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sabato 21 gennaio 2017
Il lungomare costruito dagli antichi Consoli o Ipati per collegare Gaeta alla Via Appia
Recensione dell'opuscolo di Erasmo Valente titolato " Via Indipendenza un dono degli Ipati".
letture: 1193
Storia del territorio: In questo opuscolo dedicato a suo figlio Vincenzo, giovane ingegnere scomparso prematuramente per un incidente stradale, Erasmo Valente, mio caro compagno di banco alla scuola media, ci illustra la costa di Gaeta in epoca romana e i lavori che si sono resi necessari per collegare in modo diretto Gaeta a Formia ed in definitiva alla Via Appia, costruendo, nell'VIII secolo d.C., una strada lungo la costa di levante.

Con linguaggio semplice, chiaro e stringato l'autore in poche pagine ci dimostra la sua tesi.

La prima tappa fondamentale è la costruzione della via Flacca nel 184 a.C., opera che favorì l'insediamento di numerose ville romane lungo la costa tra Sperlonga e Formia, e lungo il litorale di Gaeta tra Punta Stendardo e Vindicio.

Detti insediamenti si svilupparono tra il 150 a.C. e il II secolo d.C.. Numerose ville sorsero proprio nell'attuale centro storico di Gaeta S. Erasmo: "Ville romane sorsero proprio di fronte al mare nelle zone oggi indicate come Via Bausan, Piazza Cavallo, Piazza Episcopio, Via Docibile, Piazza Traniello, Via Faustina Piazza Conca, di fronte alla SS. Annunziata (Istituto fondato proprio sopra il molo di servizio di una villa romana là esistente, molo denominato "Pietramala"; inoltre è verosimile che l'odierna "Salita Annunziata" si sia sovrapposta alla scalinata che portava al piano superiore di quella villa), nonché nei pressi della porta Carlo III."

Nella cartina che segue una ipotesi di restituzione della costa tra Punta Stendardo e la località "Peschiera" nei primi secoli dell'impero sviluppata alcuni anni fa da ricercatori locali con la partecipazione e la supervisione di funzionari
della Soprintendenza Archeologica del Lazio.

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Sappiamo che altre grandi ville munite di approdo si trovavano in piazza della Libertà dove vi sono oggi il municipio e la scuola elementare Virgilio, Villa delle Sirene, La Peschiera, Calegna, Pizzone, Conca, Artacia Fons e l'Arcella, dove vi è oggi l'albergo "Villa Irlanda". In corrispondenza dell'arco romano di "Mare All'Arco" noto anche come "Arco della Madonnella", vi era il molo di servizio della villa di Lucio Sempronio Atratino.

Nella cartina che segue una ipotesi di restituzione della costa tra la località "Peschiera e "Conca" nei primi secoli dell'impero sviluppata dagli stessi autori.

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Lungo la spiaggia di Vindicio si trovavano poi, a seguire, due insediamenti subito dopo il fossato di Pontone, quindi il tempio di Apollo presso la diramazione per l'Appia e un altro poco prima della salita che conduce all'Appia. In questo tratto di costa, sebbene le ville si trovassero presso il mare, non si è riscontrata la presenza di moli o di approdi a causa della presenza della spiaggia. L'ultimo molo affiancato da piscine sul lato Gaeta, si trovava nei pressi della foce del fossato di Pontone. Il tratto di costa tra Conca e Formia era servito dal ramo della via Flacca che aggirava sul lato mare "Monte di Conca".

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"Ora, il fatto che le ville confinassero l'una con l'altra e la presenza accertata di scali marittimi e porticcioli a servizio di queste ville suggeriscono chiaramente che, tra il 150 a.C. ed il IV secolo d.C., l'intero litorale da Gaeta S. Erasmo a Conca poteva essere percorribile solamente con difficoltà ed esclusivamente mediante una via formata dall'unione di tratti di strada pubblica, con sentieri sterrati o viottoli privati di collegamento tra le ville stesse."

Queste ville furono per lo più dimore estive e di vacanza di importanti personaggi come Lucio Marcio Filippo marito della sorella di G. Cesare, Domiziano, Antonino Pio, Galba, Faustina minore. Quelle di Lucio Sempronio Atratino e Lucio Munazio Planco erano posizionate in alto, ma non è escluso che avessero approdi e/o piscine lungo la costa come a Villa delle Sirene e tra Porta Carlo III e Porta Carlo V.

"Durante il IV secolo , le cose incominciarono a peggiorare per Roma. La situazione economica e militare dell'Impero si fece difficile. Mantenere queste ville divenne sempre più oneroso ed inutile. Pian piano esse cominciarono ad essere tutte dismesse o abbandonate tanto che alla fine del IV secolo nessuna villa venne più utilizzata.
Nel 410 Alarico mise a sacco Roma; nel 455 i Vandali saccheggiarono di nuovo Roma; nel 476 Odoacre depose Romolo Augusto.
Fu la fine dell'Impero Romano d'Occidente e l'inizio dell'Alto Medioevo."


Nel 586 Minturno, Formia e Fondi furono distrutte dai Longobardi, e parte dei loro abitanti cercarono rifugio sulla punta di Gaeta, dove organizzarono una prima valida e provvisoria difesa, convinti di ritornare un giorno nelle loro città, cosa che non si avvererà mai più a causa delle continue incursioni barbariche e piratesche nella zona. (Di seguito il castro romano presso l'estrema punta del promontorio di Gaeta, particolare ripreso dalle cartine di cui sopra).

