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Home » News » Webzine » Politica » Giallo Raggi Ecco chi vuole el...
giovedì 05 gennaio 2017
Giallo Raggi Ecco chi vuole eliminarla & i maxi affari in pentola
letture: 474
Il nuovo stadio della Roma. Marcello De Vito | Virginia Raggi
Il nuovo stadio della Roma. Marcello De Vito | Virginia Raggi
Politica: Una bomba ad orologeria sta per essere innescata sotto al Campidoglio? Virginia Raggi ha i giorni contati?
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E, contemporaneamente, comincia l'assalto dei grandi predoni ai miliardi di danari per opere pubbliche & private, a cominciare dallo stadio della Roma fino ad un clamoroso ritorno delle Olimpiadi?


Di tutto e di più nel gennaio bollente che comincia, tra voci, intrighi e veleni. Fanno capolino alcuni "segnali", vi sarebbe una deadline fissata per febbraio, vi sono tracce di un maxi Fondo, uno degli strumenti oggi di moda tra le finanze creative per lorsignori e letali per le tasche dei contribuenti. E c'è una "gola profonda" che parla: e dettaglia uno spaccato da vero giallo politico-finanziario che tira dentro i prossimi scenari del Campidoglio.


Cominciamo proprio dal racconto di chi conosce a fondo non solo i vecchi sacchi di Roma, ma soprattutto quelli che si stanno delineando.


TUTTA L'OPERAZIONE, MINUTO PER MINUTO

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"Sta per partire l'operazione anti Raggi. Entro una decina di giorni la sindaca sarà convocata in Procura. Verrà interrogata dai pm sui casi Marra e Romeo: dopo il materiale già raccolto e il parere espresso dall'Anac è probabilissima la richiesta di rinvio a giudizio per abuso d'ufficio. Grillo ha appena varato il nuovo codice ma servirà a poco, perchè comincerà una nuova ondata mediatica. E soprattutto prenderà fiato la fronda grillina, capeggiata dal nemico storico della Raggi, il presidente del consiglio comunale Marcello De Vito, forte dell'appoggio di un'altra rivale storica, Roberta Lombardi. Ma il personaggio chiave è Stefano Zaghis, da sempre vicino a De Vito".


"Una delle questioni calde sul tappeto è l'affare stadio, che proprio in questi giorni fa registrare tappe significative. L'assessore Paolo Berdini ha preso posizione, bisogna limitare le cubature per restare entro gli ambiti del piano regolatore, lo ha detto anche ad Otto e mezzo. Ma gli interessi forti sono 'più forti' di lui. C'è stato un incontro di fine anno dell'amministrazione rappresentata da Raggi, De Vito, Frongia e Berdini con la Roma calcio e il suo direttore generale Mauro Baldissoni, e il costruttore Luca Parnasi: al centro proprio le cubature e una serie di appalti da milioni di euro correlati allo stadio. Ma la novità è che, nelle stesse ore, il gruppo Parnasi ha siglato un memorandum d'intesa con Idea Fimit per la creazione di un apposito Fondo che gestirà tutta l'operazione. Anche se è formalmente uscito da Fimit per accasarsi con Prelios, Massimo Caputi è uno dei veri registi dell'operazione".


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Prosegue la ricostruzione dei prossimi scenari. "Una occasione assolutamente da non perdere per il gruppo Parnasi, che non naviga in acque tranquille, vista la pesante esposizione debitoria nei confronti delle banche, in primis di Unicredit. Nel progetto è prevista anche la realizzazione del nuovo quartier generale di Unicredit, mossa strategica per legare sempre più i destini del gruppo a quelli dell'istituto di credito: proprio per questo occorre bypassare le resistenze di Berdini e limitare il più possibile i tagli alle cubature".


"Se la Raggi cade a febbraio può tornare in pista quello che si pensava ormai morto e sepolto, le Olimpiadi a Roma. Da sciocchi pensare che non solo Giovanni Malagò ma soprattutto i costruttori potessero mai darsi subito per vinti e farsi sfuggire la preda. Che uscita dal portone può comodamente rientrare dalle finestre del Campidoglio. In questo modo potranno essere soddisfatti i desideri dei Caltagirone e della loro Vianini, penalizzati dall'esclusione per lo stadio di Tor di Quinto che va ai rivali Parnasi. Nella nuova grande abboffata romana ce ne sarà per tutti...".


Vediamo di districarci nel labirinto, di decodificare alcuni passaggi e identificare i protagonisti della piece.


ATTENTI A QUEI DUE


Partiamo, sotto il profilo politico, dal tandem d'attacco, composto da Marcello De Vito e Stefano Zaghis. Candidato a sindaco nel 2013, sconfitto alle primarie pentastellate nel 2016 e oggi presidente del consiglio comunale, il primo, 43 anni, avvocato. Suo portavoce e sempre grande amico Zaghis, professione consulente finanziario con un pedigree di 'alto' profilo.

