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Home » News » Latina » Fondi » Le vittime del caporalato a Fo...
venerdì 29 luglio 2016
Le vittime del caporalato a Fondi e dintorni
Sulle colonne di LAZIO SUD in edicola Marco Omizzolo denuncia la vita impossibile dei diseredati della terra assoldati per un tozzo di pane, spesso costretti all'autolesionismo e al suicidio
letture: 820
La copertina di LAZIO SUD n. 9
La copertina di LAZIO SUD n. 9
Fondi: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Così recita l'art. 3 della Costituzione italiana. Per quanto di portata rivoluzionaria questo articolo però non coinvolge tutti coloro che vivono e lavorano nel nostro Paese. Non vale, ad esempio, per migliaia di donne e uomini, lavoratori e lavoratrici originari del Punjab, piccola ma ricca regione indiana, residenti in provincia di Latina da circa trentanni impiegati prevalentemente come braccianti nelle campagne pontine. Donne e uomini che vivono spesso condizioni di grave sfruttamento lavorativo, in alcuni casi reclutati mediante tratta internazionale, esposti alle dinamiche più spietate di un mercato del lavoro nelle mani di sfruttatori e caporali, a volte governato alla Grande distribuzione Organizzata o da clan mafiosi che fanno prezzo e condizioni di vendita.
Come quel lavoratore indiano, Deep, costretto a lavorare per una cooperativa agricola di Fondi che commercializza mediante il relativo Mercato Ortofrutticolo, di notte, sotto la luce dei fari, agli ordini del caporale, senza contratto e senza diritti alcuno. Una vergogna che si chiama schiavitù.
Secondo i dati dell'ultimo dossier della Flai-Cgil in Italia ci sarebbero circa 430 mila persone che vivono condizioni di sfruttamento lavorativo, di cui circa l'80% stranieri. Lavoratori che sono a volte costretti a lavorare come schiavi, nel silenzio irresponsabile di gran parte delle istituzioni. I braccianti indiani nel pontino lavorano anche il sabato e la domenica, a volte per quattordici ore al giorno per trecento o quattrocento euro al mese. Il datore di lavoro ama farsi chiamare padrone e il caporale è spesso un loro concittadino al quale subordinarsi, dandogli denaro, riconoscenza e credibilità.
Uomini e donne sfruttati, come vari servizi giornalistici, pubblicazioni scientifiche e accademiche hanno saputo rappresentare in modo adeguato, persi nei gorghi di un sistema imprenditoriale che comprende lo sfruttamento sistematico come proprio modus operandi, elemento identitario e espressione del relativo modello sociale. L'ultimo in ordine di tempo è stato mandato in onda dal "Piazza Pulita", firmato da Laura Bonasera, che ha denunciato le condizioni di sfruttamento, reclusione e umiliazione di diversi braccianti indiani tra Fondi e Sabaudia. Lavoratori che vivono ancora in baracche, sotto tetti di amianto, costretti a lavorare per 3 euro l'ora, dannati alle dipendenze di padroni italiani. Uomini che vivono ogni giorno il dramma del caporalato, dello sfruttamento, dell'umiliazione che sanno bene, per esperienza diretta, che di sfruttamento si muore.
Nel corso degli ultimi mesi, proprio in provincia di Latina, ben tre lavoratori indiani sono morti per via della devastante combinazione di sfruttamento lavorativo, povertà e tossicodipendenza. Lo ha denunciato per prima la cooperativa In Migrazione con il dossier "Doparsi per lavorare come schiavi". Sono uomini che vengono indotti ad assumere sostanze dopanti come metanfetamine, antispastici e soprattutto oppio, allo scopo di reggere le fatiche psico-fisiche alle quali sono quotidianamente esposti. Lavorare dieci o dodici ore al giorno, sotto le serre pontine o nei campi aperti, soprattutto se si hanno cinquanta e più anni, significa essere costretti a sopportare, pena l'immediato licenziamento, carichi di lavoro e di fatica estremi. Da qui la necessità, nell'interesse in particolare del datore di lavoro che può così contare su un esercito di lavoratori stranieri dopati, di assumere sostanze che permettano loro di arrivare a fine giornata o a fine mese. Questa combinazione ha però anche portato a circuiti economici clandestini e criminali soprattutto quando evolvono verso sostanze particolarmente pericolose come l'eroina. Sfruttati, dopati, dipendenti da eroina in alcuni casi, segregati socialmente. E alcuni di loro, i più poveri e fragili, indebitati e privati di qualunque possibilità di liberazione, decidono di togliersi la vita. Si tratta di suicidi che assumono una connotazione drammatica che solo agli occhi irresponsabili di chi non vuol capire possono risultare espressione di un disagio mentale. Non sono matti, sono sfruttati e poverissimi.
