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Home » News » Latina » Formia » Bidognetti resta in carcere. E...
domenica 26 febbraio 2017
Bidognetti resta in carcere. Ecco gli stralci delle intercettazioni e dell'ordinanza d'arresto
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Katia Bidognetti resta in carcere. Ecco gli ampi stralci delle intercettazioni della DIA di Napoli e dell'ordinanza di custodia cautelare
Katia Bidognetti resta in carcere. Ecco gli ampi stralci delle intercettazioni della DIA di Napoli e dell'ordinanza di custodia cautelare
Formia: Il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso degli avvocati difensori di Katia Bidognetti, la figlia di Francesco Bidognetti "Cicciotto e Mezzanotte", arrestata lo scorso 2 febbraio, insieme, tra gli altri, alla sorella Teresa, finita ai domiciliari. Katia Bidognetti dunque resta in carcere.

E' accusata di aver assunto ruoli importanti nel clan, tra cui quello legato alla spartizione degli stipendi e alla raccolta delle estorsioni, come vi stiamo raccontando nei nostri focus dedicati all'ordinanza che la vede, suo malgrado, "protagonista".

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Di seguito abbiamo raccolto una serie di articoli giornalistici pubblicati da casertace.net, che ripercorrono le vicende giudiziarie che hanno convinto i giudici a confermare la misura cautelare.

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Katia Bidognetti contro la moglie pentita del padre: "Che la possano uccidere..."

Katia Bidognetti aveva una gran voglia di vendetta nei confronti della donna che a suo dire aveva inguaiato la famiglia e cioè Anna Carrino, oggi collaboratrice di giustizia. La donna, nel video che pubblichiamo. è stata ripresa in uno dei colloqui in carcere con il padre Francesco detto Cicciotto e Mezzanotte.

Nei colloqui Katia Bidognetti riceveva gli ordini del padre Francesco riguardanti la gestione delle attività illecite del clan usando sempre un linguagguo criptico fatto di doppi sensi, allusioni e mimiche facciali.

Alcune frasi sono giudicate agghiaccianti dagli inquirenti: padre e figlia hanno mantenuto negli anni un atteggiamento di astio nei confronti di Anna Carrino che secondo loro aveva rovinato la famiglia: "Che fortuna che tiene - dice Katia - che la possano uccidere come dove sta mo lei (Teresa) la mamma (Anna Carrino) e tutta la famiglia della mamma." La frase rievocherebbe passate sentenze di morte: il 30 maggio 2008 emissari del clan Bidognetti guidati da Giuseppe Setola e dall'ultimogenito della Carrino Gianluca Bidognetti, tentarono di assassinare la sorella della collaboratrice di giustizia Maria Carrino e la figlia di quest'ultima Francesca.

Nel link sottostante l'intercettazione video della DIA di Napoli:

http://tinyurl.com/hflq3fm

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La vendetta del clan dei Casalesi. Quando fu ferita la nipote di Anna Carrino. Le sue dichiarazioni hanno incastrato Teresa e Katia

Quando Anna Carrino ex compagna di Francesco Bidognetti Cicciott e Mezzanotte decise di collaborare con la giustizia scattò, immediatamente la vendetta del clan dei Casalesi.

Lo scopo era colpire i familiari più stretti della donna. I killer ferirono la nipote della collaboratrice di giustizia Francesca Carrino. L'agguato si consumò a Villaricca nel Napoletano. Francesca aveva all'epoca 26 anni. Fu colpita da un proiettile che penetrò all'altezza dello stomaco e uscì dalla schiena. Francesca finì all'aospedale Cardarelli in gravissime condizioni. Era il 2008.

E oggi sono state le dichiarazioni della Carrino contro le figlie Teresa e Katia ad indicarne la vocazione mafiosa, confermata dalle intercettazioni.

http://tinyurl.com/juxfenz

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Katia Bidognetti, giovane, bella, griffata Burberry e soprattutto boss: comandava tutto lei. Ecco come. Uno per uno, i ruoli di ognuno dei 35 indagati per 416 BIS

Come sempre, il capo A CHE PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE IN CALCE ALL'ARTICOLO, è illuminante per comprendere i nuovi assetti organizzativi del gruppo di Cicciott e Mezzanotte, all'indomani dell'arresto di Umberto Venosa. Tra le contestazioni alla figlia di Cicciotto e di Anna Carrino anche il tentativo di imporre a un noto centro estetico di Casal di Principe l'assunzione di una ragazza.

I capi A di ogni ordinanza rappresentano l'elemento irrinunciabile per comprenderne l'impianto logico e la costruzione fondamentale di quella che è l'accusa principale. Nelle grandi ordinanze di camorra, quella di oggi sicuramente lo è, per volume fisico e peso specifico di molti degli indagati, di solito, il capo A elenca i nominativi di coloro ai quali viene contestato il reato-padre e cioè l'associazione a delinquere di stampo mafioso o camorristico che dir si voglia, regolato, nel codice penale, dall'articolo 416 bis.

Ovviamente, l'ordinanza odierna non sfugge a questa regola consolidata. Poi, chi nutre interessi per l'analisi, per l'approfondimento dei temi di contenuto, li legge e ne garantisce la conoscenza ai suoi lettori. Nel caso del capo A di oggi, la sintesi diventa anch'essa struttura fondamentale per la comprensione delle linee generali dell'indagine, attraverso le motivazioni addotte dai magistrati inquirenti della dda e dalla gip del tribunale di Napoli Maria Luisa Miranda che ha firmato le 1200 pagine di questo volume-summa dell'ultima conformazione assunta dal gruppo Bidognetti del clan dei Casalesi, dicevamo, attraverso le motivazioni illustrate per la contestazione del reato associativo.

Gli elementi fondamentali del capo A non sono tantissimi, pur essendo la sua stesura lunga e apparentemente complicata in relazione al numero molto alto di indagati. Prima di esaminarli chiariamo che dei 31 destinatari di custodia cautelare in carcere o ai domiciliari, solo Teresa Bidognetti, ridotta agli arresti domiciliari in quanto incinta, non è stata indagata per il reato più grave, cioè ai sensi del 416 bis.

Lo è invece, l'altro detenuto ai domiciliari Giovanni Lubello, marito di Katia Bidognetti, sorella di Teresa Bidognetti e unitamente a questa, figlia di Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e mezzanotte, e di Anna Carrino, seconda moglie di questi e oggi passata dalla parte dello Stato con cui coopera da collaboratrice di giustizia.

Dunque, nell'elenco in basso leggerete tutti i nomi degli arrestati, eccettuato quello di Teresa Bidognetti, colpita da ordinanza per altri capi di incolpazione che poi, forse già da oggi per qualcuno, ma sicuramente nei prossimi giorni, andremo ad illustrare analiticamente.

Oltre ai nomi dei 30 arrestati, sempre tra gli indagati di associazione a delinquere di stampo camorristico ci sono 5 indagati, formalmente a piede libero, anche se si trovano in carcere per altri motivi. Si tratta di Gianluca Bidognetti, del pentito ed ex reggente del clan Umberto Venosa, di Raffaele Venosa, Raffaele Flocco e Saverio Di Martino.

Dato un ordine razionale alla ripartizione degli indagati in quella che è la relazione tra misure cautelari applicate e contestazione del reato più grave, cioè di quello associativo, passiamo agli annunciati aspetti fondamentali.

Alla ripartizione delle zone di Castel Volturno tra i vari gruppi, eredi del reggente Umberto Venosa, dedichiamo un articolo a parte. In questo qua, invece, sottolineiamo il ruolo molto importante, tutto sommato, sorprendentemente importante, svolto da Katia Bidognetti, cioè dalla sorella maggiore, la quale, secondo i magistrati ha veramente preso le redini dell'organizzazione, occupandosi di tutto e anche di più: organizzazione delle attività estorsive, stipendi agli affiliati, rapporti e colloqui con i vari capizona, assistenza di tipo logistico e anche di tipo, come possiamo dire, umanitario nei confronti delle famiglie dei detenuti. Il tutto in base a un costante rapporto relazionale con il padre Francesco Bidognetti, da cui, in maniera molto creativa e attraverso un accurato linguaggio in codice, acquisiva e assorbiva gli ordini, fornendo comunicazioni anche su come le cose funzionavano all'esterno.

