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lunedì 16 maggio 2016
Luoghi sacri e templi di divinità arcaiche nel territorio degli Ausoni/Aurunci
letture: 1202
Storia del territorio: Quale fosse la visione del mondo degli Ausoni non lo sappiamo, e non sappiamo neppure
quali divinità avessero e quali furono i loro culti, tuttavia la conoscenza della cultura e delle religioni di alcuni popoli antichi come gli Etruschi, i Romani e i Greci e la presenza di alcuni templi di divinità arcaiche nel territorio degli antichi Ausoni, in parte divenuto in seguito dei Volsci, possono aiutarci a farci un'idea dei loro culti e delle loro divinità.
Alcuni autori sostengono che i Pelasgi introdussero nella penisola italica due importanti divinità: Vesta quale dea protettrice della famiglia e Termine che rappresentava la proprietà.
Per gli Etruschi gli dei si contendevano gli uomini; la morte era concepita come una dea crudele. Le divinità erano ordinate secondo una gerarchia, al vertice della quale si trovava una trinità celeste.
Giano, uno degli dei maggiori, aveva le chiavi dell'anno ed aveva un doppio volto, con cui guardava ad occidente e ad oriente.
Accanto agli dèi maggiori, vi erano divinità secondarie e semidei.
Un dio lo conosciamo con il nome latinizzato di Vertumnus (Volturnus) definito "deus Etruriae princeps", il dio federale dell'Etruria meridionale, dove aveva il suo santuario, il Fanum Voltumnae, nella zona dei Volsini.
Gli etruschi credevano nell'oltretomba o in un ritorno alla vita, e praticavano il culto dei morti.
Gli etruschi avevano assorbito dai greci anche i rituali, sistemi di culto e molti miti.
Gli "Áuguri" ed "Aruspici", facenti parte della classe sacerdotale, interpretavano sogni e prodigi, e dal volo degli uccelli, dalla direzione del fulmine, dai movimenti delle viscere degli animali immolati agli dèi interpretavano anche il futuro.
I Romani ereditarono dagli Etruschi antiche divinità come Giano e Vesta e i cerimoniali dei culti, compreso quelli esercitati dagli "Áuguri" ed "Aruspici".
Dagli Etruschi i Romani appresero il culto di Giove, Giunone e Minerva, che formavano la così detta Triade capitolina. Marte e Quirino dèi della guerra.
Sulla religione dei popoli che abitarono l'Italia nel periodo pre-romano e in
quello della Roma regia si hanno pochi dati.

Per essi la religione dovette limitarsi ad una primitiva deificazione delle forze della natura, mista ad un culto assai accentuato per i morti, culto quest'ultimo del quale si sono rinvenute numerose tracce nelle tombe poste in luce da scavi archeologici.
Tra molte tribù si ritrova il culto per l'animale sacro con il quale si identificava l'ardire e la fierezza.
Nelle colonie greche si praticavano i culti che si riscontrano nello stesso periodo nelle città e negli stati dell'Ellade.

Da quanto detto, e ripreso sommariamente da "Antiche popolazioni e divinità Italiche" di Michele Ducas Puglia, possiamo ritenere che gli Ausoni siano stati fortemente influenzati dalla cultura Etrusca e Greca giacché entrambi erano venuti in contatto con essi sin dalla più remota antichità.

I templi presenti nel territorio degli antichi Ausoni sembrano dar ragione a questa ipotesi, infatti troviamo il tempio della dea "Marica" sulla foce del Garigliano e il tempio della dea Feronia presso le sorgenti del monte Leano a Terracina.

Per essere sintetici riprendiamo il profilo di queste due divinità da Wikipedia:

Marica è una divinità italica. Ninfa dell'acqua e delle paludi, era signora degli animali e protettrice di neonati , a cui rendeva crata di bambini e della fecondità. Per questi suoi caratteri ricorda da vicino la dea Diana. Il suo nome deriva probabilmente dalla base mediterranea *mara che significa "palude".
Di seguito i resti del tempio della dea Marica presso la foce del Garigliano a circa 500m dalla riva.
In testata immagine frontale di statuetta di terracotta attribuita alla dea "Marica" (da "Il tempio della dea Marica alla foce del Garigliano" di Maria Teresa D'Urso, "Archeoclub Minturnae" 1985).

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Feronia era una dea di origine italica, protettrice dei boschi e delle messi, celebrata dai malati e dagli schiavi riusciti a liberarsi. Tra i luoghi sacri a essa dedicati figurano Scorano[2], oggi frazione di Capena, ove sorge il Lucus Feroniae, il santuario principale; a seguire Trebula Mutuesca (oggi Monteleone Sabino), Terracina, Preneste (oggi Palestrina), Etruria e l'area sacra di largo di Torre Argentina (tempio C) a Roma.
Era considerata da alcuni la paredra del dio Soranus e identificata anche con la divinità etrusca Cavatha (Strabone, Geografia, capitolo V).
Di seguito antefissa etrusca raffigurante la dea "Feronia" (Museo Archeologico di Berlino).