Alcuni li considerano suicidi di persone poco sane di mente. Sono invece uomini, lavoratori indiani, braccianti, che decidono di uscire da una condizione sociale di grave sfruttamento, spesso decidendo di suicidarsi proprio nei campi agricoli, sotto le serre, impiccandosi. Una modalità che è un biglietto di addio e anche un atto d'accusa puntuale, preciso, chiaro e drammatico. È accaduto a Terracina, Sabaudia e Fondi. E chissà dove altro ancora.
Eppure qualcosa nel corso degli ultimi mesi è cambiato. Di poco ma è cambiato. Lo sciopero dei braccianti indiani pontini del 18 aprile ha portato sotto la Prefettura di Latina circa duemila lavoratori indiani che insieme alla Cgil, alla Flai Cgil e a In Migrazione hanno reclamato giustizia, libertà, legalità. Un esempio di civiltà e di coraggio che ha permesso di rappresentare un dissenso ampio, diffuso, consapevole, pacifico. Un esempio anche per noi italiani, troppo spesso inclini ad accettare i dati di fatto per come essi ci vengono rappresentati o raccontati dai nostri padroni di turno, siano essi politici, imprenditori o mafiosi locali. Un esercito di uomini e donne coraggiosi che hanno protestato per costruire un'Italia migliore, nonostante i ricatti, le minacce di licenziamento da parte dei datori di lavoro, l'accusa di voler affossare un settore produttivo fondamentale, come se bastasse semplicemente produrre prescindendo dai diritti e dai doveri per dirsi civili e democratici. I lavoratori e le lavoratrici indiani ci hanno insegnato che scioperare, manifestare, pretendere il rispetto dei diritti e dei contratti di lavoro si può ancora fare, nonostante i padroni e la colpevole pavidità di chi dice che tanto non cambierà mai nulla.
MARCO OMIZZOLO
La locandina di Lazio sud n. 9
La locandina di Lazio sud n. 9
La rivista LAZIO SUD, diretta da Lido Chiusano, è in edicola al costo di € 0,70. Il fascicolo si compone degli articoli seguenti.
"L'ecologia integrale di papa Francesco. L'enciclica verde, un anno dopo" di Luisella Battaglia, "Libertà e Liberazione al tempo della crisi. Destra cattiva e populismo anarchico alleati per il naufragio dell'Europa" di Rocco Viccione, "Dopo 30 anni una legge storica per il percorso dei diritti in Italia" di Monica Cirinnà, "Monica Cirinnà, Giovani Democratici e Fascisti immaginari, a Gaeta" di Lido Chiusano, "Come amministrerò Itri" di Antonio Fargiorgio, "Ermete Sotis. Una toga indossata con onore" di Virginio Palazzo, "Sperlonga: tempi di volpi e di faine" di Nicola Reale, "La riqualificazione della linea ferroviaria Formia-Gaeta" di Armando Cartenì, "Il crollo nel pronto soccorso di Formia, metafora della sanità pontina" di Gennaro Varriale, "Formia, Vindicio, telline e cannolicchi" di Delio Fantasia, "Le vittime del caporalato a Fondi e dintorni" di Marco Omizzolo, "Zoomusicologia. Il Convegno di Eupolis a Formia e a Fondi" di Fiorella Ialongo, "In libreria un Gramsci lepenista" di Raffaele Alberto Ventura, "Il Granduca di Toscana a Formia per le sue nozze" di Daniele E. Iadicicco, "Psichiatria e problematiche della paranoia" di Paolo Cioni, "La rivoluzione mediatica di Marshall McLuhan" di Clementina Gily, "Civilizzazione e fine della storia secondo Francis Fukuyama" di Anna Irene Cesarano, "Qualche trucco innocente per insegnare le lingue" di Maria Speranza Perna.

postato da: LGC  


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