La lettura del capo A che pubblichiamo integralmente in calce, permetterà a chiunque voglia comprendere bene i fondamentali di questa grande operazione, di acquisire informazioni precise sul contenuto di ogni singolo ruolo dei 35 indagati ai sensi del 416 bis. Leggerete di Vincenzo Bidognetti e della sua importante attività di raccordo anche con gli altri gruppi, esercitata insieme a Katia Bidognetti, la quale, spesso e volentieri si relazionava ad Antonio Iovine, a Michele Zagaria e a Nicola Schiavone. Sempre Katia Bidognetti, su richiesta del fratello Gianluca avrebbe dovuto imporre inoltre a Veronica Tartarone, sorella del collaboratore di giustizia Luigi Tartarone, l'assunzione nel centro estetico "Bellezza e benessere", da essa gestito di via Firenza 39 a Casale, di Maria Borrata, evento che alla fine non si concretizzò per motivi non adducibili alla volontà della citata Katia Bidognetti.

Ugualmente importante l'attività di Gaetano Cerci, il quale appare molto meno in disarmo di quanto si era pensato fosse negli ultimi anni trascorsi tra carcere e brevi soggiorni a piede libero. Quello che colpisce è anche il numero, sicuramente ingente, di soldati, cioè di persone che il gruppo Bidognetti aveva la possibilità di utilizzare come esattori materiali delle estorsioni che, con questa disponibilità ampia, si potevano sviluppare su una grande fetta di territorio e ai danni di tantissime attività economiche.

Il tutto per tenere in piedi la struttura del clan, per consentire a Katia Bidognetti di incanalare i soldi introitati per gli stipendi ma anche per il pagamento degli avvocati.

Nel link sottostante il testo integrale del capo A

http://tinyurl.com/zyu2khv

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Katia Bidognetti sulla sorella: "Zoccola che cammina sotto i muri. E' lei Anna Carrino." Teresa: "Taci tu, che tuo marito è arrivato con le scarpe sfondate". Ecco come facebook ha "sciarmato" il clan

Le clamorose liti tra le due durante i colloqui con un Cicciotto assolutamente sconcertato. IN CALCE ALL'ARTICOLO I TESTI INTEGRALI DI ALCUNE INTERCETTAZIONI.

L'idea che ci siamo fatti leggendo, a come si dice, a volo d'uccello, alcune parti della lunga ordinanza dei 31 arresti e dei 44 indagati, è che Katia Bidognetti sia una donna di camorra tout court. I suoi ragionamenti, infatti, non mancano di una certa coerenza, seppur residente nell'aberrante perimetro di un regime di vita totalmente votato alla pratica criminale e totalmente immerso in una mentalità lontana mille miglia dalla semplice conoscenza del concetto anche astratto di legalità.

Quello che è interessante, nel momento in cui si leggono, nelle intercettazioni ambientali, le parole di Katia Bidognetti è la consapevolezza di se e della sua vita. Un sentimento che si coglie nel momento in cui la figlia maggiore di Francesco Bidognetti e Anna Carrino, ragionando nelle intercettazioni che pubblichiamo in calce, con Vincenzo Bidognetti, determina i confini delle scelte di vita. La sua, chiaramente finalizzata a tenere in piedi l'impresa criminale fondata dal padre.

Una opzione chiara, che incamera in se anche la precisa conoscenza dei rischi che si corrono per il suo esercizio. Katia Bidognetti sa che un giorno potrebbe essere arrestata, sa di poter andare nel carcere di Pozzuoli o in quello di Lecce, e dice che ci andrà a testa alta perchè lei si è comportata sempre coerentemente.

La donna, però, non racconta la sua vita agli interlocutori con cui parla. La sua non è un'autobiografia, ma è una stabile necessità di confrontare quella che ritiene una propria coerenza di scelte e di vita con la doppiezza, l'ambiguità della sorella Teresa che, da un lato, sfrutterebbe a suo dire, quel debole che il padre ha per lei ("Papà con Teresa non ha mai fatto il padre. Ha fatto sempre il compagno") dall'altro non rompe completamente i ponti con la famiglia della madre, di cui Katia dice tutto il male del mondo ("E' lei la vera - riferendosi a Teresa - la vera Anna Carrino, non io") e sintetizzando questa doppiezza e questa ambiguità in una affermazione tanto forte nei toni e nelle scelte lessicali, quanto efficace perchè quello di Katia diventa un esercizio di chi, tutto sommato, ha scelto e si sente erede del patrimonio criminale, delle scelte a monte operate dal padre, e, non tollera chi, con cinica abilità, mangia di qua con l'obiettivo, un domani, di mangiare di la.

"Quella se ne esce sempre come quelle zoccole sotto il muro ... che fortuna che tiene che la possano uccidere come dove sta mo lei la mamma e tutta la famiglia della mamma (...) .. QUELLA LA STA ASPETTANDO CHE IL PADRE MUORE CHE NON ARRIVANO PIÙ MONEY MONEY MONEY MONEY E SE NE VA DALLA MAMMA".

Ma c'è di più. Si verifica un fatto senza precedenti nella storia del clan dei Casalesi che potremmo, a nostra volta, racchiudere in questa frase suggestiva: facebook è stata in grado di sciarmare e di creare conflitti nel clan che in passato fior di investigatori non sono riusciti a determinare. Dice Katia, sempre sfogandosi con Vincenzo Bidognetti "ha detto (Teresa, n.d.d.) che è stata solo una richiesta di amicizia su facebook". La battuta è riferita a una interazione social scoperta da Katia tra sua sorella Teresa e le zie, cioè le sorelle della madre Anna Carrino.

Insomma, il rapporto tra le due è un'autentica polveriera. E qui capita il secondo fatto senza precedenti. Un vero e proprio corto circuito in quelli che sono state negli anni le delicatissime modalità che hanno connotato le relazioni in carcere tra i boss e i loro congiunti. Se è vero, infatti, che la dda e la dia, in sede di conferenza stampa hanno parlato di linguaggio criptico, è anche vero che dopo gli anni in cui era Anna Carrino stessa, come ha confessato agli inquirenti, a portare fuori gli ordini del marito, dopo gli anni in cui Cicciotto ha utilizzato i suoi avvocati, arrestati, processati e condannati per questo, l'ultima generazione della comunicazione secretata, criptata tra Bidognetti e le persone che devono trasmettere i suoi ordini all'esterno del carcere, è sicuramente a dir poco, sgangherata.

Sembra di stare più nel tinello di una casa borghese che in una sala colloqui di un carcere di massima sicurezza, adibita alle conversazioni riservatissime, ufficialmente sorvegliatissime tra detenuti ridotti al 41 bis e i loro familiari. Un padre quasi attonito che fa fatica ad affermare la sua autorità nei confronti di due figlie che litigano per i soldi.

Cicciotto aveva dato ordine a Katia di corrispondere 3 mila euro al mese alla sorella Teresa. Katia, a quanto pare, non lo ha fatto e non è disposta a farlo in quanto dice che il clan è in difficoltà. E quando il padre si incazza, lei sbotta e allarga il tiro anche alle scelte sentimentali di sua sorella: "Però questa qua (indica Bidognetti Teresa) non si accontenta di niente perché dobbiamo dar da mangiare a tutta la famiglia del fidanzato... hai capito?". E Teresa risponde a tono: "... questa (indica Bidognetti Katia) deve parlare sempre... ma perché lei non vede se stessa?... ma il marito come è venuto a casa? Il marito come è venuto che teneva le scarpe sfondate ai piedi?...".

Ora, oltre a sorridere per una volta sulle preoccupazioni di Cicciotto che, chi glielo avrebbe detto a un killerone come lui di dover dirimere questioni di questo genere dalle sue vivacissime figliole, ci immaginiamo anche la faccia degli inquirenti della dda e di coloro che hanno ascoltato queste registrazioni. Sicuramente, avranno pensato che la camorra del clan dei Casalesi, pur mantenendo il proprio connotato criminale, è un bel pò cambiata rispetto al passato. La sua faccia è meno feroce e più somigliante a quella di una qualsiasi famiglia, a quella di un padre o di una madre di famiglia che si interpongono tra due figlie che si accapigliano.

