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Home » News » Webzine » Storia del territorio » Era forse "Apice" il nome del ...
sabato 16 gennaio 2016
Era forse "Apice" il nome del luogo chiamato poi Kaietas dai Greci?
letture: 1660
Storia del territorio: L'immagine di testata è tratta dal libro "Latium Vetus et Adiectum - Architetture Megalitiche" - Volume I, di Daniele Baldassarre, Edizione anno 2009.

Alcune settimane fa un caro amico, il Dott. Salvatore Valente, mi ha segnalato un libro del XVI secolo nel quale l'autore, nel trattare della storia di Gaeta e del suo nome, riportava che secondo antichi storici greci nel luogo che i Laconi chiamarono Gaeta, prima della frequentazione greca vi era un insediamento dei popoli locali chiamato "Apice".
Convenimmo subito che doveva trattarsi di una fortezza costruita sulla sommità di una collina, forse probabilmente quella dell'Atratina o di Monte Orlando. Ma prima di entrare nel merito di dove potesse trovarsi tale insediamento, leggiamo il passo del libro segnalato, che si riporta di seguito:

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Di seguito il passo che interessa, da me scritto in italiano diciamo più "moderno", forse meglio comprensibile.
Gaeta chiamata così dai Laconi dalla sua curvità: conciosia che chiamano tutte le cose curve Gaete. E' pur vero, che molti scrittori vogliono fosse nominato quel luogo Gaete dalla nutrice di Enea, come Solino, e Virgilio, che così dice nel settimo libro.
Tu quoque littoribus nostris Aeneia nutrix
Aeternam moriens famamGaieta dedisti.

Onde Servio dice che scrissero alcuni fosse questa Gaeta la notrice d'Enea, e altri di Creusa e altri d'Ascanio e che non mancano altri di dire acquistasse tal nome questo luogo di Gaeta dall'armata marinesca dei Troiani, quivi casualmente abbruciata, giacché chira in greco e in latino significa bruciare.
Ma altrimenti scrive Cristoforo Landino sopra i detti versi, cioè, che alcuni dissero che già fosse in questo luogo, (ora Gaeta chiamato) un piccolo castello nominato Apice da Epica nobile città dell'Erlea, e che Omero ne fu memoria di Gaeta. E così lascia questa cosa senza alcuna risoluzione
Altri avranno l'opportunità e le capacità di studiare e valutare quanto possa essere credibile una tale affermazione, io la prendo per buona e mi limito a esaminare su quale collina di Gaeta potesse trovarsi la fortezza chiamata "Apice".

Data la vocazione marinara del territorio di Gaeta e il nome della fortezza credo che "Apice " dovesse trovarsi, per il significato stesso del nome, sulla sommità di una delle colline sulla costa comprese tra Monte di Conca e Monte Orlando.

Purtroppo nessuna delle sommità delle colline che avrebbero potuto ospitare l'antica "Apice" è rimasta integra o ben conservata, infatti:

- la sommità di M. di Conca è stata devastata con la costruzione di Forte Emilio Savio, realizzato mediante lo scavo di un cratere il cui materiale è stato accumulato intorno al forte;
- quella di S. Agata è stata fortemente manomessa con la costruzione del monastero dei "Cappuccini";
- quella dei "Cappuccini" o se volete di Cuostile è stata devastata con la costruzione del deposito combustibile della Marina Militare composto di serbatoi interrati in cemento armato, profondi ben 40 metri;
- quella dell'Atratina è stata probabilmente spogliata dapprima da L. S. Atratino che ne ha modificato anche la conformazione e poi dagli invasori durante vari assedi e dagli stessi Gaetani che hanno utilizzato come una cava la villa di Atratino;
- la vetta di M. Orlando è stata probabilmente spianata da L. M. Planco per costruirvi il proprio trofeo e poi devastata nella seconda metà del '800 per costruirvi la batteria a ferro di cavallo.

In definitiva sulla sommità di tutte queste colline, non troviamo praticamente nulla che possa aiutare la nostra ricerca tranne che per l'Atratina dove i resti che possiamo ammirare sono molto antichi, ma comunque di difficile datazione. Per approfondire la ricerca dobbiamo quindi prendere a riferimento altri indizi e i resti di antiche costruzioni eventualmente identificabili sui versanti delle colline stesse. Ma procediamo per ordine partendo da M. di Conca.

Monte di Conca

Costituisce il caposaldo sul mare della rada di Gaeta del vasto sistema collinare dei Monti Cecubi, compreso tra la Via Appia e il mare, famoso da sempre per la produzione di buon vino e ottime olive.
Nei pressi delle falde della collina si "incrociano" tre strade diverse che permettono di raggiungere tutto il territorio alle sue spalle:

- la via Appia, il cui tracciato si inserisce su quello più antico degli Ausoni, che all'epoca collegava Terracina a Fondi , Formia, "Ausonia" e Cassino;
- la strada delle Vignole che permetteva di raggiungere tutta la rete stradale che si sviluppava sul sistema collinare oggi appartenente ai comuni di Itri, Fondi e Sperlonga, compresa la scorciatoia per l'antica Fondi sul Monte Pianara, e costituiva pertanto lo sbocco a mare di un vasto territorio e del suo retroterra;
- la via Flacca che forse si è sviluppata su di un tracciato più antico e che permetteva di tenere sotto controllo tutta la costa tra Terracina e Gaeta.

