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domenica 16 aprile 2017
Probabili siti fortificati delle antiche città di Ausonia e Vescia
letture: 1735
Storia del territorio:

Alcune settimane fa ci siamo recati, accompagnati dal caro amico Gianni della Rosa, su di un sito fortificato con mura megalitiche che potrebbe essere l'antica Ausonia distrutta dai romani nel 314 a.C. insieme a Vescia e Minturno.

Si tratta di un'area di circa 14 ettari delimitata con una cinta muraria di circa 1,8 Km sita
in località Opperi (oppidum), tra Castelnuovo Parano e S. Giorgi a Liri, sui colli di S. Lucia e Maceralonga. In testata la planimetria della cinta muraria redatta da Maurizio Zambardi e rielaborata da Daniele Baldassarre

Il sito si presenta ancora ben conservato e per la gran parte invaso dalla vegetazione costituita da alberi e arbusti tipici della flora mediterranea.

La porta d'ingresso distrutta in epoca recente si trova sul lato colle Maceralonga in corrispondenza del triangolino giallo indicato nella planimetria.

Di seguito la via di accesso al luogo e alcuni scorci del muro lato Nord della porta

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All'interno del sito fortificato, come già detto, invaso per la gran parte dalla vegetazione, si notano fornaci scavate nel terreno, resti di recinti in pietra di capanne, cocci di doli e tegole di antica fattura. L'orlo del collo di uno di questi antichi doli, trovato tempo fa proprio dall'amico Della Rosa, mostra una scrittura le cui lettere sono poco familiari anche a chi è esperto di archeologia

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Per dare una visione d'insieme dell'antico abitato fortificato, si riporta di seguito una immagine scaricata da Google Earth nella quale è ben visibile il tratto di cinta muraria che affaccia a meridione, in territorio di Castelnuovo Parano; nella stessa immagine si nota lo stradello che, a partire dalla porta distrutta, si snoda lungo la cinta muraria per poi giungere nei pressi dell'antica cava di blocchi calcarei, ben visibile nell'immagine successiva.

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Nelle foto che seguono vi mostriamo il sito della cava con i blocchi appena cavati, pronti per essere impiegati per rinforzare ed estendere la cinta muraria.

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All'improvviso notammo un particolare che ci svelava la tecnica di estrazione, particolare che vi mostriamo nella foto che segue.

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Si nota la traccia del taglio o meglio l'incavo effettuato nella roccia con un utensile metallico a punta arrotondata e i due intagli praticati in testa al masso da estrarre, dove alloggiare i cunei da bagnare o su cui battere per staccare il pezzo.

Questo masso rimasto lì sul punto di essere cavato, e i tanti blocchi distribuiti sul posto e mai utilizzati, sembrano suggerire che le attività umane in questo luogo si siano fermate all'improvviso, una sorta di orologio fermato da un evento drammatico, un'apocalisse, forse la distruzione della fortezza da parte dei romani in quella tragica mattina di un giorno del 314 a.c.. Ricordiamo ancora una volta gli eventi descritti da Tito Livio ( "Ab Urbe Condita" libro IX, cap XXV):

"I consoli, partiti da Sora, portarono la guerra nelle terre e nelle città degli Ausoni. Infatti si era avuta una sollevazione generale all'arrivo dei Sanniti, quando si combatte presso Lautule (località, precisiamo noi, dove oggi passa la via Flacca , tra monte S. Angelo, sulla sommità del quale vi è il Tempio di Giove Anxur, e il mare), erano avvenute cospirazioni, qua e là nella Campania, e neppure la stessa Capua andò esente da accuse; anzi con l'inchiesta si arrivò perfino a Roma e ad alcuni dei più rigguardevoli cittadini .

Ma la popolazione degli Ausoni, cadde in nostro potere per tradimento delle sue città, come Sora. Le città erano quelle di Ausona, di Minturnae e di Vescia: da esse vengono ai consoli i più ragguardevoli dei giovani, in numero di dodici, i quali avevano congiurato per tradirle. Essi li informarono che per i loro concittadini, i quali da un pezzo desideravano vivamente la venuta dei Sanniti, non appena saputo che si era combattuto a Lautule avevano dato i Romani per vinti ed aiutato i Sanniti, fornendo loro giovani ed armi: quando poi i Sanniti erano stati volti in fuga, s'erano trovati a vivere in una pace incerta, non volendo chiudere le porte ai Romani per non tirarsi addosso la guerra, ma essendo d'altra parte fermamente risoluti a chiuderle, se si fosse avvicinato il loro esercito; approfittando di tale irresolutezza, si poteva prenderli alla sprovvista.