Ma se questo è avvenuto, ciò si deve anche alla enorme attività inquirente e agli enormi risultati raggiunti, negli ultimi 20 anni, nell'attività di repressione con le migliaia di persone finite dietro le sbarre.

Qui sotto il link con il testo integrale dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/zkd5zhs

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Vini pregiati e champagne Don Perignon: centinaia di migliaia di euro estorti agli imprenditori Francesco Falco e Carlo Emini da Katia Bidognetti e Giovanni Lubello. Dal primo incontro nel ristorante "Nobel" di Aversa a...

Federico Falco e Carlo Emini sono due imprenditori di Parete. Emini è imparentato direttamente con una famiglia di costruttori. Insomma, nomi noti dell'imprenditoria dell'agroaversano. Sicuramente molto noti a Katia Bidognetti e al marito Giovanni Lubello che, insieme, architettano una forma di estorsione un pò particolare ed originale nel suo genere.: una vendita di grosse partite di vino di buon pregio e di champagne importante, quale ad esempio il celeberrimo Don Perignon, ovviamente per ingenti corrispettivi di danaro.

Il primo approccio avviene nel ristorante di Aversa di cui Falco ed Emini sono titolari, cioè il ristorante Nobel. Lì i coniugi Lubello-Bidognetti si recano per prenotare una cena per il battesimo del loro figlio. Il contratto viene firmato; la cena viene consumata; Falco, evidentemente pensando di potersela cavare così, consegna il conto a Lubello ma gli dice di soprassedere per il momento con il pagamento e che poi se ne riparlerà.

Il giorno dopo, attraverso un ragazzotto a Falco viene consegnata una scatola di legno con all'interno una bottiglia di vino e i 2 mila 500 euro rappresentativi dell'importo della cena.

e' l'inizio della via crucis per i due imprenditori. Perchè poco tempo dopo, Giovanni Lubello si presenta e propone (si fa per dire9 l'acquisto di una partita di vino. Falco tenta di resistere ma alla fine essendo lui di Parete e sapendo benissimo con chi ha a che fare ("A Parete i Bidognetti hanno sempre comandato tutto"), abbozza e acquisisce questa partita di vino che a lui non serve neppure visto che questa sarebbe destinata a un altro ristorante, al Mama Casa di Campagna, aperto a Cellole, dove si fanno banchetti più modesti e dove viene servito un vino di minore valore. Tanto questo è vero al punto che centinaia e centinaia di bottiglie di vino e anche di champagne pregiatissimo restano utilizzate nei depositi.

Le richieste continuano e non si fermano neppure quando Giovanni Lubello viene arrestato. Al contrario, direttamente Katia Bidognetti a presentarle ai due imprenditori, queste diventano anche più pressanti. La Bidognetti va per 10 volte personalmente a ritirare un assegno di mille euro al mese; si incontra con un emissario dei due imprenditori che di nome fa Salvio Guarino al centro commerciale Panorama di Formia e rivendica il pagamento di altri effetti uno in particola da 4 mila 500 euro non saldato da Falco, il quale tenta, ogni volta, di resistere ma che, stando a quanto racconta nella sua ampia denuncia che pubblichiamo in calce, alla fine comprende che un rifiuto avrebbe potuto tradursi in violente ritorsioni da parte del clan dei Casalesi e del gruppo Bidognetti in particolare.

Questo in estrema sintesi. Il resto lo leggerete qui sotto nella dettagliata ricostruzione contenuta a illustrazione del capo Q dell'ordinanza nel quale viene contestato il reato di estorsione, aggravata dall'articolo 7 ai coniugi Giovanni Lubello e Katia Bidognetti.

Qui sotto il testo integrale dello stralcio dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/jb5ejro

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Maria Borrata, da "angelo custode" di suo cugino Antonio Iovine a fidanzata di Gianluca Bidognetti. Ecco perchè Katia, per il centro estetico "Bellezza e benessere"...

Ritorna spesso il nome di Maria Borrata all'interno dell'ordinanza che ha sgominato la nuova struttura organizzativa del gruppo Bidognetti.

L'altro ieri abbiamo pubblicato uno stralcio dell'ordinanza in cui si faceva riferimento al tentativo, poi non realizzato, di costringere Veronica Tartarone, sorella del pentito Luigi e titolare del centro estetico "Bellezza e benessere" di via Firenze a Casal di Principe, ad assumere Maria Borrata.

La pressione sarebbe dovuta arrivare da Katia Bidognetti. In un altro pezzo di ordinanza, pubblicata ieri sera Maria Borrata ritorna citata da Venosa, il quale definisce Maria Borrata "fidanzata..". Oggi possiamo dire che Maria Borrata era legata sentimentalmente a Gianluca Bidognetti. Non solo: la ragazza è cugina di Antonio Iovine detto o'ninn e ha molto operato, insieme a sua cugina Benedetta, per accudire con una terza donna, la madre di una delle due, la latitanza del boss.

Sua madre era colei che la copriva, con il fidanzato dell'epoca che la chiamava invano su un telefonino che, naturalmente che per evitare rischi, Maria Borrata lasciava a casa. Per quanto riguarda il rapporto sentimentale con Gianluca Bidognetti, cioè con colui il quale tese la famosa trappola alla sorella e alla nipote di sua madre Anna Carrino affinchè il gruppo di fuoco di Giuseppe Setola potesse ucciderle, per vendicarsi del pentimento della seconda moglie di Francesco Cicciotto Bidognetti, il giovane durante i colloqui, parlava alla sorella di Maria Borrata ed è proprio da questa relazione che deriva il tentativo, poi abortito, di far assumere la cugina di Antonio Iovine o ninn nel centro estetico.

http://tinyurl.com/zpboh9f

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Non solo slot machine, anche i proventi delle estorsioni alle pompe funebri gestiti direttamente dai Bidognetti. Katia e Teresa accusate dalle gole profonde del clan

Katia e Teresa Bidognetti vengono accusate da vari collaboratori di giustizia per quanto concerne la gestione dei proventi derivanti dalle attività illecite.

Umberto Venosa, al riguardo ha dichiarato ai magistrati della Dda il 16 maggio 2014: "Io ho fatto parte del clan dal 2012 al 2014. All'inizio ci davano 40.000 euro, poi 20.000 euro, che finivano nella cassa del clan, per pagare soggetti al 41 bis, ad esempio Francesco Bidognetti finivano 2500 al mese che ritirava il compagno della figlia Teresa. So che il gruppo Bidognetti, in particolare Katia ancora oggi prende soldi dalle pompe funebri, settore ancora controllato dalla famiglia. So che Katia andò a lamentarsi da mio cognato Antonio Venosa dicendo che non dovevamo girare a chiedere estorsioni nelle zone controllate dai Bidognetti".

Un anno dopo, precisamente il 2 luglio 2015, anche Raffaele Venosa accusa Katia: "I gestori delle macchinette versavano a Katia Bidognetti 70 euro per ogni slot installata. Quindi complessivamente 3000 euro erano così suddivisi: 100 euro a Dionigi Pacifico, 1000 a Francesco Bidognetti, per il tramite della figlia Katia e 1000 euro a Giuseppe Bianchi".

http://tinyurl.com/hdm89xz

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Katia Bidognetti, mamma, moglie e camorrista. Con i suoi figli a ritirare la tangente e quella parolina "Amò" con cui il marocchino "si prende la confidenza"

Il quadro che emerge dall'ordinanza dell'altro giorno su Katia Bidognetti è quello di una donna dei nostri tempi, che riesce a mettere insieme diverse funzioni: quella di mamma, quella di moglie, quella di nuovo capo virtuale di uno dei gruppi storici del clan dei casalesi.

Un episodio, a nostro avviso, è emblematico di questo: avviene in una delle diverse occasioni in cui la figlia di Cicciotto si reca a ritirare la rata mensile per l'acquisto-estorsione della partita di vini e di altri alcolici da parte di Federico Falco e Carlo Emini, titolari del ristorante "Mama Casa in Campagna" e del ristorante "Nobel" di Aversa.

Sembra un particolare insignificante, ma non lo è.

