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domenica 07 maggio 2017
Tesori nascosti dell'entroterra di Gaeta
Un contributo alla valorizzazione delle nostre campagne e al rilancio delle zone interne.
letture: 1333
Monastero di Santo Spirito di Zannone
Monastero di Santo Spirito di Zannone
Gaeta: "Attorno alle bellezze minori si sta giocando una parte importante del nostro futuro, perché lì persiste un senso ultimo di comunità, che altrove è perduto " (Luca Nannipieri )
Gaeta è turisticamente conosciuta, quasi esclusivamente, per il suo mare ceruleo e glauco, le sue stupende sette spiagge di ponente,mentre meriterebbe di essere parimenti apprezzata per il suo entroterra, così ricco di amene e riposanti colline, di pianure ubertose,molte delle quali occupate fin dai tempi più antichi.
Tra le attrattive di queste ultime zone annoveriamo diverse cappelle, chiesette, resti di monasteri, ovvero le espressioni del 'policentrismo' rurale religioso, testimonianza della importanza che esse hanno assunto nel passato e che, ancor oggi, potrebbero, se opportunamente recuperate, impreziosire, connotare le diverse località, dar loro un'impronta.

Nell'ottica di una valorizzazione in chiave di fruizione turistica e occupazionale in generale, si impone un'accorta salvaguardia dell'ancora restante sparso patrimonio archeologico e architettonico delle nostre stupende campagne. Il loro recupero consentirebbe di dotarsi di diversi e improntanti attrattori turistico-culturale-storici, veri punti di riferimento per una auspicabile rinascita del nostro territorio interno. Costituirebbe, altresì, elemento qualificante del paesaggio locale inteso " come componente essenziale del quadro di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro patrimonio naturale, culturale ed economico e fondamento della loro identità" ( Convenzione Europea del Paesaggio). " Le anime di un territorio sono le componenti di un percorso ideale tracciato attraverso la storia ( di cui questi resti sono testimonianza ) e articolato in una serie infinita di capitoli, che spaziano in tutti i campi del sapere e della natura umana ", come potrebbe emergere da uno studio esperto di esso, affidato a studiosi autorevoli. Il lavoro di conoscere e analizzare le diverse stratificazioni storiche del nostro territorio rurale, come ci proponiamo e auspichiamo, getta luce sulla sua futura pianificazione , propone nuove idee da sviluppare nei diversi ambiti di progettazione, da quello urbanistico al socio-economico. In questa direzione, si impone 'una gestione concertata' degli spazi limitrofi al contesto cittadino, per ridare voce anche alle zone più trascurate, per stabilire un nuovo patto città-campagna, rivitalizzare l'intero territorio cittadino, offrire idee innovative quali proposte valide per tracciare alcune direttive del nuovo Piano Regolatore Urbano, attualmente allo stadio di stesura.

Non si può non sottolineare che le problematiche delle nostre zone di campagna sono state quasi sempre totalmente ignorate dalle diverse amministrazioni succedutesi al governo della nostra città e dai diversi operatori del settore. Analizzando il settore turistico, centrale per la nostra economia, occorre ribadire che mettere insieme offerte di mare, campagne, colline, ovvero un'accoglienza ricettiva 'integrale', consentirebbe di rilanciare l'ospitalità balneare, da noi così diffusa, integrandola con quella agreste, in un felice connubio. Il tutto può essere offerto come pacchetto unico, su cui si potrebbe far leva e puntare per uscire dalla attuale crisi che attanaglia anche l'economia locale in generale, a tutto vantaggio del benessere della nostra collettività.

L'archeologia e l'architettura rurale, anche se minore, meriterebbe di essere opportunamente valorizzata e fatta conoscere con l'ausilio di visite guidate da esperti qualificati, depliants informativi, materiale audiovisivo, percorsi didattici, gite cicloturistiche, ovvero tutto ciò che sappia risollevarle dal torpore e dall'oblìo da cui è stata avvolta per tanti anni e che sta rischiando di farla scomparire definitivamente, dopo millenni di storia. La sua proficua valorizzazione costituirebbe un passaggio importante per l'affermazione di uno sviluppo locale autosostenibile, al passo coi tempi, darebbe nuovo slancio al fondamentale comparto turistico nostrano, creerebbe nuova occupazione, nuove proposte di lavoro per i giovani che sappiano aggiornarsi e restare al passo colle tendenze attuali, soprattutto in campo ambientale.

