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Home » News » Latina » Formia » Il mio ricordo di Mario Piccol...
mercoledì 03 giugno 2015
Il mio ricordo di Mario Piccolino
letture: 3763
Mario Piccolino: l'
Mario Piccolino: l'"Avvocato Nostro"
Formia: Ero al lavoro quando mio fratello mi ha chiamato al telefono e, sopprimendo con molta fatica il pianto, mi ha detto: "hanno ammazzato Mario Piccolino con un colpo di pistola alla testa".

Inizialmente sono rimasto costernato. Non poteva essere vero. Sono corso al computer. Mentre su internet i siti che riportavano la notizia si moltiplicavano, l'incredulità lasciava il posto ad un dolore crescente.

Ho passato i giorni successivi col pensiero costantemente rivolto a Mario. Ho scritto questo mio ricordo.
Quando ho cominciato a scrivere su Telefree Mario, che pare abbia contribuito al successo iniziale di questo blog, non ci scriveva più da un pezzo e aveva già fondato Freevillage.

Alla scrittura in rete, impulsiva, un poco disordinata, con qualche refuso ma dotta, spesso polemica, provocatoria, scomoda, sempre coraggiosa, Mario da un certo punto della sua vita in poi si era dedicato a tempo pieno.

Ancora più che parole, Mario su Freevillage amava postare immagini. Era sempre in giro con la Nikon a scattare fotografie. Quando tornava a casa le postava, spesso accompagnate solo da qualche riga.

A giudicare dalle facce che fotografava con o senza permesso, sembra che alcuni accettassero volentieri di farsi fotografare, altri invece manifestavano ritrosia, qualcuno fastidio. Le espressioni sono quelle di un'umanità variegata: facce lusingate, compiaciute, soddisfatte, divertite, tristi, indifferenti, imbarazzate, felici, a volte arrabbiate, ostili, minacciose. Queste ultime Mario le immortalava non curandosi delle reazioni che il suo fotografare provocava.

Ricordo divertito le facce di alcuni di quelli che a Formia persero le ultime elezioni per un pelo (quando a sorpresa vinse Sandro Bartolomeo), e vennero fotografati da Mario subito dopo aver appreso i risultati, durante una sua incursione nel territorio politico avversario.

Fotografava consigli comunali, manifestazioni di piazza, manifestazioni culturali, opere pubbliche riuscite male, matrimoni, funerali, concerti, opere abusive, rappresentazioni teatrali, convegni, comizi, mostre d'arte, elezioni politiche. Fotografava di tutto.

Tante foto le faceva di proposito storte, e mi costringeva a guardarle su Freevillage con la testa inclinata.

Anche se fotografava di tutto, sospetto che soprattutto gli piacesse fotografare facce arrabbiate, per poi postarle e commentarle su Frevillage.

Dire che era una persona complessa - molti lo hanno ripetuto in questi giorni - non rende appieno l'estrema peculiarità del suo carattere.

A lui, che sembrava a volte tendenzialmente misogino, piaceva molto farsi fotografare assieme a belle donne mentre invariabilmente gli cingeva la vita col braccio.

Aveva tratti narcisistici. Inseriva se stesso nei suoi servizi fotografici. Gli piaceva porsi al centro dell'attenzione.

Qualche volta gli capitava di parlare a voce alta mentre fotografava, disturbando una rappresentazione teatrale o lo svolgimento di un consiglio comunale. Ma veniva comunque tollerato di buon grado da tutti (o quasi), perché era Mario Piccolino di Freevillage, oramai un'istituzione a Formia.

Dava spazio a tutti su Freevillage e, oltre a nemici ai quali non censurava mai i commenti, aveva una folta schiera di aficionados che lo chiamavano affettuosamente "l'avvocato nostro".

Quando cominciammo una battaglia, inizialmente senza speranze, contro l'amministrazione Forte per il controverso progetto di cimitero monumentale agli Archi, non conoscevamo ancora Mario e lo vedemmo subito scendere in campo contro quella scelta urbanistica che ritenevamo insensata. All'inizio eravamo dati per perdenti. Eppure finimmo per vincere, anche grazie a Mario Piccolino e a Freevillage.

Noi scrivevamo soprattutto su Telefree (ringraziamo Salvino Caruso per averci ospitato e tollerato), ma Mario postava i nostri articoli anche su Freevillage, arrabbiandosi molto se glie li mandavamo con un po' di ritardo, e ne scriveva altri di suoi, ancora più incisivi.

Se noi ci sforzavamo di pubblicare fatti documentati con estrema meticolosità, citando cautamente e noiosamente documenti ufficiali, usando toni molto moderati per evitare querele, lui scriveva le sue opinioni in maniera forte, strafottente, ridicolizzando, attaccando senza mezzi termini.

Si divertiva a scrivere su Franco Purini: un teorico dell'architettura di fama mondiale che tentava invano di nobilitare con metafore improbabili certe scelte urbanistiche di Michele Forte.