Katia Bidognetti arriva con i suoi due figli, il cui nome cancelliamo anche dallo stralcio che pubblichiamo in calce (per ovvi motivi, perchè dei minori figli di una Bidognetti hanno gli sessi diritti di qualsiasi altro minore), li lascia in auto, va a prendere i soldi nel ristorante e poi torna, mettendo insieme in pochi minuti tutta la sua rosa comportamentale di donna multiforme.

Poi un altro passaggio. E' quello che contiene la conversazione tra la donna e un certo Lehdili Joussef, di nazionalità marocchina, al tempo 31enne. Katia Bidognetti gli dice confidenzialmente di prendere le banconote dal suo portafogli.

Lui, ancor più confidenzialmente, a dimostrazione che anche la camorra ha cambiato la struttura dei rapporti sociologici e che certe confidenze, una volta impensabili, da parte di un soldato nei confronti della donna di un capo, oggi sono state sdoganate, le risponde: "Amò ma tu hai i soldi proprio stirati belli precisi, ma che li fabbrichi?"

Di seguito lo stralcio dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/zot58hz

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Katia Bidognetti atto II. Alla figlia di 10 anni parla di carabinieri, soldi in contanti trovati addosso, neanche si trattasse di una adulta già pronta a mangiare pane e camorra

Abbiamo scelto in questi giorni, una trattazione quasi monotematica dei fatti contenuti nella mega ordinanza dei 31 arresti a carico di capi, esponenti di spicco, nuove leve ed esattori estorsivi del gruppo Bidognetti. Abbiamo puntato la nostra attenzione sulle vicende che hanno coinvolto Katia Bidognetti, figlia 34enne del superboss. L'abbiamo fatto non solo perché Katia Bidognetti è, tecnicamente, la persona che assume le redini del gruppo e delle sue attività criminali, assumendo un ruolo di coordinamento che mai nel clan dei Casalesi era stato così manifestamente in mano ad una donna.

Ma Katia Bidognetti è un ottimo target perché, essendo ricca l'ordinanza di conversazioni intercettate che riproducono anche discussioni normali o meglio, che in una famiglia di camorristi sono considerate normali, ci aiutano a comprendere non solo i fatti criminali contestati, ma anche il loro retroterra.

Stasera, per esempio, ci siamo imbattuti in una chiacchierata sorprendente e, sicuramente, sconcertante tra Katia Bidognetti e sua figlia che al tempo di questa conversazione, aveva solo 10 anni, essendo nata nel 2004. Qualche giorno prima la madre è stata fermata da una pattuglia della Guardia di Finanza che Katia è sicura sia stata addestrata dalla Dia per organizzare un posto di blocco piuttosto che casuale. Addosso le sono stati trovati 1000 o 2000 euro, la cifra non è chiarissima. Sicuramente sono i soldi riscossi da Katia Bidognetti presso il ristorante Mama casa in campagna di Cellole. Lei ha dichiarato che quei soldi erano stati lecitamente riscossi, in quanto frutto di una compravendita di vino, regolarmente fatturato. Ma nei giorni successivi la situazione si complica e Katia Bidognetti viene convocata nella caserma dei carabinieri di Casal di Principe. Teme addirittura, di essere arrestata, e prima di andare parla con sua figlia.

Si fa fatica a pensare che si tratti di un dialogo tra una donna di quasi 32 anni e una bimba di 10 anni. La mamma parla alla figlia, come se questa conoscesse, fosse già una consumata esperta di faccende di danaro, di soldi in contanti. In verità Katia Bidognetti non parla mai alla figlia di un'estorsione, ma il tratto della complessità delle parole che usa al cospetto della bambina, che lascia pensare, lascia riflettere per l'appunto, su quel retroterra assolutamente invincibile soprattutto per chi ha deciso di rimanere e di far crescere i propri figli tra Casal di Principe e Formia comunque in questa zona che poi rappresenta l'ovvio brodo di cottura per continuare, generazione dopo generazione, la pratica criminale o, comunque, per ruotare la propria vita, i propri interessi attorno ad essa.

Qui sotto lo stralcio dell'ordinanza contenete la conversazione tra Katia Bidognetti e sua figlia di 10 anni:

http://tinyurl.com/jpkbj2n

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Katia Bidognetti e i consigli di "zietta": "Fai come Maria Pia (Giuseppina Nappa in Sandokan). Vai ad insegnare, così se hai i soldi addosso..."

Continuiamo sul filo dell'analisi giudiziaria, ma anche dell'introspezione sociologica che le molte conversazioni intercettate di Katia Bidognetti con suoi parenti o sui sodali ci consentono di fare. Ieri ci siamo soffermati in due differenti articoli sui toni confidenziali che all'indirizzo della figlia di Ciccott e Mezzanotte utilizzava anche un marocchino amico suo che non era nè l'ex marito, nè il nuovo compagno Carlo D'Angiolella, e sulla conversazione tra Katia Bidognetti e la sua figlioletta di 10 anni resa, sorprendentemente edotta dalla madre, di tutta la situazione legata all'interrogatorio che di li a poco avrebbe subito nella caserma dei carabinieri di Casal di Principe, dove avrebbe dovuto spiegare la provenienza della cifra in contanti che gli era stata trovata addosso durante un controllo stradale, che, secondo la Bidognetti era stato organizzato ad hoc per effetto di un messaggio telefonico intercettato tra lei e Federico Falco, socio e direttore commerciale del ristorante Mama di Cellole.

Oggi, invece, un altro spaccato di vita familiare: portando i suoi due figli da quella che lei chiama "zietta" cioè presso l'abitazione di Filomena Iorio, quest'ultima, ovviamente edotta nei minimi particolari delle preoccupazioni di Katia Bidognetti, viene gratificata di un consiglio che l'esperta "zietta" le dà per rendere insospettabile ogni cifra di danaro in contanti che le dovessero trovare addosso. Katia Bidognetti deve fare la stessa operazione fatta a suo tempo da "Maria Pia". E Maria Pia non è altro che Giuseppina Nappa, moglie di Francesco Schiavone Sandokan e insegnante scolastica fino a poco tempo fa. Non lo dice esplicitamente, ma la zietta fa capire che anche la scelta di insegnare della Nappa e di altre mogli o congiunte di camorristi, è stata legata alla necessità di costruirsi una copertura.

Qui sotto il testo integrale dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/z3c5647

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Camorra. Katia e Teresa Bidognetti, sorelle diverse. Ecco come sono andati i loro interrogatori. Mentre Giovanni Lubello...

Katia Bidognetti ha scelto di non parlare nell'interrogatorio di fronte al giudice, in carcere. La giovane si è avvalsa dunque della facoltà di non rispondere.

Teresa, sua sorella, invece, ha scelto di parlare ed avrebbe spiegato che la provenienza del denaro era riconducibile alla pensione del padre. Francesco Bidognetti infatti, percepisce una pensione di reversibilità di 6.246,76 euro all'anno per la morte della prima moglie Teresa Tamburrino.

Giovanni Lubello, l'ex marito di Katia risponde, infine, dell'accusa di avere imposto forniture di vino a un ristorante di Cellole, il Mama. "L'acquisto è stato fatturato ed io non ho imposto nulla agli imprenditori che peraltro hanno acquistato vini pregiati a prezzi convenienti da me perché avevo dismesso la mia attività", avrebbe detto Lubello al gip.

http://tinyurl.com/jrxwnwz

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Katia Bidognetti e i suoi amori nullafacenti e nullatenenti. Il timore per la suocera Lidia Coronella e la pensione di reversibilità di papà Cicciotto

L'ultima parte della contestazione di reato fatta nei confronti di Katia Bidognetti per la presunta estorsione del vino perpetrata ai danni dei titolari del ristorante Mama Casa di Campagna, offre un ulteriore ed estremo spaccato della vita familiare e della vita affettiva della donna che, ancora una volta, fa avvertire a chi legge queste pagine anche il peso, la fatica della sua funzione che è quella di essersi dovuta occupare dell'intero universo Bidognetti dopo che tutti i capi e i reggenti sono stati arrestati.