Per consiglio di costoro si avvicinarono agli accampamenti e nello stesso tempo si inviarono nei dintorni delle tre città dei soldati, in parte armati, per occupare di nascosto le posizioni vicino alle mura, in parte con le armi celate sotto la toga, per entrare verso l'alba, quando fossero state aperte le porte, nella città. Costoro cominciarono a trucidare le sentinelle e contemporaneamente diedero il segnale ai soldati armati perché accorressero dall'agguato. Così furono occupate le porte e le tre città furono prese alla stessa ora e con lo stesso stratagemma; ma poiché l'assalto fu sferrato quando i comandanti erano assenti, non vi fu alcun limite alle stragi, e la popolazione degli Ausoni fu annientata, per colpa non ben accertata della ribellione, come se avesse combattuto in una guerra micidiale.

Queste ultime frasi sembrano avvalorare la nostra ipotesi che tra l'altro ci consente di fare altre considerazioni:

La cinta muraria è interamente realizzata con massi grezzi sovrapposti e possiamo perciò definirla come opera poligonale di prima maniera: anche i rinforzi e gli ampliamenti in corso di realizzazione stavano per essere fatti con i blocchi grezzi estratti dalla cava, e ciò nonostante ci trovassimo alla fine del IV secolo a.c. , ossia quando era già da tempo in uso l'impiego di muri realizzati con blocchi lavorati, cioè di seconda e terza maniera.

Tale considerazione ci suggerisce che il rinforzo e l'ampliamento della cinta muraria si stava facendo in tutta fretta, perché gli eventi politici e militari stavano precipitando come effettivamente avvenne dopo la battaglia di Lautule di cui parla Tito Livio.

C'è da osservare inoltre che tutta la cinta muraria è realizzata con pietre grezze e che non si notano tratti di muro di seconda e terza maniera. Ciò sta a significare che l'intera cinta muraria non è stata costruita molti secoli prima dell'intervento in corso nel 314 a.C.. In un tale lasso di tempo sarebbero stati realizzati infatti interventi che avrebbero mostrato l'evoluzione della tecnica costruttiva dell'opera poligonale. E' probabile invece che la cinta muraria originaria sia sta costruita pochi decenni pria del 314 a.C. e di tutta fretta, proprio come stava avvenendo ancora nel 314, a causa di altri improvvisi eventi militari. Potrebbe trattarsi delle guerre dei Sidicini contro gli Aurunci che nel 337 a.C. portarono alla distruzione di Aurunca e all'occupazione della piana del Cassinate fino ad Aquinum.

Come abbiamo avuto modo di evidenziare in altre occasioni, il territorio degli Ausoni/Aurunci compreso tra Terracina e il Garigliano era ben difeso dalla conformazione naturale del territorio, ma gli improvvisi cambiamenti del quarto secolo, mettevano in discussione questa collaudata sicurezza e costrinsero perciò in fretta le popolazioni a fortificare i centri strategici posti a difesa del territorio: Ausonia, Vescia e Minturno.

Dove si trovasse Minturno non lo sappiamo, forse dove si trova l'attuale centro storico medioevale, utilizzando qualche fortificazione presso Monticelli, presso i Monte di Scauri e sul monte D'Argento. Anche di Vescia non sappiamo granché, ma nelle immagini che seguono, che abbiamo scaricato da Google Earth vi mostriamo una fortificazione munita di cinta muraria apparentemente come quella di "Ausonia" che vi abbiamo mostrato in precedenza.
Il sito, che andremo a visitare quanto prima, si trova nei pressi di Suio, sulla collina indicata con la freccetta gialla. Da lì si controlla lo stretto passaggio verso il mare costituito dalla lingua di terra compresa tra i monti Ausoni e il Fiume Garigliano.

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Agostino Di Mille

di: Agostino Di Mille


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