Passando al settore agricolo diretto, ricordiamo che nel nostro comprensorio di periferia era diffusa una agricoltura di qualità, particolarmente costituita da primizie, prodotte grazie al clima mite e all'alta insolazione media della zona, che consentivano di anticipare notevolmente le colture e renderle altamente redditizie. I pendii vallivi erano terrazzati con caratteristici muretti a secco, le macère, che permettevano di coltivare, anche nelle zone più impervie, idonee colture a secco, quali ulivi, viti, carrubi, fichi, fichi d'india, sorbe e altro. L'abbandono dell'agricoltura nel recente passato ha lasciato quasi tutte le terre in stato di incuria per diversi decenni e anche il contesto ambientale ne ha risentito. Ora per fortuna assistiamo ad una iniziale inversione di tendenza, iniziata a livello nazionale, che è opportuno diffondere adeguatamente anche nel nostro comprensorio. Altro problema cruciale, che spesso scoraggiano i giovani dall'impegnarsi nel comparto agricolo, è superare, cercando di ricomporle, le eccessive frammentazioni in particelle dei terreni; i nostrani sono quasi sempre modesti appezzamenti, fazzoletti, non tenute estese, che bisogna ricomporre opportunamente, come l'agricoltura moderna, per lo più meccanizzata, richiede. E' inoltre indispensabile trovare adeguati canali di comunicazione tra domanda e offerta di acquisto o di affitto dei vari appezzamenti di terreni, per raggiungere il necessario accorpamento e quella sufficiente dimensione aziendale atta a garantire un reddito interessante o almeno sufficiente. Altro punto da sottolineare è che occorre diversificare l'offerta del settore primario, diffondendo nuove attività, come l'agriturismo, l'agricoltura sociale e riabilitativa, l'ippoterapia, le fattorie didattiche, gli orti urbani e sociali, l'agricoltura biologica, le produzioni a chilometri zero, i piccoli parchi, il loisir, tutte novità anche collaudate a livello nazionale e internazionale, che dovremmo calare anche nelle nostre campagne con l'ausilio di esperti qualificati, anche incaricati dai rappresentanti di associazioni di categoria, che finora si sono mostrati insensibili a tali aggiornamenti, nonostante le mie continue pressioni in tal senso. Mi auguro che qualcosa possa cambiare nel futuro, anche con sollecitazioni provenienti dai livelli provinciali, regionali, nazionali.

Il lavoro che sto presentando si inserisce proficuamente in questo filone; esso costituisce un primo tentativo di risveglio e spero sia uno stimolo a sensibilizzare i vari possessori di questi tesori nascosti, archeologici o architettonici, ad un loro felice recupero per l'affermarsi di un fecondo connubio storia-ambiente, coniugato col turismo. Dovrà essere seguito da altre iniziative efficaci e in grado di diffondere conoscenza e amore per quanto resta di interessante da conservare e tramandare intatto del vasto patrimonio culturale agreste, consolidatosi nei secoli nelle nostre magnifiche periferie e campagne e punto di partenza per un loro rilancio e allineamento con tendenze nazionali attuali nei diversi settori di pertinenza.

Il presente studio è stato inviato, su loro richiesta, anche ai tecnici incaricati di redigere la Variante al Piano Regolatore Generale, per offrire ponderati spunti di analisi dello sviluppo del nostro territorio, frutto di conoscenze multisettoriali, aggiornamenti di tendenze urbanistiche nazionali, esperienze di impegno diretto nel settore primario, studi universitari nel settore della Ingegneria dell'Ambiente e del Territorio, seminari ristretti tra esperti, tenuti a livello locale.

Damiano Di Tucci

postato da: marcellino  


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