Molto istruttivi alcuni post via Facebook. Così ha scritto il 25 agosto Francesca De Vito, sorella di Marcello e pasionaria grillina della prima ora: "che Virginia abbia sentito il bisogno di circondarsi di 'persone di fiducia' ci può anche stare... malgrado alcune scelte lascino il boccone amaro in bocca a molti... che poi però ogni persona di fiducia, compreso Daniele (Frongia, molto vicino alla Raggi, ndr) debba circondarsi di 'amichetti di merende'... questo diventa inaccettabile!!!! Nessuno ha mai pensato di arricchirsi con il movimento né tanto meno di fare 'piaceri' a qualcuno... non vi permettete di cominciare voi... non ce lo meritiamo e non se lo merita Roma. Ciò che sta avvenendo è inaccettabile!... e noi saremo il vostro peggior nemico!!".


Passiamo ai post natalizi firmati Zaghis. 20 dicembre: "La domanda del giorno è: da dove si inizia a sentire la puzza del pesce? Il pesce puzza dalla capa! (specifico, la capa sono Grillo e Casaleggio Associati). 'Quando sul Fatto abbiamo documentato i metodi poco ortodossi con i quali Virginia Raggi ha messo nell'angolo il suo rivale alle comunarie, Marcello De Vito, ci hanno bollato come 'gossipari'. Quando abbiamo raccontato gli scheletri negli armadi di alcuni assessori (i rapporti di Fiscon con Paola Muraro e i peccati fiscali di Paolo Berdini) non abbiamo ricevuto apprezzamenti ma solo critiche'".


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Roberta Lombardi


30 dicembre, Zaghis 2: "La domanda dell'ultimo dell'anno è: lo Stadio della Roma, e il relativo sviluppo immobiliare al contorno, si farà, se ne farà una parte o non si farà del tutto? A questa domanda ne aggiungo un'altra: chi finanzierà questo sviluppo immobiliare da 1,5 miliardi di euro (traduzione: 'li sordi che ce li mette")? Al momento non so rispondere a queste domande ma il 'combinato disposto' di due boh!, oggi, mi porta a dire che il colpevole è già stato individuato qualora il progetto, per ragioni finanziarie, non venga portato a termine: M5S, Giunta Raggi e Arch. Berdini. Tanto va di moda, sono Non competenti, sono Non vedenti, sono Non trombanti, una colpa in più o una in meno... che vuoi che sia!".


Stile british a parte e romanesco tra parentesi, colpisce soprattutto la quasi rivendicata paternità dell'articolo scritto per il Fatto appena due giorni prima, il 18 dicembre, da Marco Lillo, già autore dello scoop sulla Raggi a due giorni dal voto per il Campidoglio, venerdì 17 giugno, che lo stesso Lillo rievoca: "quando abbiamo analizzato le omissioni di Virginia Raggi nelle sue comunicazioni pubbliche prescritte dalla legge Severino sia sul suo curriculum (praticante presso lo studio di Cesare Previti) sia sui suoi incarichi (Asl di Civitavecchia), il M5S si è chiuso a riccio per difenderla".


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Del resto lo stesso Lillo, sempre sul Fatto, ha dato ampio spazio alle notti dei lunghi coltelli tra Raggi e De Vito, e quest'ultimo vittima di una serie di velenosi dossier confezionati dalla prima. Così riportano alcuni siti il primo luglio 2016, ad esempio Giornalettismo: "Un dossier di Virginia Raggi e Movimento 5 Stelle con accuse contro Marcello De Vito, rivale dell'attuale sindaco di Roma alle Amministrative. E' quanto racconta oggi Marco Lillo sul Fatto quotidiano riportando la testimonianza di chi ha vissuto direttamente lo scontro interno. In sostanza la Raggi avrebbe vinto la sua guerra di potere interna al M5S orchestrando una congiura insieme ad altri due consiglieri comunali, Daniele Frongia e Enrico Stefano".


Un altro sito, nextquotidiano, incalza alla vigilia di Natale, il 19 dicembre: "il dossieraggio contro De Vito, accusato di aver portato Marra in amministrazione. E' falso. E non è nemmeno la prima volta che si tenta di farlo fuori. Come mai?". Non basta: "nel manicomio generato dalle idiozie dell'amministrazione grillina a Roma, a navigare controvento è da sempre Marcello De Vito. L'avvocato vicino a Roberta Lombardi sembra essere l'unico ad aver compreso anzitempo la gravità della situazione e uno dei pochi ad essersi mosso con capacità politiche nel caos generato dalle scelte folli della prima cittadina". Capito?


