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Home » News » Latina » Formia » Restituiamo la letteratura mer...
lunedì 17 aprile 2017
Restituiamo la letteratura meridionale ai licei
Faremo un giorno una carta poetica del Sud di Carmen Moscariello
letture: 1105
Formia: A cura di Alessandro Di Napoli, Giuseppe Iuliano, Alfonso Nannariello, Paolo Saggese, Raffaele Stella.
Analisi di Carmen Moscariello.Prefazione di Paolo Di Stefano, Edito da Quaderni del Centro di Documentazione del Sud-1-
Venerdì Santo 2017
Passione e crocefissione di Cristo, siamo alle porte di Pasqua e questa sera è quella d' agonia e noi ci chiediamo come crocifiggeranno ancora il Sud, quante agonie ha sopportato, quante emarginazioni e illegittimi trafiggimenti?
Finirà mai questo calvario?
Queste riflessioni amare me le ha rinnovate, soffiandomi dentro grande indignazione, un bellissimo articolo apparso nell'ultimo numero di Sìlarus (310) a firma di Alessandro Di Napoli "Sinisgalli, Gatto ,Scotellaro, Silone ecc." l'articolo denunzia un'altra grave ingiustizia inflitta al Sud, in quanto tra i poeti italiani proposti dai decreti ministeriali del 2010 allo studio dei nostri giovani studenti, mancano totalmente gli scrittori del Sud, Quasimodo, per esempio, che noi già studiavamo alle medie, saltato a pie pari, come tutti gli altri. Queste note dolenti mi hanno spinto a rileggere "Faremo un giorno una carta poetica del Sud" inviatami sempre dal Prof Di Napoli, mio conterraneo, (che purtroppo non conosco personalmente) ma che ho sempre letto e ritenuto eccellente critico e poeta) .
Per quanto mi attiene, ho partecipato nelle due ultime settimane a due importanti convegni uno a Napoli, l'altro a Firenze. Dalla casa di Dante il Poeta Franco Manescalco, appassionato studioso di Rocco Scotellaro, tanto da ottenere la cittadinanza onoraria di Matera, è stato lui che nel 1954 per la prima volta ha portato a Firenze le opere del poeta di Tricarico, allora nessuno lo conosceva " e forse, neanche oggi", a mettere il dito nella piaga. Ha detto: l' aver cancellato dalle antologie dei Licei Rocco Scotellaro insieme a molti altri grandi del Sud è un delitto contro la cultura. A nostro modesto parere,  i giovani devono trovare approvvigionamento per la loro formazione in tutte le province e regioni d'Italia, le diverse sfumature, il diverso modo di cogliere il bello o il dolore sono fattori altamente formativi. Già Rocco si rese conto di questi limiti, di certi isolamenti che La Lucania e non solo avevano subito, soprattutto nel periodo fascista, tanto da organizzare un convegno a Macerata, titolato "La cultura delle province" (1949) al quale invitò e vi partecipò Michele Prisco che in quell'anno aveva pubblicato con grande successo "La provincia addormentata". I due scrittori si pronunziarono chiaramente sull'Italia unitaria e che le province del Sud in nessun campo, soprattutto quello culturale, andavano umilate con l'isolamento. A Napoli, invece, ho partecipato a un interessante convegno dedicato al libro di Simone Gambacorta " Appartenere alle parole Michele Prisco uomo e scrittore" ( Galaad Edizioni), che ha ancora una volta visto come protagonista l'opera di Michele Prisco, nella saletta di Guida, l'eccellente critico prof Francesco d'Episcopo, "senza mandarle a dire", si è soffermato anch'egli con veemenza su questo argomento riportando bellissimi aneddoti di Quasimodo, di Gatto e Striano evidenziando non solo quanto fossero orgogliosi della loro terra, ma anche di quanto il Sud sia ricco di personalità e scrittori di valore. La ricchezza culturale non ha bisogno di muri, di strani e dolorosi distinguo. I fiorentini tutti della Casa di Dante, non solo Manescalco ,unanimi hanno rimandato al mittente questo assurdo proponimento e hanno contestato aspramente le decisioni prese dal governo Berlusconi e dal suo ministro della Pubblica Istruzione Onorevole Gelmini, inerenti il riordino dei licei italiani (DPR89/10), con esso vengono proposti per lo studio della Letteratura del Novecento 17 autori , tra questi nessuno è meridionale, estirpate, poi,  anche tutte le poetesse e scrittrici donne, viene salvata, bontà loro, solo Elsa Morante.
In contestazione a questo avvilente "consiglio" i poeti e gli scrittori del Sud propongono "Una carta poetica del Sud" e chiedono la inclusione degli autori meridionali nei programmi per le scuole e naturalmente, invitano gli autori dei testi scolastici a fare altrettanto, e, io mi rivolgo ai professori, affinché facciano studiare ai loro alunni anche i grandi scrittori del Meridione.
