazioni avevano creato alle truppe pontificie. I Gaetani dettero pratica attuazione agli accordi e demolirono il Castello svevo.

Nel frattempo, però, Federico II stava marciando vittoriosamente contro la Chiesa tanto che il Papa fu costretto ad accettare la proposta di pace dell'Imperatore.

A questo punto il nodo da sciogliere era proprio Gaeta che sarebbe dovuta passare di nuovo a Federico II. Si decise che sarebbe rimasta nelle mani del Papa per il tempo strettamente necessario a convincere i Gaetani a giurare nuovamente fedeltà a Federico II. On effetti i Gaetani temevano la vendetta dell'imperatore. Tuttavia dopo aver avuto dallo stesso Federico II ampie assicurazioni , i Gaetani gli giurarono nuovamente fedeltà.

Federico II prese possesso di Gaeta, ma non mantenne la promessa data: impose tasse e balzelli ed, inoltre, ricordando ciò che i Gaetani avevano fatto al suo Castello (che così magnificamente aveva resistito durante la guerra contro il Papa) e temendo eventuali ribellioni, nel maggio del 1235 ordino che le circa 30 torri dei Gaetani fossero demolite lasciandone in piedi solo quattro.

Gaeta era rimasta senza castello e senza torri, era praticamente indifesa.

L'imperatore Federico II di Svevia,però, non volle distruggere la sua bellissima Porta di Ferro, realizzata in perfetto stile gotico. Desiderò che essa rimanesse come unica concreta dimostrazione della sua Imperiale presenza a Gaeta e, comunque, delsuo grande affetto per il popolo Gaetano.

Le tante torri di Gaeta che nel1235 Federico II distrusse, però, meritano qualche parola in più.

E' opportuno precisare che tutte le torri, ad eccezione di quelle appartenenti alla città, erano di proprietà delle famiglie nobili e benestanti di Gaeta.

Esse avevano senza dubbio una valenza militare, in quanto in caso di guerra servivano non solo da estremo rifugio e difesa per la famiglia del proprietario, ma anche come primo baluardo a difesa della città.

Esse, tuttavia, rappresentavano anche uno "status symbol" a dimostrazione della nobiltà e dell'agiatezza della famiglia di appartenenza. La moda di innalzare torri da parte delle famiglie benestanti di Gaeta risale almeno all'inizio del IX secolo. ...

Le numerose torri di Gaeta costituiscono il segno tangibile della partecipazione diretta dei cittadini Gaetani alla organizzazione della difesa della città. Infatti, all'origine di Gaeta, la scarsità di uomini imponeva da un lato che tutti in prima persona fossero chiamati a difendere la città con armi proprie e dall'altro che il Governo si preoccupasse costantemente di procurare le armi ai cittadini.
Al riguardo ad esempio si rinviene una deliberazione del 04 agosto 1537con cui l'Università di Gaeta deliberò di acquistare da tal Vincenzo Rosa cento archibugi e trecento picche da distribuire ai cittadini di Gaeta bene benestanti, ossia gli unici in grado di rimborsane il costo.

E' quindi evidente che la demolizione parziale o totale delle torri voluta da Federico II aveva come fine, oltre che di indebolire le capacità militari di resistenza della città, anche quello di umiliare e punire le famiglie nobili di Gaeta ritenute responsabili del tradimento compiuto nei confronti dell'imperatore.


N.B.

- La chiesa di S. Giovanni a Mare sorse tra la fine del XI secolo e gli inizi di quello successivo in luogo di un più antico edificio di culto, probabilmente costruito nel X secolo.

- La costruzione del campanile della cattedrale iniziò nel 1148 su progetto del magistero romano Nicolangelo e terminò nel 1279 con la realizzazione del cupolino. Nell'immagine di testata la posizione del campanile dovrebbe corrispondere alla seconda torre a destra di quella che si erge sul molo centrale. In effetti in quella posizione si distingue una torre più larga delle altre, fatta di due piani il pianoterra che sembra essere il portale dell'esistente campanile e il piano primo che presenta una bifora. Ciò potrebbe significare che l'autore del quadro abbia rappresentato l'esistente campanile in corso di costruzione.


Agostino Di Mille con la collaborazione di Erasmo Valente

di: Agostino Di Mille


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