Agli Archi Mario andò più volte a visitare l'azienda agricola sui cui terreni era stato previsto il cimitero, a parlare con i proprietari, a scattare fotografie agli uliveti per contraddire, con immagini postate su Freevillage, alcune informazioni erronee date dall'amministrazione alla stampa, per far capire all'opinione pubblica lo scempio anche paesaggistico che quel controverso progetto comportava.

A volte Mario postava qualche breve scritto così criptico che non lo capivamo. Allora incuriositi gli chiedevamo che cosa avesse voluto dire, e lui ce lo spiegava: da soli non ci saremmo mai arrivati.

Memorabili sono rimaste certe sue prime pagine di alcuni articoli su Freevillage al tempo della battaglia contro il cimitero Archi, con immagini particolari di politici e titoli laconici che continuano a farmi ridere: "Il falsario", "Il necrofilo", "Il necromantico", "Il trio senza archi".

Prese di mira l'ex sindaco Michele Forte in particolare, e nei suoi ultimi quattro anni di governo produsse su di lui post molto buffi e coloriti.

Una volta in un suo sfogo pubblico Michele Forte, rivolto a Mario che lo criticava al microfono (e che non mollava il microfono) davanti ad una affollata platea, disse sconsolato: "Mario, io ti conosco da quando sei nato, e da quando ti conosco, mi hai sempre fatto passare i guai!".

La battaglia contro il cimitero agli Archi, tra le tante che Mario condusse, forse fu quella che prese più a cuore, quella che lo appassionò di più. Ci sorprese e ci divertì quando postò il suo breve video, divenuto tristemente famoso perché visto al telegiornale da tutta l'Italia dopo la sua morte, dove con solenne goliardia dice:

Io Sottoscritto, Mario Piccolino, sono nato a Roma, città aperta, il 20 maggio 1944 e, al 20 maggio 2011, vivo a Formia, città ohimé chiusa. Quando morirò, mi raccomando, non seppellitemi agli Archi.

https://youtu.be/AwhHPluBhYI

Solo chi conosce la vicenda del cimitero Archi a Formia ha colto il significato delle sue parole in quel video, il resto dell'Italia non sa cosa voglia dire "non seppellitemi agli Archi".

Quando eravamo nel pieno dell'opposizione al cimitero Archi, gli feci visita un paio di volte nel suo studio ed appresi alcuni aspetti drammatici della sua vita. Ne parlo qui, certo di non violare la sua privacy, perché lui stesso ne ha parlato più volte su Freevillage. Arrivò infatti a postare le foto del suo addome, campo di numerose battaglie chirurgiche disperate, e postò referti medici con le diagnosi dei suoi tumori.

Mario tanti anni fa ebbe un tumore del colon con metastasi al fegato, problema per il quale si muore sempre. Pur non avendo quasi nessuna probabilità di sopravvivere, scelse di tentare la rimozione chirurgica delle metastasi. Dopo l'intervento visse per anni nell'angosciosa attesa della recidiva, data per scontata, di un tumore che alla fine risultò invece curato. Quegli anni d'attesa angosciosa di una morte per cancro Mario li visse da solo (per via di precedenti dissidi la famiglia si era trasferita lontano).

Durante una delle mie visite Mario mi mostrò i suoi quadri, che aveva dipinto su un grosso tavolo da disegno nel suo studio con una tecnica particolare di precisione simile al puntinismo. Per completare ogni quadro aveva impiegato centinaia di ore di lavoro. Uno di quei quadri ebbi il privilegio di riceverlo da lui in dono.

Mario mi raccontò - mentre fumava nervoso una sigaretta - che passare tutto quel tempo a riempire di puntini i suoi quadri gli attenuava l'ansia dell'attesa angosciosa di una recidiva del tumore. Mi confidò che era stato il lungo e meticoloso lavoro su quei quadri a salvarlo dalla follia, tenendogli la mente impegnata in qualcosa di piacevolmente creativo.

Rimasi sorpreso dal contrasto tra quel suo scrivere su Freevillage con qualche refuso che spesso non si curava di correggere, e quel suo dipingere quadri con una meticolosità e precisione estreme.

I quadri erano molto belli, dipinti prevalentemente in bianco e nero, qualcuno con poche parti colorate in rosso, o in rosso e azzurro, colori che mi ricordavano la bandiera cubana.

Il bel video che segue mostra alcuni dei suoi quadri dalla collezione di Anna Tocco:

https://youtu.be/Yu160TNUqjc

Non conosco i motivi dei suoi dissidi con la famiglia, ma ho avuto l'impressione che quel distacco gli procurasse una enorme sofferenza. Mario comunque parlava spesso e con orgoglio di suo figlio Mauro, divenuto uno scrittore ("Follie" è il titolo del suo rimanzo d'esordio).

Parlava spesso con molto orgoglio e ammirazione anche di suo fratello Marco, neurofisiologo con esperienze di ricerca internazionali, che ha svolto importanti studi sulla fisiologia della retina, ora Professore Ordinario all'Università di Ferrara.

Un anno fa - aveva 70 anni - a Mario venne diagnosticato un secondo tumore, questa volta al rene sinistro. Senza perdersi d'animo si fece togliere il rene per via laparoscopica e si salvò da un altro cancro.