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Era considerata da alcuni la paredra del dio Soranus e identificata anche con la divinità etrusca Cavatha (Strabone, Geografia, capitolo V).
Come visto si tratta di due divinità italiche di cui una vicina alla cultura Greca e l'altra alla cultura Etrusca.
Famoso era poi il tempio di Ercole a valle delle sorgenti dell'Ausente, oggi del tutto scomparso, ed al quale conduceva una antica via processionale. Ercole, divinità di provenienza greca (Ercle), era un'antica e complessa divinità venerata da moltissimi popoli del mediterraneo, Etruschi compresi (Hercle) e quindi rientrante in un immaginario collettivo molto ampio, al quale partecipavano anche gli Asuoni.
Le numerose tombe "Aurunche" trovate nel territorio compreso tra il fiume Garigliano il monte Massico confermano un culto degli Aurunci assai accentuato per i morti.
Sulla base di quanto appena osservato e considerato dobbiamo ritenere che nel circondario avrebbero dovuto esserci altri templi di divinità arcaiche successivamente ristrutturati o rifatti dai romani come è accaduto per gli stessi templi di Marica e Feronia. Potrebbe essere il caso per esempio del tempio di Giano che la tradizione vuole sul monte di Scauri a Nord-Est del quale si trova l'antica Pyrae con il suo porto ormai interrato.
Personalmente ho potuto visitare solo parzialmente e sommariamente questo luogo, ma mi è stato segnalato che nei pressi del cimitero di Castellonorato, a un centinaio di metri in linea d'aria da un magnifico muro in opera poligonale munito di ingresso voltato, riportato di seguito, si trova una chiesa intitolata alla Madonna della Palomba.

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Mi sono recato in questo luogo accompagnato dalla sig.ra Giovanna De Meo che mi ha fatto visitare la chiesa.
Qui ho visto pietre intagliate ed altri indizi che hanno richiamato alla mia memoria antichi serramenti di porte. All'interno della chiesa ho visto l'altare appoggiato su di una colonna che, secondo me, doveva essere molto antica, quindi, appena uscito dalla chiesa, notavo un altro spezzone di colonna molto simile al primo e delle stesse dimensioni.

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Il fatto richiamò alla mia mente che il tempio di Marica in origine era privo di edificio templare, forse caratterizzata da un altare graminaceo e che il tempio alzato probabilmente agli inizi del VII sec.a.C. era a cella quadrata con due colonne sul fronte.
Feci un giro d'ispezione nel circondario e notai subito, nelle immediate vicinanze, muri di pietre a spacco di epoca romana; più a valle vi era una bella fontana per l'abbeveraggio degli animali, il che faceva supporre che più a monte doveva esserci una sorgente. Il tutto mi fu confermato dalla mia accompagnatrice, la quale in aggiunta mi raccontò delle ricerche effettuate dalla Soprintendenza alle Belle Arti di Napoli nel 1955, della storia recente del Santuario della fontana, e che, cosa più sorprendente, che gli abitanti di Castellonarato, talvolta, vengono chiamati CARDEI. In realtà "Cardea" è l'antica ninfa "Carna" divenuta poi la dea Cardea allorché Giano le conferì il potere sulle maniglie e sui cardini e la qualifica di protettrice dei bambini.
La stessa De Meo mi faceva notare che la chiesetta è situata proprio di fronte il monte di Scauri, dove la tradizione vuole si trovasse il tempio di Giano.
Come vedete, la posizione dei templi di cui ancora troviamo traccia, di quelli documentati in letteratura e di quelli di cui abbiamo ipotizzato l'esistenza in antico, non si trovano all'interno di dei centri abitati, ma presso luoghi singolari e suggestivi, come le sorgenti, la foce del fiume, i boschi e le paludi, colline che si protendono nel mare.
In quest'ambito possiamo ipotizzare che un tempio potesse trovarsi nei pressi della sorgente "Mazzoccolo" di Formia, alle spalle della chiesa di S. Giovanni, dove vi sono i resti di un basamento in opera poligonale, di cui vi mostriamo di seguito una foto.

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Qualche altra divinità avrebbe potuto trovarsi nei pressi della sorgente di Capo d'Acqua o presso la potente sorgente che sgorga all'interno del centro abitato di S. Giorgio a Liri, ma non vi è nessuna testimonianza di antiche vestigia.
Sappiamo tuttavia che nei pressi di S. Giorgio a Liri sono stati trovati resti di tombe dell'età del ferro, tra cui un vaso ed una spada, conservati oggi nel museo di Frosinone.
Di seguito alcune foto del suggestivo laghetto di S. Giorgio a Liri, tratte dal filmato postato su You Tube da Filippo Ramiccia.

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Dove potessero trovarsi i luoghi sacri dell'antica Fondi, di Campello d'Itri e di Gaeta, non lo sappiamo. Nel caso di Fondi i lavori di bonifica del territorio hanno profondamente cambiato le caratteristiche naturali della palude e del lago, possiamo supporre che i luoghi di riferimento potrebbero essere le sorgenti del lago e il lago di S. Puoto (il Laghetto), nelle vicinanze di quest'ultimo troviamo infatti nel raggio di 1000 metri, come si evince anche dalla cartina riportata di seguito, numerose costruzioni in opera poligonale che testimoniano la frequentazione del luogo in antico.

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La cartina è tratta è tratta dal libro "Latium Vetus et Adiectum - Architetture Megalitiche" - Volume I, di Daniele Baldassarre, Edizione anno 2009.
Nel caso di Gaeta suggestiva senz'altro è la "Grotta delle Marmotte" frequentata già in epoca "Paleolitica" con la vicina "Grotta del Serpente" dalla quale sgorga un ruscello, è che è stata oggetto di racconti mitici fin in epoca moderna.

Sono da tenere in considerazione infine tra i possibili luoghi sacri in antico, alcuni di quelli dove in epoca moderna sorgono santuari come nel caso della "Montagna Spaccata" a Gaeta e la "Madonna della Civita" a Itri.
Di ipotesi se ne possono fare proprio tante, come per esempio Punta Stendardo e i "Cappuccini" a Gaeta, Monte Altino, Torre di Mola ecc., ma per affinare la ricerca e arrivare a risultati concreti è necessario innanzitutto l'impegno degli specialisti, ma non è da sottovalutare, come nel caso della chiesa della "Madonna della Palomba", la partecipazione di coloro che conoscono i luoghi e la tradizione.

Agostino Di Mille

di: Agostino Di Mille


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