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Home » News » Webzine » La politica è una cosca seria
domenica 28 giugno 2015
La politica è una cosca seria
letture: 2578
Piovra
Piovra
Webzine: «C'è mafia e mafia: la politica, per esempio, è una cosca seria» (Malù).
Paolo Borsellino disse «Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo».

Durante il fascismo si fecero la guerra, nel dopoguerra si misero d'accordo.

Mussolini a suo tempo, non potendo sopportare che quel territorio fosse controllato da altri, mandò in Sicilia Cesare Mori, il prefetto di ferro, e gli diede carta bianca scrivendogli: «L'autorità dello Stato deve essere assolutamente, ripeto assolutamente, ristabilita in Sicilia».

Cesare Mori, dopo i primi successi, scrisse: «Il vero colpo mortale alla mafia lo daremo quando ci sarà consentito di rastrellare non soltanto tra i fichi d'india, ma negli ambulacri delle prefetture, delle questure, dei grandi palazzi padronali e, perché no, di qualche ministero».

Il prefetto di ferro colpì efficacemente sia tra i fichi d'india, sia molto più in alto: colpì addirittura Alfredo Cucco, membro del Gran Consiglio del Fascismo, e Antonino Di Giorgio, che era stato Ministro della Guerra. Inoltre mandò all'ergastolo il boss dei boss Don Vito Cascio Ferro, quello che aveva fatto ammazzare Joe Petrosino.

Leonardo Sciascia ne Il giorno della civetta, verso la fine degli anni '50 scrisse: La Sicilia intera [...], sola in Italia, dalla dittatura fascista aveva avuto in effetti libertà, la libertà che è nella sicurezza della vita e dei beni. Quante altre libertà questa loro libertà era costata, i siciliani non sapevano e non volevano sapere: avevano visto sul banco degli imputati, nei grandi processi delle assise, tutti i don e gli zii, i potenti capi elettori e i commendatori della Corona, medici ed avvocati che si intrigavano alla malavita o la proteggevano; magistrati deboli o corrotti erano stati destituiti; funzionari compiacenti allontanati. Per il contadino, per il piccolo proprietario, per il pastore, per lo zolfataro, la dittatura parlava questo linguaggio di libertà. «E questa è forse la ragione per cui in Sicilia - pensava il capitano - ci sono tanti fascisti: non è che loro abbiano visto il fascismo solo come una pagliacciata e noi, dopo l'otto settembre, l'abbiamo sofferto come una tragedia, non è soltanto questo; è che nello stato in cui si trovavano una sola libertà gli bastava, e delle altre non sapevano che farsene».

Tanti mafiosi ai tempi di Cesare Mori o emigrarono negli Stati Uniti, o si defilarono fino allo sbarco degli alleati in Sicilia (luglio 1943). Lucky Luciano, con i suoi contatti mafiosi d'oltreoceano, dagli Stati Uniti facilitò l'invasione della Sicilia. Dopo lo sbarco degli alleati i mafiosi siciliani vennero rimessi al potere (in fondo erano anche loro antifascisti).

Gli americani colsero l'occasione per liberarsi anche di Lucky Luciano, che spedirono da Sing Sing a Napoli nel febbraio del 1946, vietandogli il ritorno.

Da allora in poi i mafiosi e certi politici in Italia continuarono a convivere felici e contenti, controllando lo stesso territorio.

Sempre Sciascia ne Il giorno della civetta scrisse profeticamente: «Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... a me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno ... La linea della palma ... Io invece dico la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato ... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma... »

Le recenti vicende di "Mafia Capitale" sono note a tutti.

Il 10 marzo di quest'anno, in riferimento a quelle vicende, la corte di Cassazione ha emesso una sentenza storica.

Il passo più significativo della sentenza:

«Ai fini della configurabilità del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, la forza intimidatrice espressa dal vincolo associativo dalla quale derivano assoggettamento ed omertà può essere diretta tanto a minacciare la vita o l'incolumità personale, quanto, anche o soltanto, le essenziali condizioni esistenziali, economiche o lavorative di specifiche categorie di soggetti. Ferma restando una riserva di violenza nel patrimonio associativo, tale forza intimidatrice può venire acquisita con la creazione di una struttura organizzativa che, in virtù di contiguità politiche ed elettorali, con l'uso di prevaricazioni e con una sistematica attività corruttiva, esercita condizionamenti diffusi nell'assegnazione di appalti, nel rilascio di concessioni, nel controllo di settori di attività di enti pubblici o di aziende parimenti pubbliche, tanto da determinare un sostanziale annullamento della concorrenza o di nuove iniziative da parte di chi non aderisca o non sia contiguo al sodalizio».

postato da: PietroSpina  


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