Ancora una volta è presente davanti a lei lo spettro dell'arresto e il timore che questo renda infelici i suoi figli, soprattutto la figlia maggiore che al tempo in cui la Bidognetti viene intercettata con Filomena Iorio detta zietta, aveva 10 anni. La questione fondamentale è sempre quella di preparare l'interrogatorio al cospetto dei carabinieri della compagnia di Casal di Principe che l'hanno convocata. Prepararlo nel senso di trovare una giustificazione reale, possibile, credibile a quei 2 mila euro che le sono stati trovati in tasca dai finanzieri che l'avevano fermata a un posto di blocco.

I premurosi consigli di zietta che la esorta a iniziare il lavoro di insegnante sulla scia di quello che un tempo fece "Maria Pia" cioè Giuseppina Nappa, moglie di Francesco Schiavone Sandokan, riguardano il futuro ma non risolvono il problema di oggi e qui Katia Bidognetti si interroga sulla possibilità di una copertura legata ad una giustificazione connessa ad un regalo, ad un prestito avuto dai congiunti del marito Giovanni Lubello con cui è separata già di fatto, e del nuovo compagno di Parete Carlo d'Angiolella.

Nè la prima, nè la seconda ipotesi sono percorribili, perchè siccome, evidentemente, la separazione con Lubello ha lasciato degli strascichi, Katia teme che nel momento in cui dichiarasse che quei soldi gli sono stati dati da Lidia Coronella, madre di Lubello, quest'ultima potrebbe smentirlo proprio perchè lei si è separata con suo figlio.

Sul fronte dei D'Angiolella nessuna buona nuova per la figlia di Cicciotto, visto che il suo compagno è un nullafacente finanziato regolarmente da sua madre e che effettivamente come risulterà da una serie di accertamenti, fatti dalla guardia di finanza nelle banche dati dell'agenzia delle entrate, risulta in una condizione tale da non poter pensare che fosse in condizione di dispensar quattrini ad iosa alla sua compagna, men che meno quei 2 mila euro trovatele nel portafoglio, dopo che Katia Bidognetti li aveva in realtà riscossi, almeno in parte, proprio da uno dei titolari del ristorante di Cellole.

Il tutto consente all'autorità inquirente di considerare la Bidognetti fortemente indiziata del reato ascrittole. A proposito, una curiosità: tra le cause escludenti che vengono citate per dimostrare che Katia Bidognetti non avrebbe potuto attingere da nessun'altra fonte di reddito quei 2 mila euro, c'è anche quella riguardante l'informazione sulla pensione di reversibilità, ancora oggi introitata da Francesco Bidognetti e passata a lui dalla prima moglie defunta.

Si tratta di soli 500 euro al mese.

"In data 24.03.2014 Bidognetti Katia, invece, raccontava a Sascia De Villano che nel corso di un controllo operato dalla Guardia di Finanza era stata trovata in possesso di denaro contante, circa 7/800 euro - ben guardandosi dunque dal rivelare l'esatto importo della cifra rinvenuta - e che aveva giustificato la provenienza della somma quale residua del viaggio per recarsi a Parma dal padre e, comunque, riconducibile alla pensione di quest'ultimo. Sul punto, come ben evidenziato dal Pm, va detto che per l'anno 2012 Bidognetti Francesco risultava percepiente di euro 6.246,76 lorde annue dall'INPS (reversibilità della moglie defunta) quindi un mensile di poco più 500 euro al mese (cfr. Prog 8178 del 24/03/2014 05:26:43 00:04:59)".

Qui sotto il testo integrale dello stralcio dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/judd5rc

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Gli amori instabili delle due Bidognetti. Un noto bar di S. Maria C.V. gestito dal compagno di Teresa, quello che Katia definiva "carinamente" un ricottaro

Sono due donne di questo tempo Katia e Teresa Bidognetti. Tra di loro litigano spesso ma pur mantenendo l'inscindibile vincolo con quella camorra, fondamento dell'esistenza delle loro famiglie, vivono come ragazze di oggi e Casal di Principe, il luogo delle tradizioni, delle famiglie inscalfibili del matriarcato solenne, Katia e Teresa Bidognetti appartengono ad un altro tempo, a quello in cui i matrimoni si fanno e disfanno molto più facilmente di quanto non accadesse in passato.

La loro vita affettiva non è definita in controluce nell'ordinanza che le riguarda ma diventa elemento fondamentale della loro vita, delle loro azioni e, automaticamente anche dell'attenzione investigativa degli inquirenti.

Se Katia Bidognetti aveva sposato Giovanni Lubello da cui aveva avuto due figli e da cui si è separata di fatto, legandosi ad un altro uomo a Carlo D'Angiolella, una parabola speculare connota l'esistenza della più giovane, Teresa Bidognetti, sposata con Emanuele Cecoro, poi separata da esso e legata sentimentalmente a Vincenzo D'Angelo che, dall'ordinanza, scopriamo essere il titolare di un noto bar di Santa Maria, Figli delle Stelle, di via Galatina 28.

D'Angelo come D'Angiolella non se ne sta in disparte. Al contrario, è colui che riceve i soldi, provento delle estorsioni, che poi verranno distribuiti nella famiglia Bidognetti, ma soprattutto la sua compagna Teresa.

Ma non è più il clan di una volta. Oggi c'è caos. E Teresa mostra di voler vivere producendo decisioni autonome. Il pentito Umberto Venosa racconta, infatti, di averle consegnato dei soldi raccolti con le estorsioni e con la gestione delle macchinette tra Villa Literno e il litorale domizio insieme a Baldascini e ad Andrea Bortone, quest'ultimo associato anche alla sua ditta di costruzioni edili.

Questo è il terzetto che si muove all'indomani della lite e della separazione con un'altra faccia nota del gruppo Bidognetti, quel Vincenzo Della Corte, accusato da Venosa di lucrare sui soldi raccolti per le estorsioni.

Confermato il dato dei 2 mila 500 euro al mese messi a disposizione di Francesco Cicciotto Bidognetti, il boss in carcere da 26 anni. Venosa parla pure delle inquietudini che attraversano Katia Bidognetti, la quale a un certo punto teme che la raccolta estorsiva organizzata dallo stesso Venosa nelle zone storicamente controllate dai Bidognetti, non sia finalizzata a tener viva e vegeta la cassa del gruppo ma che risponda alla volontà di Umberto Venosa e degli altri due suoi sodali di lavorare in proprio.

Il nuovo compagno di Teresa Bidognetti non è popolarissimo e non riscuote grande simpatia. Quella confezionata da Katia Bidognetti abitualmente caustica e critica nei confronti della sorella è una vera e propria stroncatura. Parlando con un certo Daniele, definisce, senza mezzi termini, Vincenzo D'Angelo “un ricottaro".

Qui sotto il testo integrale dello stralcio dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/gw4rpkr

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Quando il clan dei Casalesi diventa "Beautiful". Il "ricottato zozzoso", nuovo fidanzato di Teresa Bidognetti. Ma secondo Katia e papà Cicciotto presto sarà lasciato. Ecco il nome della nuova fiamma della vivace figlia del boss e di Anna Carrino

E' un vero e proprio tourbillon di accuse, tensioni, maldicenze reciproche quello che connota il rapporto tra Teresa Bidognetti, la figlia minore di Francesco Cicciotto Bidognetti e della super pentita Anna Carrino e il resto della sua famiglia, a partire dalla sorella maggiore Katia.

Da diverse puntate del nostro focus sull'ordinanza dei 46 arresti, stiamo seguendo il filo di queste discussioni, interessanti, lo ribadiamo, anche perchè ci fanno comprendere uno spaccato antropologico e sociologico in cui cogliamo gli aspetti di quello che è stato il cambiamento degli usi di vita e dei linguaggi della camorra del clan dei Casalesi.

Sono due ragazze giovani quelle che ormai non si comprendono su nulla. Sullo sfondo ci sono i detenuti, quello più importante, papà Cicciotto, da 26 anni in carcere, quello ancor più citato, cioè Gianluca Bidognetti, fratello di Katia e Teresa che, in carcere a Roma, deve assorbire, colloquio dopo colloquio, tutte queste tensioni cercando di pacificarle o quantomeno di rinviare la resa dei conti al momento in cui lui uscirà dal carcere.