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E così che questi rifugiati rinforzando giorno dopo giorno le loro difese e sviluppando in loco le loro attività per vivere finirono con il creare una nuova città, forse senza averlo programmato.

Peraltro dice Valente:"l'estremità della nostra penisola, di certo raggiungibile via mare , era molto difficile da raggiungere via terra in quanto, la strada che pur esisteva lungo il litorale e composta come abbiamo già detto, dopo oltre 300 anni di abbandono e di assenza di ogni forma di manutenzione, senz'altro doveva essere inagibile
Dunque alla fine del VII secolo la nostra piccola Gaeta racchiusa entro la prima cinta muraria, sebbene molto ben collegata via mare, veniva a trovarsi praticamente isolata via terra.

La necessità di superare questo grave limite "...spinse il Governo della Città ad avviare la progettazione e poi la realizzazione di una nuova e lunga strada carrozzabile ad andamento non proprio rettilineo e pianeggiante, con inizio del suo percorso nella zona del porto di Gaeta S. Erasmo. Essa si sovrapponeva e sfruttava ove possibile tratti di strada o sentieri di epoca romana, intercettava la Flacca in località di Conca e quindi , tramite la Flacca stessa, arrivava a Formia dove si congiungeva con l'Appia."

La costruzione di detta strada comportò notevoli lavori che cambiarono praticamente la configurazione della costa:
- le ville romane situate fra punta Stendardo e Piazza Carlo Terzo furono quasi interamente demolite e per dare spazio alla nuova strada, il materiale di risulta fu riversato in mare;
- da piazza Carlo III e fino a Salita dei Cappuccini dove vi erano i moli e le banchine delle ville situate più all'interno, non fu necessario eseguire demolizioni e riempimenti e la nuova strada, sempre sovrapponendosi ove possibile sui tratti viari di origine romana, è risultata essere quasi rettilinea;
- dall'inizio di Salita dei Cappuccini e fino a Calegna, la nuova strada fu progettata per sovrapporsi all'antica strada romana, ma rispetto a questa fu realizzata più larga e spaziosa;
- da Calegna e fino a S. Carlo, non fu necessario effettuare grossi interventi;
- infine, da S.Carlo e fino a località Conca, fu necessario demolire alcune strutture romane situate sul litorale per realizzare l'ultimo tratto di strada di collegamento con la Flacca che come detto giungeva presso Conca.

Questa nuova strada, ci ricorda poi l'autore, rimase inalterata per molti secoli. Un primo sostanziale mutamento di percorso si ebbe tra gli anni 1516 - 1538 sotto l'Imperatore Carlo V che cinse tutta Gaeta con un nuovo e formidabile sistema di mura, di cui ne vediamo ancora una parte oggi. Nell'occasione fu realizzata la porta detta "Porta di Terra", ancora esistente e che ha dato il nome al quartiere, attraverso cui la nostra strada è stata obbligata a passare.

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Una seconda variazione di percorso dello stesso tipo si ebbe ad opera di Carlo III di Borbone che nel 1736, per potenziare il sistema difensivo dell'ingresso alla fortezza, tra "Porta di terra " e Montesecco realizzò una seconda porta, quella di fronte a cui è stato poi costruito l'ufficio postale centrale, ed oggi chiamata Porta Carlo III.

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Nel 1852 Re Ferdinando II di Borbone per motivi militari spianò l'altopiano di Monte Secco e con il materiale di risulta realizzò gli imbonimenti e le scogliere per costruire un nuovo lungomare chiamato Corso Attico, di cui ne vediamo un tratto nella cartolina riportata di seguito.

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Nell'occasione si rese necessario riempire con la sabbia di Serapo gli specchi acquei che si formarono tra la nuova strada e la costa come "Piazza Mazzoccolo" e "Mare all'Arco". In corrispondenza della darsena di villa delle sirene furono costruiti due ponticelli per permettere alle barche di passare sotto di essi, ma più tardi, nel 1869, a causa dei cattivi odori che sviluppavano in questo piccolo porto, in gergo "Il Mandracchio", fu necessario imbonire anche quest'ultimo con sabbia di Serapo.


Con la costruzione di Corso Attico, l'attuale via Indipendenza divenne una strada del tutto secondaria e funzionale al solo quartiere che si sviluppava ai suoi lati, essa diveniva insomma una strada locale non più necessaria per i collegamenti tra Gaeta e Formia e in definitiva con l'Appia. Con il tempo si perse la conoscenza della sua funzione storica originaria e delle motivazioni che avevano indotto gli antichi Consoli o Ipati di Gaeta, ed in particolare il Conte Anatolio I, a volerne la realizzazione alla fine della prima metà dell' VIII secolo.

Un ringraziamento quindi ad Erasmo Valente per aver saputo individuare l'origine di Via Indipendenza con la sua raffinata analisi storica basata non solo su documenti bibliografici e di archivio, ma anche sulla attenta lettura dei luoghi ancora oggi contrassegnati da resti di costruzioni romane e tuttora visibili lungo tutta via Indipendenza.

di: Agostino Di Mille


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