UNA VITA TRA FONDI & FINANZA


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Ma torniamo a Zaghis. Ad incuriosire è soprattutto il suo denso curriculum, tutto finanza, real estate, fondi & dintorni. Con una stella polare lungo il variegato cammino: quella di Massimo Caputi, il re dei "fondi", oggi in sella alla corazzata Prelios, storico fondatore di Fimit & annesso arcipelago di sigle, a cominciare da quella Idea che è sempre nel suo cuore. Di Massimo Caputi la Voce ha raccontato svariate storie e acrobazie, che potete leggere attraverso le inchieste riportate nei link in basso.


Dal canto suo, è lo stesso Zaghis, via linkedin, ad illustrare il suo fecondo itinerario: Mita Resort srl, Animus srl, Idea Fimit Sgr, P&G Alternative Investments Sgr spa.


La prima società, Mita Resort, vide la luce grazie ad una sinergia tra Caputi - per molti anni gran commis dello Stato in sella a Sviluppo Italia, oggi Invitalia - e il gruppo Marcegaglia, impegnati nel business alberghiero, tra l'altro, in Sardegna. Affaccendata anche negli affari per il G8 alla Maddalena, Mita, con una sua controllata, Palm, guidata - in qualità di amministratore delegato - da Zaghis, uno dei pupilli di Caputi. Ecco cosa scriveva, sull'inchiesta giudiziaria, la Nuova Sardegna il 13 febbraio 2010: "Stefano Zaghis, ad della Palm, in una fase dove ogni atto giudiziario dello scandalo minaccia di tramutarsi in boomerang incontrollabile, preferisce non rilasciare dichiarazioni. Circa le prospettive, la Mita, che in Sardegna possiede Forte Village e nel senese Castel Monastero, punta sulle prossime iniziative, a partire dalla maxiregata. Marcegaglia vuole un lancio in grande stile".


Non proprio un grande stile, invece, quello di Idea Fimit due anni fa in occasione di un altro maxi affare, stavolta nella zona del Divino Amore a Marino, nell'agro romano. Guarda caso, anche allora la creatura di Caputi era gemellata al gruppo Parnasi, impegnato con la sua Ecovillage. Un golpe di cemento e un maxi scempio ambientale sventato in corner per l'impegno di comitati e associazioni. Che così denunciavano: "Parnasi e Idea Fimit premono per cementificare la zona tra il Grotto d'Oro e Santa Maria. L'Inps si sfila a parole ma l'accordo con Parnasi resta. Il Comune di Marino fa carte false per sostenere la devastazione ambientale". E' infatti uno dei soci eccellenti nell'azionariato di Fimit, l'istituto di previdenza, con il 29 per cento delle quote, mentre la maggioranza è nelle mani di Dea Capital (gruppo De Agostini), con un 6 per cento detenuto dalla Fondazione CariSpezia. Sul ponte di comando Emanuele Caniggia, un puledro della scuderia Caputi: ma non ha (Caniggia) "interessenze o partecipazioni", come atipicamente sottolineano in De Agostini.


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Ha fatto sobbalzare negli ultimi tempi perfino i solitamente assonnati ispettori della Consob, la disinvolta gestione di Idea Fimit. Incaricati di dare una sbirciatina ai conti societari da Bankitalia, infatti, gli ispettori Consob hanno evidenziato che "una rilevante quantità di immobili è locata alla pubblica amministrazione", ma hanno soprattutto individuato criticità nella scelta di appaltatori e fornitori, processo esternalizzato e affidato a Innovation Real Estate (quindi a se stessa, visto che si tratta di una collegata Fimit), che ha quindi "cumulato i molteplici ruoli di oggetto che organizza le gare, decide sulle aggiudicazioni e controlla l'operato dei fornitori". Tra amici, insomma.


Del resto, un ex 'controllore' interno, Francesco Sirianni, si è dimesso per aver ficcato troppo il naso in alcuni appalti che avrebbero "evidenziato gravi anomalie", come hanno appena dettagliato gli ispettori Consob.


Last but not least, tra i tanti amici di Zaghis val la penna di citare due nomi. Riccardo Albinati, una vita in Fimit (oggi direttore del Real Estate), una fermata in Grandi Stazioni e esordi in sella a Proger, la finanziaria pescarese creata quasi vent'anni fa da Caputi e destinataria di alcuni appalti anche all'Expo di Milano. Socio di Proger è stato, tra gli altri, Ludovico Greco, figlio del faccendiere Vincenzo Maria Greco, alter ego di 'O ministro Paolo Cirino Pomicino, e vero cuore di Impresa spa (prima della fallimento arcimilionario impegnata nella realizzazione del tram veloce di Firenze, tanto caro a Matteo Renzi).

Tra le amiche, invece, Natalia Zini, impegnata prima in Fimit, poi in Idea Fimit Sgr, quindi in Fimit Sgr sul fronte della 'pianificazione strategica' e del 'controllo di gestione'. Si è fatta le ossa, a quanto pare, con la Romeo Gestioni, la sigla che fa capo all'immobiliarista oggi al centro dello scandalo per gli appalti Consip.


[La Voce delle Voci]

postato da: marinta  


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