Gran parte delle intercettazioni che pubblichiamo qui in calce, è Vincenzo D'Angelo, nuovo compagno di Teresa Bidognetti, il bersaglio di ogni critica. Un certo Daniele, amico del cuore di Gianluca Bidognetti, ne ha le tasche piene e lo picchierebbe ogni giorno volentieri. "Ricottaro", "Zozzoso": giusto per soffermarsi sulle carinerie più ricercate che vengono regalate al titolare del bar di Santa Maria Capua Vetere "Figli delle Stelle".

D'Angelo è uno che, secondo Katia, approfitta del rapporto sentimentale costruito con Teresa Bidognetti. Ma non lo pensa solo lei perchè in questa parte dell'ordinanza, la "zietta" si duplica. A Filomena Iorio si aggiunge infatti Iolanda Iorio, sua sorella e dunque le ziette parlano in coro bollando di infamia D'Angelo ma anche Teresa Bidognetti, considerata completamente fuori dalle dinamiche e dagli interessi della famiglia ma nonostante questo ancora protetta affettivamente dal padre e dal fratello Gianluca.

Il dettaglio va letto perchè è un intreccio di storie e di trame familiari, e non manca il gossip visto che a un certo punto Katia afferma di aver condiviso con suo padre nel corso di un colloquio col padre, che di li a poco Teresa silurerà, dopo aver mollato il marito Emanuele Cecoro, anche Vincenzo D'Angelo. Lo dicono perchè Cicciotto nota che la sua figlia minore è accompagnata stabilmente al carcere di Parma da un certo Nicola Kader, che potrebbe presto, secondo lui e secondo Katia, sostituire "il ricottaro" nel cuore della figlia.

Qui sotto il testo integrale dello stralcio dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/hwet83g

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Francesco Bidognetti disperato minaccia il suicidio. Parola per parola, i due drammatici colloqui in carcere tra il super boss e le due figlie Katia e Teresa che litigano per i soldi

Verrebbe da pensare, se non si trattasse di un pensiero un pò aberrante e se il ricordo del sangue fatto versare da Francesco Bidognetti direttamente o con i suoi ordini di morte, non riportasse questa sensazione nell'ambito di una logica razionale che questa figura di padre incarcerato da 25 anni che ha resistito riuscendo a comandare ancora dalla cella, nonostante il 41 bis, attraverso un linguaggio in codice ma soprattutto attraverso certi avvocati, trasformati in messaggeri, suscita un pò di tenerezza perchè la sua scorza, rimasta intonsa nonostante il profluvio di ordinanze e di provvedimenti restrittivi, nonostante gli ergastoli in serie divenuti condanna definitiva, viene consumata dai dissidi nati e consolidatisi tra le due figlie Katia e Teresa.

La canzone è sempre la stessa: Teresa si lamenta dei pochi soldi ricevuti, soli 6/700 euro al mese rispetto a ben altre cifre, incassate in passato; Katia che vorrebbe sgranare il rosario di tutte le mancanze e di tutti i cattivi comportamenti della sorella minore davanti al padre, non potendolo fare.

Il tutto suscita una tensione altissima, in cui anche il linguaggio in codice, necessitato dal fatto che i colloqui al 41 bis sono filmati e registrati ordinariamente, va a farsi benedire. Francesco Bidognetti è furioso, impartisce ordini perentori ma si rende conto che ha difficoltà a far breccia nelle due figlie. Teresa lo esaspera con le lettere che gli scrive e che Bidognetti sa bene che dovranno passare per la censura, finendo sulla scrivanie dei magistrati. Sa bene che si tratta di lettere compromettenti, che sua figlia Teresa non riesce a comprendere la portata e la gravità di certe frasi scritte la loro interno. Arriva addirittura a minacciare il suicidio il boss, reso fragile dall'impossibilità di mettere pace in famiglia.

Guarda alla scarcerazione del fratello Michele che dovrebbe verificarsi di li a poco, come una vera e propria panacea, come un modo per mettere un pò di ordine in un clan ormai scompaginato e sconclusionato. Si capisce bene che Bidognetti, oltre a temere le conseguenze di ciò che la figlia Teresa scrive nelle lettere, in termini di ricaduta giudiziaria, è amareggiato dal fatto che un boss della camorra non può essere considerato dai suoi adepti inadempiente rispetto alle necessità dei figli.

Alla fine, alzandosi in piedi propone a Teresa una sorta di liquidazione, una tantum, una cifra su cui la giovane dovrebbe costruire la sua esistenza, oppure le propone di aspettare l'uscita di Michele Bidognetti dal carcere per capire se qualcuno si sta approfittando dei soldi riscossi con le estorsioni, negandoli alla figlia minore.

La proposta di una liquidazione fa dire agli inquirenti che Bidognetti era ancora 2 o 3 anni fa in condizione di garantire la corresponsione di grandi cifre di denaro, al punto da pensare che il suo patrimonio, abilmente occultato sotto molti strati e sotto molte paratie di prestanomi e affini, fosse ancora ingentissimo.

Qui sotto il testo integrale dello stralcio dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/zc4wn2s

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Katia e Teresa Bidognetti se le danno di santa ragione davanti ad un Cicciotto esterrefatto. "Ti schifo dalla testa ai piedi". "Tu te la fai con Francesca Carrino, nipote di quella che ha rovinato la nostra famiglia". E ancora: "Chi ti pensi di essere la figlia di Berlusconi?". E tanto altro ancora

Ormai delle sorelle Bidognetti, i lettori di Casertace conoscono il mondo esteriore e in qualche modo anche quello interiore. I duelli tra le due sono a distanza quando a Casal di principe o in provincia di Caserta; diventano veramente rusticani da corpo a corpo quando al contrario si incontrano e questo succede, ineluttabilmente, davanti ad un sempre più annichilito e sconfortato Francesco Bidognetti, padre che vorrebbe continuare a fare il boss, unica cosa che ha fatto nella sua vita, dunque vorrebbe impartire ordini sulle modalità con cui devono funzionare le azioni dei camorristi che ancora oggi gli sono fedeli. Ma le due figlie lo travolgono letteralmente con i loro problemi. Teresa dice di essere sul lastrico, perché Katia le ha tagliato i viveri. Quest'ultima risponde che i tempi sono cambiati, fa capire che l'attività estorsiva e criminale non rende più come una volta, e che lei ha due figli e non può prendere troppi rischi, occupandosi personalmente delle riscossioni estorsive.

Ma le contestazioni della figlia minore diventano straripanti con tanto di frasi ad effetto: "papà ti posso dire una cosa?...ti devo dire una cosa... se tu vai appresso a questa (accenna a BK) allora a me non interessa piu'... il mio fidanzato lavora... tiene un posto di fatica tiene un bar...secondaria cosa, a me della vita sua (accenna a BK) non interessa però tutti e cinque siamo uguali? O lei è la figlia di Berlusconi e noi siamo figli di nessuno?".

Teresa aveva appena finito di spiegare, un po' maliziosamente al padre, che quando la sorella stava col marito Giovanni Lubello a lei non sono mai mancati 3000 euro al mese, stabiliti dal padre. A questo punto Katia sbotta e subito dopo che Teresa prova a stimolare la mozione degli affetti parlando al padre del figlio che ha in grembo, prima invita la sorella e il convivente ad andare a lavorare, visto che hanno deciso di fare un figlio, guadagnandosi la risposta pubblicata qui in alto, poi la stoccata potente e suggestiva: Katia svela al padre che Teresa ha ripreso i rapporti con Francesca Carrino, nipote di Anna Carrino, cioè colei che fu ferita nell'agguato organizzato da Peppe Setola e da Gianluca Bidognetti, fratello di Teresa e Katia, per vendicare il padre per il pentimento della seconda moglie.

Qui, Cicciotto, mastica amaro e, stavolta parla rivolgendosi alla figlia Teresa: " Ti voglio dire una cosa sola.. non parlare a quella gente là di me... perché ad inguaiare me e i figli miei è stata proprio quella famiglia là....".

Il resto sono carinerie assortite, come quando Teresa dice di Katia: "Papà ti posso dire una cosa... allora io... io personalmente a me di questa (indica BK) non me ne fotte proprio perché io la schifo dalla testa ai piedi... la schifo e non mi interessa...io sto puzzata di fame, uno; secondaria cosa, tengo un bambino nella pancia e non so piu' come portarlo avanti...".