La dimostrazione della frequentazione in epoca preromana della valle di Arzano e forse della stessa collina, vero e proprio bastione sul mare, è costituita dalle numerose fortificazioni in opera poligonale che fino a prima della costruzione della raffineria potevano vedersi tra Casalaraga, Monte Tonico e il convento del S. Spirito ancora custode, con i suoi resti, dell'ultimo muro in opera poligonale di prima maniera. Altri muri di difficile datazione sono gli argini del fossato di Pontone e il muro sotto il ponte della moderna Via Flacca di fronte allo stabilimento della Italcraft. Macere e muri con blocchi di grandi dimensioni si notano sulle pendici del colle e a mezza costa sul versante Sud più facilmente scalabile.

Probabilmente a "Pizzone" vi era un vero e proprio porto molto antico, poi ristrutturato dai Romani, dove confluivano tutti i prodotti provenienti dal vasto retroterra prima descritto..

La presenza di un fortilizio sulla cima di M. di Conca sarebbe potuto servire a tenere sotto controllo l'intero golfo tra Punta Stendardo e Capo Miseno, e a predisporre quindi le difese in caso di attacco. La fuga verso le colline retrostanti sarebbe stata facile grazie al complesso sistema viario che si sviluppava alle sue spalle.

La difficoltà di avere un vero e proprio insediamento sulla vetta di M. di Conca sarebbe stata causata dalla mancanza di acqua, anche se dobbiamo ricordare che alle sue falde, sul mare, vi sono potenti sorgenti, che qualcuno ha voluto chiamare "Artacie Fons" o forse "Artacia Fons" in memoria di quella di Telepilo, città dei Lestrigoni.

A vantaggio della possibilità di avere un insediamento in epoca antica su Monte di Conca potrebbe giocare il fatto che anche questa collina come le altre, che esamineremo in seguito, è caratterizzata da gradi grotte carsiche, una delle quali presenta un piccolo ruscello al suo interno.
Dette grotte sono state esplorate a fondo in epoca fascista dal Prof. Castaldi, ma le hanno visitate nel 1975 anche Alberto Giordano e Antonio Rossetti che le hanno descritte nel libro "Le grotte di Gaeta", pubblicato dal "Centro Storico Culturale di Gaeta".

Di seguito una foto aerea di Monte di Conca e della piana d'Arzano del 1955, prima dei lavori di costruzione della raffineria. Sulla sommità del colle spicca la pianta di Forte Emilo Savio, sulla sinistra del colle, diviso dalla piccola valle di Vivano, si nota Monte Tonico proprio in fondo alla piana di Arzano.

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Colle S. Agata

Colle S. Agata si erge alle spalle della costa un tempo sabbiosa della Plaja che raggiunge con le sue propaggini in corrispondenza della scalinata di S. Agata. Il colle è di modesta altezza e dimensioni ed è facilmente scalabile da tutti i lati. Un colle quindi difficile da difendere, posizionato lungo una costa bassa dove i pirati avrebbero potuto facilmente spiaggiare con le loro navi. Alla luce di quanto detto possiamo affermare che non era certo questa la collina su cui si ergeva "Apice".


Il colle dei Cappuccini e il colle dell'Atratina

Questi due colli li trattiamo insieme perché concorrono in modo complementare dal punto di vista logistico, marittimo e militare a consentire l'esistenza in antico di un insediamento sulla sommità del colle Atratino.

Le propaggini del colle dei Cappuccini si estendono infatti da "Calegna" a Villa delle Sirene e comprendono tutto il tratto del quartiere detto dei "Castelli," che si erge su una costa alta difficilmente scalabile per chi arriva dal mare. All'epoca non c'era né il lungomare Caboto, né Corso Attico, e neppure Via Indipendenza: il primo passaggio facile da percorrere lungo la costa lo costruirono in opera reticolata i romani in corrisponda della pizzeria "Charlie Brown" , le cui possenti strutture sono ancora visibile tra Salita Orticello e la scalinata di S. Proloco.
Alla sommità del colle dell'Atratina si arrivava probabilmente passando per Cuostile o via mare sbarcando a Villa delle Sirene dove vi era un porto, alle spalle del quale sono ancora visibili i resti della cinta muraria urbana in opera poligonale.


Il colle Atratino è più basso del colle dei Cappuccini quindi poteva ricevere per caduta acqua di pioggia imbrigliata lungo il versante del primo. Inoltre come già accennato in precedenza anche il colle Atratino presenta una cavità carsica verticale con ingresso in corrispondenza dell'ex cinema "Europa 2" , circa 50 metri più su di Via Europa. Sul suo fondo vi è un laghetto di acqua dolce che conserva perennemente il suo livello. Non si sa se la gigantesca grotta dei Cappuccini, nota come grotta di "Lucifero" o di Polifemo per la gente locale, abbia qualche passaggio sotterraneo che conduca nei pressi del colle Atratino o sotto di esso.

