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domenica 27 marzo 2016
Analisi storico critica sommaria dello sviluppo urbano del territorio dell'antica Ausonia
letture: 1408
Storia del territorio:
Nel Lazio Meridionale lo sviluppo urbano prende origine nel IX -VIII secolo a.C. con la nascita di piccole città cinte da mura poligonali di prima maniera, ossia molto grezze, alte per lo più intorno ai 3 metri, sulle quali venivano innalzate sovrastrutture difensive in legno.

Nel corso dei secoli successivi queste città tendono a svilupparsi e ad assumere un'immagine sempre più monumentale, con mura poligonali di seconda e terza maniera, che raggiungono altezze superiori ai 5 m. In alcuni casi, come a Terracina e in parte a Formia è ancora possibile osservare le varie stratificazioni e le diverse tecniche utilizzate nel corso del tempo, fino all'impiego, in epoca romana, dell'opera reticolata, e in epoca medioevale, della muratura di pietre a spacco.

Non si notano sovrapposizioni in opera reticolata nelle mura di S. Felice Circeo realizzate in opera poligonale di prima maniera e presumibilente databili intorno al VI secolo a.C..

I centri più antichi abbandonati sono quelli di Pianara nei pressi di Fondi e di Opperi (oppidum), sita tra Castelnuovo Parano e S. Giorgi a Liri. La prima, cinta da circa 2,7 Km di mura, che racchiudono circa 33 ettari, potrebbe essere l'antica Fondi, la seconda, un centro dell'antica Ausonia ampio circa 14 ettari, è munita di una cinta muraria di circa 1,8 Km.
Di seguito la planimetria di "Opperi" Maceralonga tra Castelnuovo Parano e S. Giorgio a Liri di Maurizio Zambardi rielaborata da Daniele Baldassarre e parte della cinta muraria sul lato "Mceralonga", a seguire un tratto delle mura dell'antica Fondi sul Colle Pianara.

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Non troviamo ancora traccia della Minturno ausona, che doveva trovarsi presumibilmente dove si trova oggi la Minturno medioevale, e di Vescia, che dovrebbe trovarsi nei pressi di Suio, entrambe distrutte insieme ad Ausonia dai Romani nel 314 a.C..

Il perimetro della Minturno medioevale è di circa 1 Km, la sua superficie di circa 4 ettari.
Di Vescia non sappiamo quasi niente, ma considerata l'importanza di Minturno che poteva disporre nelle vicinanze del porto di Pyrae, dobbiamo concludere che anche Vescia doveva essere un piccolo centro come quelli di "Opperi" e Minturno.

Sulle dimensioni di Terracina quando questa apparteneva agli Ausoni, e quindi prima del 500 a.C., possiamo dire ben poco, giacché la città ha avuto un forte sviluppo sia in epoca Volsca (V secolo) che in epoca romana ed è difficile datare i diversi bastioni che compongono l'antica fortezza.
Sappiamo tuttavia da Tito Livio che quando i romani espugnarono Terracina nel 406 a.C. furono fatti prigionieri ben 2500 uomini in armi, il che ci porta a valutare in circa 10.000 le persone che erano complessivamente al suo interno, ma qui siamo già alla fine della dominazione Volsca.

Sullo sviluppo di Formia credo sia molto attendibile quanto scrive l'Arch. Salvatore Ciccone in "Formia Antica di Cicerone e di Vitruvio" (Le città sul golfo di Gaeta a cura di Virginio Palazzo - Rotary Club Formia Gaeta, maggio 2014: "L'insediamento preromano è testimoniato da una concatenazione pedemontana di terrazze a blocchi poligonali bugnati, ambiti familiari pastorizi. Il fulcro appare la parte più alta della città compresa nel medioevale "Castellone", l'arx, estrema difesa e sede del potere, prossima ad una cinta urbana situata tra le insenature costiere e il colle "Cascio": il nome dall'osco casnar al latino cascum, significa "antico" e svela la parte primigenia dell'abitato. Lo sviluppo della fortificazione ciclopica con blocchi a faccia levigata si deve probabilmente ai Vosci durante il IV - V secolo; Roma la distolse dal loro dominio nel 338 o 334 a.C. conferendo ai formiani la cittadinanza senza suffragio per aver concesso il loro passaggio contro i sanniti.

Su Pirae e Amiclae credo si possa condividere il giudizio di Albino Cece: "Pire era una difesa, avamposto di Minturno, organizzata sotto forma di fortezza, cioè Castrum, favorita dalle difese terrazzate dei suoi bastioni montuosi, e dalla cinta megalitica, in cui si conteneva il "Castrum" pirano. Non era una città nel vero senso della parola; era solamente un pagus, come era Papia per Sinuessa come Amicle, per le difese oltre Terracina." - See more at: http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=52766#sthash.CCXN6WMZ.dpuf (Pirae e Gianola resti misteriosi : Telefree , storia del territorio, 18/02/2008.).
Sempre secondo Albino Cece un antichissimo nucleo preurbano sorgeva in Campello d'Itri dove possiamo ancora ammirarne i resti ben conservati, altri insediamenti dovevano poi trovarsi in luoghi che ancora oggi si chiamano "Civita" e quindi presso il santuario della Madonna della Civita e a Campodivio di Spigno Saturnia dove vi era un muro in opera poligonale che richiamava quello di Pirae.