Per chi volesse seguire il filo di tutti questi colloqui tragicomici, si può accomodare qui sotto, leggendo lo stralcio integrale, da noi scelto per il focus di oggi, della recente ordinanza, che ha portato all'arresto, tra gli altri, delle due sorelle e a una nuova, ennesima incriminazione per Francesco Bidognetti, costretto, in pratica, dalle liti delle figlie, ad abbandonare ogni circoscrizione durante i colloqui, regolati dal regime del 41 bis.

Qui sotto l'estratto dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/hmh9o5p

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Katia, Teresa Bidognetti e quel "pisciaturo" di Gaetano Cerci. Il boss: "Ditegli di trovare 5 mila euro per gli avvocati"

Delle carinerie di cui le sorelle Bidognetti si gratificano vicendevolmente sulla consistenza economica, materiale e morale dei loro rispettivi compagni, abbiamo già scritto in precedenti articoli. Oggi, per chi si fosse perso le puntate precedenti vi riproponiamo in calce il passaggio originale in cui un sempre più sconcertato Francesco Bidognetti ("Fate bene a non venirci più qua a trovarmi", così si sfoga) ascolta, al di la del vetro del carcere la lite furibonda tra le figlie e le recriminazioni reciproche relative anche alle scelte sentimentali.

Successivamente proponiamo una interessantissima fase dello stesso colloquio durante il quale il boss viene informato dalle figlie sul fatto che gli avvocati non sono, questo lo aggiungiamo no come chiosa di commento, quelli di una volta. Ora i soldi li vogliono con puntualità e con precisione temporale. I professionisti in questione sono l'avvocatessa Cardone e l'avvocato Martino. Occorrono 5 mila euro subito soprattutto per liquidare la prima che Bidognetti dice di voler revocare. E qui inizia, dopo i piatti in faccia nei minuti precedenti, un dialogo in cui i protagonisti provano a ritornare al linguaggio dei segni e alle parole criptiche.

I 5 mila euro sono indicati dal palmo aperto della mano di Francesco Bidognetti, il quale invita la figlia Teresa a rivolgersi alla solita Zietta che poi è Filomena Iorio, figlia di Pasquale Iorio, zio del boss e residente in via Firenze a Casal di Principe, accanto alla casa dei Bidognetti. Filomena Iorio vive con i suoi tre figli, due femmine e un maschio e con la sorella nubile Iolanda. Suo marito o ex marito è quel Gaetano Cerci che Francesco Bidognetti individua come colui che dovrebbe reperire i 5 mila euro, tra lo scetticismo delle figlie che hanno già potuto sperimentare l'inaffidabilità di Cerci su questo terreno. Ma occorre mettere una toppa, in attesa della tanto desiderata scarcerazione di Michele Bidognetti, fratello di Cicciotto, l'unico ad avere la possibilità di accedere a risorse finanziarie, probabilmente segrete.

Anche Francesco non è molto convinto delle qualità di Gaetano Cerci a cui regala il graziosissimo epiteto di "pisciaturo". Il resto lo leggete nel testo dell'intercettazione del colloquio che pubblichiamo qui in calce.

Qui sotto il testo integrale dello stralcio dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/jsayytv

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La saga dei Bidognetti, ovvero Katia e Teresa show. "Papà, non esiste più la camorra di una volta. Qui non paga più nessuno." E Cicciotto mastica amaro

La lunga serie di colloqui in carcere tra Francesco Bidognetti e le due figlie Katia e Teresa si conclude, nel capo R con alcuni contenuti riguardanti "i bei tempi che furono". Bei tempi criminali, aggiungiamo noi. Quelli che, all'interno delle 4 mure del carcere, Francesco Bidognetti ritiene siano ancora in auge, mentre le figlie gli dicono, riportandolo alla realtà, che le grandi entrate, provenienti dall'attività estorsiva sono finite. Ancora una volta il boss usa un epiteto non carinissimo nei confronti di Gaetano Cerci. Ieri abbiamo riportato il passaggio in cui lo definisce "pisciaturo", oggi quello in cui lo adita "scimunito". Lo dice quando ancora una volta, al cospetto delle figlie si domanda e domanda perchè da Gaetano Cerci non arrivi un sostegno economico alle necessità di famiglia.

Successivamente salta fuori un uomo misterioso che in questa parte dell'ordinanza non viene identificato.

"Quello di Aversa", è sicuramente un ras delle estorsioni che in passato, "fino a un anno e mezzo, due anni fa" chiosa Katia Bidognetti, consegnava sistematicamente somme di denaro provenienti dal pizzo, alle figlie del boss, mentre ora lo fa solo rarissimamente. Insomma, è l'attestazione di un impero criminale che tramonta.

Poi il terzetto si sofferma a lungo sulla condizione di Gianluca Bidognetti, figlio del boss e di Anna Carrino, al pari delle due sorelle.

Cicciotto recrimina sulla scelta operata dal figlio "di mettersi appresso a quei due" riferendosi a Giuseppe Setola e Alessandro Cirillo cioè i super killer a cui Gianluca Bidognetti si aggregò anche nel tentativo di far fuori Francesca Carrino, nipote di Anna Carrino. Per quello, Gianluca Bidognetti si è fatto 8 anni di carcere. Il padre spera che gli siano serviti per non sbagliare più. Ma non si capisce bene a cosa si riferisca quando dice ciò, se a una retta via che ci sembra improbabile visto che il boss continua ad essere alla ricerca di proventi di attività criminale o se si riferisce ad una più esperta avvedutezza che consente a Gianluca di non farsi pescare più in fallo.

E così termina l'ultimo colloquio pubblicato che consente all'autorità inquirente, la dda, con pieno riscontro del gip, di considerare esistenti i gravi indizi di colpevolezza per Teresa Bidognetti, ma solo per il reato dio ricettazione, non per quello di estorsione e dunque senza connessioni con il 416 bis.

Espressamente, proprio in coda alla declinazione del capo R viene detto che la dda non ha chiesto l'applicazione di misure cautelari coercitive a carico di Vincenzo D'Angelo, compagno di Teresa, già titolare o dipendente ('sta cosa non si è capita bene) dell'ex bar sito a via Galatina, in Santa Maria Capua Vetere, il Figli delle Stelle.

Qui sotto il testo integrale dello stralcio dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/gsx7onl

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Quando Katia Bidognetti si incazzava ... Un noto imprenditore rischiò di essere ucciso per aver negato un abbonamento gratis alla figlia di Cicciotto. Cifra per cifra, la valanga di quattrini intascati da Anna Carrino e dalle figlie

La illustrazione del capo A dell'ordinanza che ha scompaginato l'ultima struttura del gruppo Bidognetti, con tanto di arresto delle figlie di Cicciotto e'mezzanotte cioè Katia e Teresa, contiene le testimonianze di moltissimi pentiti. Alcuni di loro parlano proprio della figlia maggiore del boss e di Anna Carrino. E' la stessa madre di Katia Bidognetti a raccontare agli inquirenti quello che era l'assetto economico di cui ha goduto per anni. 5 o 6 milioni al mese ai tempi della lira, garantiti da Aniello Bidognetti, poi per voler diretto di Francesco Bidognetti, un significativo aumento, fino a un fisso mensile di 7 mila 750 euro al mese più altri soldi che l'altro cognato Michele Bidognetti nell'ordine di 10 0 20 mila euro garantiva ogni tanto e una tantum.

Quando Katia si sposa con Giovanni Lubello il padre ordina dal carcere alla convivente di dividere il suo appannaggio passando 3 mila o 3 mila 500 euro alla nuova famiglia della figlia, Questo accade proprio alla vigilia della decisione di Anna Carrino di lasciare Casal di Principe, avendo già maturato l'idea di chiudere i conti con la camorra e il clan, diventando collaboratrice di giustizia.

Katia Bidognetti fa una vita speciale, al pari di sua sorella: abiti griffati, vacanze estive di gran lusso e tanti altri divertimenti che nessun coetaneo avrebbe potuto consentirsi. Possiede le stimmate della camorra. E questo lo si capisce da un episodio raccontato dall'altro collaboratore Francesco Diana. La donna chiede un abbonamento gratuito al titolare del lido "Il timone" di Castel Volturno, già sotto estorsione del clan. Ma questo rifiuta dicendole che al massimo avrebbe potuto praticare uno sconto.