Dalla sommità del colle Atratino un tempo si potevano osservare le due rade di Gaeta, quella di levante che va da Punta Stendardo a Montragone e quella di ponete che va da Monte Orlando a Fontania, quindi si potevano vedere le Isole Pontine, Capo Circeo e tutta la costa da Gaeta a Terracina. Insomma il colle dell'Atratina sarebbe stato un'ottima posizione per un insediamento urbano in epoca preromana.

Di seguito i resti della cinta urbana presso via Indipendenza, un muro di difesa sul lato Sud -Ovest della sommità del colle, i resti di un muro di cinta della stessa sommità del colle a destra dell'ingresso da Via Marconi in opera poligonale di prima Maniera, forse un tratto del muro di cinta dell'antica "Apice".

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Monte Orlando

Monte Orlando si erge maestoso con le sue falesie verso il mare aperto, al centro del golfo di Gaeta, che va da Capo Miseno a Capo Circeo. La sua forma inconfondibile doveva essere un importante riferimento per tutte le navi che viaggiavano nel Tirreno, fossero esse Greche, Etrusche, Fenici o Cartaginesi.

La presenza di un fortilizio sulla sua sommità sarebbe stato ben visibile dal mare aperto e avrebbe consentito di tenere sotto controllo l'intero golfo da Capo Miseno a Capo Circeo.

Come accennato in premessa la sommità del colle è stata spianata da Lucio Munazio Planco per costruirvi il suo Mausoleo, ma non possiamo escludere che egli abbia utilizzato i resti della fortezza che qui vi era in passato per rivestire con blocchi di calcare il suo trofeo.

Dobbiamo osservare che dal punto di vista militare questa posizione non lasciava vie di fuga se non in grotte carsiche con ingressi sconosciuti agli invasori. Come dobbiamo rilevare che sulla sommità di Monte Orlando non vi è disponibilità di acqua, che pure si sarebbe potuta raccogliere e conservare lungo i pendii.
Insomma sulla sommità di Monte Orlando avrebbe potuto esserci un fortilizio ma non un insediamento urbano.

A favore della possibilità che l'antica "Apice" si trovasse sulla sommità di M. Orlando vi è invece il significato del nome stesso di apice che presso i romani era la protuberanza sull'elmo alla quale veniva fissato il pennacchio, che con essa costituiva il cimiero. Orbene M. Orlando visto da lontano sembra proprio un elmo; una protuberanza sulla sua sommità sarebbe apparsa proprio come un vero e proprio apice, purché questa fosse stata abbastanza grande ed alta. Non credo che all'epoca fossero in grado di realizzare costruzioni megalitiche come quella per esempio di Alatri che è di proporzioni gigantesche.

Dobbiamo ritenere quindi che l'apice che i marinai notavano da molto lontano in testa a questa collina doveva essere una formazione calcarea naturale di grandi proporzioni e di cui ancora oggi nonostante le devastazioni se ne può cogliere la radice. Più evidente appare la forma ad apice della vetta sulla "Pianta della Piazza di Gaeta" del 1860, quando non era ancora stata costruita la batteria a ferro di cavallo.
Dal disegno, si rileva che la vetta del colle si presenta come un dente tagliato, ossia scapitozzato e spianato fino ad una certa altezza, per costruirvi il mausoleo ed altre pertinenze.

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Probabilmente al tempo di Planco la vetta di M. Orlando era ancora conosciuta come "Apice" dai marinai e lui volle tagliarla per impiantarvi il suo mausoleo onde dargli immediata notorietà e per celebrare la potenza dei Cesari e dei suoi Consoli che avevano ormai trionfato sulla repubblica, ed annunciare così all'intera marineria, ed in particolare a quella romana che viaggiava tra Campo Miseno e Ostia, che era iniziata una nuova era, quella imperiale!

Concludendo possiamo dire che l'insediamento urbano preromano poteva trovarsi sia ad Arzano che sull'Atratina, che disponeva di una vera e propria cinta urbana, ma che il nome della costa e del suo golfo derivava dalla forma della vetta di Monte Orlando.

Dobbiamo ritenere che i greci che frequentavano le nostre coste dovettero impiegare non poco tempo per formulare il nuovo nome della costa. Per anni infatti tutti i naviganti avevano preso a riferimento sulle loro rotte l'Apice di M. Orlando, quindi è possibile che il nuovo nome, Kaietas, legato alla presenza delle grotte ed in particolare delle fenditure di Monte Orlando, peraltro visibili solo da vicino, si sia imposto nel tempo, solo dopo una lunga frequentazione della costa tesa ad un rapporto con le popolazioni locali, giacché solo in tal caso si sarebbe navigato così vicino alla costa da vedere le spaccature della "Trinità".

Agostino Di Mille

di: Agostino Di Mille


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