"Faremo un giorno una carta poetica del Sud" si apre con la scrittura di Paolo Di Stefano che quasi in un urlo impone "Ridateci Quasimodo e Gatto"; Alle note dei promotori e curatori del testo ci sono anche interventi di molti critici : Virgilio Iandiorio, Enzo Rega, Vincenzo D'Alessio, Amerigo Iannaccone. Il capitolo terzo si occupa de Le "indicazioni nazionali " secondo la stampa regionale e nazionale". A riguardo intervengono Apollonio Striano, Antonio Corbisiero, Pino Aprile, Silvio Perella, Marco Esposito. Il Capitolo IV riporta le interrogazioni parlamentari e le lettere di Protesta fatte pervenire al Governo, soprattutto dagli scrittori irpini, le decisioni del Governo.
Finora, però, nonostante qualche promessa e alcune decisioni, nulla è cambiato
Ne "Il Corriere del Mezzogiorno, supplemento de "Il Corriere della Sera" del 30 ottobre 2015 pp1-15,
Paolo di Stefano così ci riferisce: " E' inspiegabile e preoccupante che il Ministero dell'Istruzione, nel tracciare le linee dell'insegnamento letterario nelle scuole, ovvero "gli obiettivi specifici di apprendimento" per i Licei, abbia dimenticato Il Sud. Non sottovalutato: del tutto ignorato.... L'Italia letteraria del Novecento si ferma alla Toscana di Dino Campana e Mario Luzi".(pp.5-7 del testo in oggetto)
Siamo di fronte a un "complotto culturale nordista"?
Questo problema, emerso fortissimo dopo il decreto del 2010, aveva già trovato, in precedenza, Alessandro Di Napoli e tutti gli altri curatori di questo testo molto allarmati e dissenzienti. In "Le antologie e la questione della damnatio memoriae della poesia del Sud" evidenziavano come quasi nulla compariva nelle Antologie del Novecento sugli scrittori del Sud ad eccezione dell'antologia di Contini che "pone parzialmente rimedio alle ingiustizie dei suoi colleghi. Tra i poeti minori e dialettali (pp483-498) incontriamo Salvatore Di Giacomo, fra gli "ermetici" Salvatore Quasimodo (pp1055-1060), Leonardo Sinisgalli (pp1062-1065), e Alfonso Gatto (pp. 1066-1069).
Io, in verità, salverei, con decisione, da queste critiche, anche la bellissima Letteratura per i Licei di Renato e Fiammetta Filippelli "L' Eredità Letteraria" (Simone editore), dove ci sono ben studiati e proposti quasi tutti gli scrittori del Sud, con ampi spazi alle donne, o meglio pari a quelli dedicati agli scrittori. In quest'opera magnifica in otto volumi , una vera enciclopedia, nessuno è stato trascurato. Gli stessi colleghi docenti debbono verificare queste assenze, prima di adottare i libri, e regolarsi di conseguenza. Forse è l'unico modo per far sentire a chi non vuol sentire. L'"editto" a quel che mi pare di capire, propone, non impone. Anche se tale proposta è scandalosa e da condannare fortemente.
Paolo Saggese, tra i protagonisti più impegnati nella protesta, mette in apertura del suo scritto e dell'opera stessa una pagina importante e premonitrice di Salvatore Quasimodo (Discorso sulla poesia ,1953):"talvolta il poeta moderno è eloquente (l'antica eloquenza incitativa ha altra voce traslata), sembra, cioè, che discorra con il mondo raccolto in un paesaggio ristretto (la sua terra): eloquente, anche se il suo tono è basso, familiare. Sono uomini del Sud, spesso; della Lucania, degli Abruzzi, delle Puglie, delle isole, ma anche del Piemonte, del Veneto, che avuta una eredità terragna e feudale, aprono i loro dialoghi dritti e netti sulla loro sorte. Non hanno infanzia, né memoria di essa , ma catene ancora da rompere e concrete realtà per entrare nella vita culturale delle nazioni. Le muse dei boschi e delle valli tacciono: rigurgitano invece i boati delle frane e delle alluvioni per le loro mitologie contadine. Faremo un giorno una carta poetica del Sud; e non importa se toccherà la Magna Grecia ancora, il suo cielo sopra immagini imperturbabili d'innocenza e di sensi accecanti. Là, forse, sta nascendo "la permanenza della poesia".
La permanenza della poesia è rappresentata in questo libro dalle parole convincenti e savie del grande poeta irpino Peppino Iuliano, con pacatezza e armonia ci fa capire che non è giusto sbattere le porte in faccia alla Cultura, la quale non ha etichette ed è solidale con tutto il bene del mondo.(pp37-56)
Carmen Moscariello

postato da: computer  


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