Non l'avesse mai fatto: un vero e proprio plotone di "gente per bene" formato dallo stesso Francesco Diana e da Michele Barone, Cosimo Migliore, Alessandro Bamundo, Enrico Stasi, Pasquale Marrone e Francesco Avolio. un'invasione che terrorizza il titolare il quale sa bene che se si fosse opposto ancora avrebbe rischiato di essere ucciso per cui il suo rifiuto viene trasformato in un equivoco e al gruppo di pericolosissimi che invade il suo lido dice che lui non si sarebbe mai permesso di negare un abbonamento alla figlia di Francesco Bidognetti. Risultato finale: di abbonamento gratis nella prima fila degli ombrelloni il lido "Il timone" ne sgancia 5, pagando anche un ulteriore dazio alla "imprudenza" legato allo "scazzo" avuto nei confronti della richiesta di Katia Bidognetti che si sovrapponeva alla consueta pratica della corresponsione del pizzo alla stessa area o corrente del clan dei Casalesi.

Qui sotto il testo integrale dello stralcio dell'ordinanza

http://tinyurl.com/hz29sdw

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Katia Bidognetti pozzo senza fondo: a lei i soldi dell'impresa di pompe funebri Concordia. La decisione di Peppe Setola e il listino prezzi per i funerali dei camorristi

Bidognetti & Concordia: un binomio inscindibile. La famiglia di camorra tra le più importanti, appartenente alla cupola Casalese, socia di fatto da decenni dell'impresa di pompe funebri non a caso più sviluppata e a maggior fatturato di tutto l'agro aversano e di buona parte del Basso Volturno.

Nella recente ordinanza sui nuovi canali di finanziamento alle vite complicate delle figlie di cicciotto, emerge con chiarezza, attraverso una serie di testimonianze di collaboratori di giustizia, tutte integrabili e coerenti nella loro costruzione logica, che i soldi della concordia hanno continuato a finire nelle mani degli eredi di Cicciotto, soprattutto in quelle del fratello Michele, fino a quando è stato a piede libero, e nelle mani di Katia, quando questa era sposata e viveva insieme a Giovanni Lubello, anima della riscossione sia delle quote estorsive sia delle quote di partecipazione societaria com'era, senza ombra di dubbio, alla luce di quello che raccontano i collaboratori di giustizia Luigi D'Ambrosio (uomo degli Schiavone a cui il figlio di Sandokan dice di non interferire sulle cose della Concordia), Emilio Di Caterino e soprattutto Francesco Diana, economo "supremo" di tutto il clan dei Casalesi e conoscitore di ogni flusso di danaro attraverso quello che gli riferivano i suoi sottordinati, cioè i cassieri delle varie fazioni, nel caso di specie Vincenzo Pellegrino, che per un lungo periodo ha dato ordine ai conti dei Bidognetti.

In questa parte dell'ordinanza è interessante anche un pezzo di racconto fatto da Anna Carrino, la quale tira, ancora una volta, pesantemente in ballo sua figlia Katia, affermando che questa non si accontentava della metà della cifra mensile di 7500 euro che alla Carrino veniva consegnata per ordine di Cicciotto, e che questa ad un certo punto a puntato direttamente alle partecipazioni societarie dei Bidognetti, sia per quanto riguarda la Concordia che per quanto riguarda la Cobit.

Dai racconti dei pentiti escono fuori anche particolari non direttamente collegabili alla struttura dell'accusa nei confronti di Katia Bidognetti, ma pur sempre utili a comprendere anche gli stili di vita determinati dal rapporto osmotico tra camorra e impresa.


Luigi Tartarone, al riguardo, snocciola i numeri di un vero e proprio listino prezzi. Spiega quanto pagavano per un funerale gli affiliati al clan dei Casalesi, 1500 euro a fronte dei 4500/5000 ordinari, e quello che pagava un non affiliato ma raccomandato da un esponente del clan, cioè 2500/3000 euro.

Uno di cognome Martino, di cui Tartarone dice di non ricordare il nome di battesimo, sarebbe stato l'uomo che, per molto tempo, sin dagli anni '80, ha gestito i conti e le rimesse finanziarie dentro alla relazione tra impresa Concordia e famiglia Bidognetti.

Nello stralcio di ordinanza che pubblichiamo qui sotto, leggerete anche l'estratto di un interrogatorio del pentito Oreste Spagnuolo, uno dei componenti del gruppo di fuoco di Giuseppe Setola.

Non ha una conoscenza perfetta del rapporto tra Concordia e famiglia Bidognetti. Ricorda, invece, che nel folle periodo, fortunatamente non lunghissimo, in cui Setola ha terrorizzato mezza provincia di Caserta, questi espropriò la titolarità di Gianluca Bidognetti, figlio a sua volta di Cicciotto e di Anna Carrino, della facoltà di riscuotere i soldi della Concordia perchè, leggete bene, scappa quasi da ridere, a suo dire Bidognetti junior "non aveva il giusto equilibrio" per gestire quei quattrini.

Il che, detto da un "doroteo" convinto, da un uomo di mediazione e di pace come Peppe Setola, è un concetto che va indubbiamente preso con molto rispetto.

Lo stralcio dell'ordinanza:

http://tinyurl.com/j677va7

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Katia e Teresa Bidognetti si "schifavano" al punto da fregarsi sottobanco con i soldi. Ecco come

Altre due testimonianze allegate alla maxi ordinanza di mille 200 pagine, firmata dal gip Maria Luisa Miranda, che ha portato a scompaginare l'ultima generazione della fazione Bidognetti del clan dei Casalesi con tanto di arresto di Katia e Teresa Bidognetti, cioè delle due figlie del boss.

E' ancora una volta la madre delle sue, Anna Carrino, divenuta collaboratrice di giustizia a descrive alcuni particolari dei flussi di danaro che, ancora in tempi d'oro per la camorra, le arrivavano. Ben 20 mila euro a Natale e altri 20 mila euro, consegnati a lei da Michele Bidognetti, suo cognato in quanto fratello, ultimamente prediletto, di Francesco Bidgnetti, detto Ciccotto e Mezzanotte.

Una battuta va sottolineata di Anna Carrino. E riguarda le lamentele che la figlia Katia, periodicamente esprimeva, anche al cospetto del padre per la riduzione dei soldi, frutto delle rimesse estorsive. "Queste difficoltà che Katia lamentava - dichiara Anna Carrino nell'interrogatorio del 10 marzo 2008 - non erano corrispondenti alla realtà, ma dovute alla volontà di tenere un alto tenore di vita, connotazione che era comune a mia figlia ed anche al marito Lubello Giovanni."

La sensazione che abbiamo maturato leggendo queste pagine dell'ordinanza e mettendo in combinazione le tante parole pronunciate da pentita, da Anna Carrino, e quelle pronunciate da probabile e impenitente camorrista, da Katia Bidognetti è che la questione dei soldi ha mosso diverse situazioni nelle dinamiche familiari dei Bidognetti relativamente anche a scelte di vita effettuate dai suoi componenti.

Katia, dunque, abituata al lusso, come abituata al lusso era stata la stessa Anna Carrino per sua ammissione diretta. E allora, ovviamente, Teresa Bidognetti, cioè l'ultimogenita, non poteva sottrarsi all'attitudine comune delle donne di famiglia, solo che Teresa si muoveva da battitore libero, così, un pò estemporaneamente.

Qualcosa l'avevamo capito dalle molte liti tra le due ragazze, intercettate durante i colloqui in carcere con il padre. Una conferma a questo dato la offre Umberto Venosa, un altro che ha scelto di diventare collaboratore di giustizia e che è perfettamente al corrente di tutte le dinamiche estorsive, riguardanti il periodo in cui la fazione Bidognetti cominciava ad avvertire la crisi, legata soprattutto alla montagna di arresti da essa subiti.

Umberto Venosa parla di liti, di frizioni, anche di un pestaggio subito da Andrea Bortone in carcere relativamente al sospetto reciproco dei
fonte: FormiaLibera.iT   di: Formia Libera


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