Un altro antico insediamento di rilievo doveva trovarsi nel territorio di Gaeta, tra la località "Casalarga" e la vallata di Arzano, dove, come ci ricorda Don Lidio Borgese in "Gaeta ciclopica" vi erano diversi nuclei difensivi in opera poligonale di prima maniera, dei quali gli ultimi resti possiamo ancora osservarli sotto le rovine dell'abazia dei monaci cistercensi del S. Spirito. Personalmente ritengo che tale area costituiva lo sbocco a mare dell'antica città di Fondi sul monte Pinara, e molto probabilmente in località "Pizzone" doveva esserci un antichissimo porto poi ristrutturato dai romani.

Lungo l'istmo di Gaeta vi era inoltre un insediamento urbano più moderno, e quindi successivo a quello di Arzano, sulle pendici e sulla sommità del colle dell'Atratina. I resti della cinta muraria urbana possiamo vederli sullo sfondo dei vicoli 20 e 21 di Via Indipendenza, alle spalle di Villa delle Sirene, dove a quel tempo viera un porto.

Costruzioni in opera poligonale si trovano tra Fondi e Sperlonga e sulle colline che fronteggiano il Lago Lungo, una posizione strategica quest'ultima per controllare il territorio paludoso e fronteggiare eventuali invasori provenienti dal mare.

Da quanto detto si evince che l'unico grande centro abitato protetto da mura in epoca arcaica, paragonabile a Sezze, Cori ecc., era quello che crediamo fosse l'antica Fondi sul monte Pianara. Ironia della storia, la Fondi costruita a valle non raggiungerà mai le dimensioni di quella più antica e non diventerà mai una città, neppure in epoca romana come lo sono divenute invece Formia e la nuova Minturno sul fiume Garigliano, entrambe munite di terme, circo, teatro, acquedotto ecc..

Tutti gli altri abitati cinti da mura nel territorio dell'antica Ausonia erano solo dei piccoli centri, compreso quello che si trova in località Opperi, tra Castelnuovo Parano e Isola Liri, che potrebbe essere addirittura l'antica Ausonia distrutta dai romani nel 317 a.C..

Ebbene, ciò porta ad ipotizzare che la posizione e la conformazione del territorio Ausono, caratterizzato da difese naturali assai validi come le paludi della Pianura Pontina e del bacino del Garigliano, i Monti Aurunci ed il Mare, facessero ritenere non necessario costruire grandi città murate, infatti erano sufficienti Terracina a Nord, i tre avamposti di Minturno, Vescia e Ausonia a Sud e la città sul monte Pianara di Fondi per tenere al sicuro tutto il territorio.

In questo quadro possiamo ritenere che la popolazione della città di Ausonia fosse distribuita da Maranola fino a Campodivivo di Spigno, territorio nel quale venivano svolte tutte le attività connesse al mare, ai tre porti di Pyrae, Formia e Gaeta e al sistema montuoso degli Aurunci. Lo schema urbano poteva essere simile a quello romano dei vici e pagi, cioè tanti piccoli aggregati edilizi distribuiti su tutto il territorio facenti capo a insediamenti più consistenti ricadenti tra le varie città murate e le varie fortezze. Formia, Pyrae e il piccolo centro di "Opperi" erano semplici fortificazioni strategiche complementari destinate rispettivamente a sbarrare il passo agli invasori provenienti da Nord e dal mare, agli attacchi navali lungo la costa di Gianola e Minturno, agli invasori provenienti dalla piana del Cassinate.

Questo sistema tanto pratico, economico e sicuro impedì tuttavia lo sviluppo di una vera e propria cultura urbana, rallentando il progresso culturale e sociale della popolazione Ausona rispetto alle popolazioni delle grandi "città stato" fortificate del Basso Lazio e in definitiva portò al tracollo della stessa civiltà Ausona. Forse è proprio questa condizione che portò i dodici ragguardevoli giovani delle tre città di Ausonia, Minturno e Vescia a tradire i loro padri e a cercare un dialogo con i romani che invece si beffarono di loro distruggendo le tre città di cui non troviamo traccia perché non sono mai esistite come grandi città. Numerosi sono invece i manufatti e le mura in opera poligonale che troviamo da Maranola a Spigno Saturnia, forse non sono tutti di epoca preromana ma il masso che vi mostriamo di seguito, forse parte dello stipite di un portale, è certamente volsco; una persona informata mi ha detto che è stato trovato nella vallata di Maranola dove vi sono resti consistenti di fabbricati in opera poligonale e tratti di mura difensive di prima maniera.

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Agostino Di Mille

di: Agostino Di Mille


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