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mercoledì 05 ottobre 2016
Cos'era l'arte moderna ? Anzi, cos'era l'arte moderna a Gaeta ?
E chi era Peppino Liguori?
letture: 1704
Gabriele Cena
Gabriele Cena
Gaeta: L'arte moderna a Gaeta, e qualcuno la chiamava pittura astratta ..., era quella cosa strana che nel Maggio '68, in via Annunziata 12, faceva affrettare il passo a chi, incautamente e senza volerlo, passava di fronte alla porta in vetro trasparente della minuscola sala di esposizione.
I pochi curiosi, invece, che avevano il "coraggio" di entrare potevano osservare, con non poca meraviglia ed occhi alquanto stralunati, figure di donne nude con orologi al posto dei seni, strane e coloratissime tavole infantili per giocare, macchie di colori dominanti e saturi sparse sulla carta senza un ordine preciso, quasi per caso ..., insospettabili e mostruosi insetti ricavati da congegni elettronici ed apparecchiature meccaniche non più usate nella loro funzione, e tante altre cose mai viste a Gaeta prima d'allora.
Anch'io, all'epoca tredicenne, avevo timore d'entrare.
Dino Bartolomeo (installazione '71)
Dino Bartolomeo (installazione '71)
Mi sembrava, da fuori, quasi una chiesa, un luogo "sacro" un qualcosa di esoterico e non capibile, comunque riservato agli adulti.
Intanto, tutte quelle forme strane mi attiravano. E continuavano ad attirarmi fino al punto di tentare, con scarso successo, ad utilizzare ritagli di giornali per sviluppare altre forme strane, di ricreare " quel qualcosa " che avevo visto e che, inconsciamente, avevo fatto mio.
Finalmente, e con una certa mia ansia motivazionale, dopo qualche settimana l'amico Peppino si accorse che gironzolavo spesso lì attorno, senza avere il coraggio di entrare e mi invitò a chiacchierare di arte e, solo successivamente, dei miei "lavori".
Inizio, così, un discorso ed una collaborazione durata quasi dieci anni.
Ho imparato a conoscerlo bene, e lui altrettanto di me.
Un pomeriggio, mentre si progettava una esposizione di tre "giovani" artisti gaetani (Dino Bartolomeo, Nicola Nardone meglio conosciuto come Naniky, Dionisio Carli Stienne ) mi vide preoccupato e chiese il perché. Il giorno successivo dovevo sostenere una interrogazione ed avevo, naturalmente, una certa apprensione pur avendo studiato a fondo la materia. Sia alzò, aprì una cartella di serigrafie di Mario Persico, ne scelse una e me la regalò scrivendo in basso, con la matita, la seguente dedica : " perché non sia mai un triste giorno domani ".
Ovviamente, è tra i miei ricordi più preziosi
Tutti, o quasi, abbiamo conosciuto la sua dedizione e d il suo amore per l'arte moderna, la viva "polemica" con l'arte "cittadina", la costruttiva avversione contro ogni forma di epigoneria organizzata a sfondo esclusivamente politico e commerciale, la volontà di fare qualcos'altro di buono per Gaeta ( "la città dormiente" ), la buona predisposizione ad accogliere sotto l'egida della galleria d'arte ogni giovane che fosse animato di intenzioni serie in fatto di cultura, e non ultimo anche lo spirito di sacrificio ( anche economico ) portato avanti per dieci anni.
Ognuno di noi ha un sogno. Il suo era quello di vedere la galleria d'arte costantemente frequentata da un numero sempre più folto di giovani artisti ( pittori, scultori, fotografi, poeti ) che avessero qualcosa da dire , qualcosa da dare e regalare agli altri e, perché no, anche a se stessi.
Non c'era forma di arte moderna che la galleria non aveva ospitato tra le sue mura : la composizione "materica", l'arte concettuale, la poesia visiva, la metagrafica, la optical-art, l'arte ludica e cinetica, le installazioni ambientali.
A tal proposito, per quest'ultima espressione creativa, vale la pena di ricordare una delle primissime esposizioni di un giovane artista di Benevento che, qualche anno più tardi, divenne uno dei più importanti rappresentanti internazionali dell'arte concettuale : Mimmo Paladino.
In quell'occasione, sul marciapiede antistante la sala espositiva in via Annunziata, furono realizzati dei percorsi e collocati alcuni manufatti tra i quali ricordo, con piacere, una piramide metallica rossa con all'interno un pendolo ad oscillazione continua , ed una sagoma in legno verniciato di nero rappresentante un profilo di soldato a grandezza naturale.
L'espressioni meravigliate ed interrogative dei passanti riassumevano la piena validità di quella strana provocazione storica e politica, in quelli anni, mai messa in campo a Gaeta.
Successivamente, negli anni di attività, si sono avvicendati nomi "importanti" quali Kodra, Hisiao Chin, Fontana, Persico, Alviani, Migneco, Cappello e tanti altri ancora.
Nelle due locations che si sono succedute nel tempo, via Annunziata prima e Piazzetta del Leone dopo, si sono alternati importanti nomi del panorama artistico nazionale, giovani gaetani che hanno avuto il loro "battesimo di fuoco" proprio lì, e rappresentanti della pittura locale.
Qualcuno potrebbe, ora, obiettare che non tutti questi espositori non operavano nel campo dell'arte moderna e che, forse, alcuni di loro non sono mai stati d'accordo con la linea tracciata da Peppino, ma questo conta poco : è una realtà, questa minima eterogeneicità espositiva, del pluralismo democratico dell'arte stessa, del suo linguaggio ed essere un bene condivisibile.
Ne è prova, di questa verità, la mostra grafica di Mario Lieto ( scomparso nel 1955 ) che riuscì ad organizzare nell'Aprile 1973 riunendo un buon numero di collezionisti.
Riporto, dal catalogo espositivo, le ultime frasi della presentazione che Peppino stesso dedicò all'artista : " Fu per me Maestro di profonde conoscenze, e potei dialogare molto sui princìpi dell'arte, poiché amante di ricerche continue e comunicative. Lo si può notare in questa mostra che oggi, per ricordarlo vivo in noi, gli vogliamo dedicare. La Galleria ringrazia tutti gli amici che hanno messo a nostra disposizione le opere del comune amico M. Lieto, fiduciosi che tutti vorranno dare ragione all'iniziativa da noi intrapresa. Nuovamente mi sento di ringraziare tutti ".

Non "io", ma "noi" ... non "io", ma "tutti" ...
L'importante, quindi, è ricordare Peppino : ricordarlo come un amico, un amico con il quale si è lavorato assieme per tanto tempo, quel tempo che qualcuno ( senza troppi giri di parole e sostantivi ) aveva definito sprecato.
E se qualcuno, ed in particolare l'amico Dino, mi ha invitato a scrivere qualcosa per ricordarlo, vuol dire che effettivamente niente è andato perso.
Dieci anni di intenso lavoro, svolto con grande passione e dedizione, non svaniscono nel nulla, così come dieci anni di collaborazione non sono gettati nel dimenticatoio.
Ma c'è forse ancora qualcuno che fa finta di non capirlo, questo ?

Claudio Lavorino

Grazie Claudio, Dino.

postato da: Uno  


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