Professionista molto valido e di successo quando faceva l'avvocato, rimasto segnato dalla malattia, finì per dedicarsi a tempo pieno a Freevillage. Avendo smesso da tempo di esercitare la sua professione di avvocato, non navigava nell'oro. Eppure si schierava spesso e in maniera completamente disinteressata dalla parte di perdenti come noi, forse per il gusto di vincere battaglie impossibili, come quelle che lui aveva vinto contro i suoi tumori.

Tanti a Formia lo vedevano come un folle anarcoide di sinistra. Era molto più anarcoide che folle. Anzi, era molto più che folle e anarcoide. Era un uomo colto, eclettico, poliedrico, creativo, estremamente tenace. Era fondamentalmente un uomo buono.

Mario era un sopravvissuto, un uomo solo, un uomo fisicamente e socialmente fragile, ma con un grande coraggio e con una verve polemica incontenibile. A casa sua notai che il computer di Freevillage era protetto da una grossa inferriata chiusa a chiave con un catenaccio. Capii che quella era la cosa più preziosa che gli era rimasta nella vita.

Se da una parte non aveva niente da perdere, dall'altra aveva coraggio da vendere. Nel 2009 venne aggredito nel suo studio e, dopo aver ricevuto diversi colpi alla testa inferti con un pesante cric arrugginito, colpi che avrebbero potuto ammazzarlo, denunciò l'aggressione subita. Inoltre si fotografò col volto insanguinato prima di andare al Pronto Soccorso e, per niente intimidito, postò le foto su Freevillage raccontando il fatto.

Ho letto delle iniziative prese dopo la sua uccisione a Formia, "città chiusa", ora città addolorata e in lutto. Ho guardato commosso su youtube la fiaccolata che c'è stata per le vie di Formia, ripresa da Antonio Ciano:

https://youtu.be/05LIxWiw8mc

A Mario io e la mia famiglia abbiamo voluto molto bene. Per noi, come per una moltitudine di altre persone, questo è un bruttissimo momento. Avevo cominciato da subito a scrivere questi pochi ricordi ma ho dovuto interromperne la scrittura più volte. Se da una parte sorridevo spesso, ricordando i tanti episodi divertenti, esilaranti, di certe battaglie finite bene, dall'altra mi trovavo invariabilmente con gli occhi troppo offuscati dalle lacrime e il cuore troppo gonfio di dispiacere per poter continuare, quando inevitabilmente riprendevo coscienza della sua vile uccisione.

Ora l'unica cosa che andrebbe fatta per onorare realmente la memoria dell'"Avvocato Nostro", è sforzarsi di cambiare le cose, di denunciare l'illegalità, senza lasciarsi sopraffare dal pessimismo.

In chiusura dedico a Mario Piccolino il testamento spirituale di Indro Montanelli, con la speranza che lo leggano tanti di quei giovani che ho visto partecipare alla fiaccolata in suo onore:

... il diritto di scrivere quel conclusivo capitolo amaro e sconsolato (parla del pessimistico ultimo paragrafo della sua Storia D'Italia n.d.r.), io me lo sono tuttavia guadagnato in quasi novant'anni di vita, di cui almeno sessantacinque trascorsi nel tentativo appassionato - anche se punteggiato di errori - di contribuire, sia pure in piccola misura, a cambiare le cose, e a persuadere gl'italiani che a cambiarle non bastano cambiamenti di Costituzioni, di leggi, di "regole", e nemmeno di regimi, se prima non cambiamo gl'italiani, cioè noi stessi, creandoci una coscienza nazionale e civile che ci chiami quotidianamente e senza intermediari a rispondere delle nostre azioni. Le nostre classi dirigenti, la nostra cultura, la nostra scuola, perfino la nostra famiglia non hanno fatto nulla per coltivare in noi questa coscienza, forse anche per renderci la vita più facile, in quanto la coscienza è, per chi ce l'ha, il più scomodo dei giudici, l'unico che non possiamo ingannare. Ma è anche il solo che fa di un uomo un vero uomo, di un cittadino un vero cittadino, di un soldato un vero soldato. Finché questo manca, è inutile cambiare regimi, Costituzioni, leggi e regole: troveremo sempre il modo di aggirarle. Io ho perso, cari ragazzi, questa battaglia. Ma per sessantacinque anni l'ho fatta rompendomici spesso la testa. Voi dovete ancora cominciarla, e quindi non avete per ora il diritto di giungere alle mie conclusioni. Avete invece il dovere di rifiutarle e di dire a voi stessi, e l'uno all'altro, sputando magari sul mio nome: "Noi questa battaglia la vinceremo". E infatti, se siete uniti e risoluti, potete vincerla. Ma anche se vincerla non potrete, un compenso lo avrete: quello di potervi guardare nello specchio senza arrossire di voi stessi, perché allo specchio, cioè al bilancio della propria vita, prima o poi ci si arriva. E lo specchio non vi giudica dai successi che avrete ottenuto nella corsa al denaro, al potere, agli onori; ma soltanto dalla Causa che avrete servito. Tenendo bene a mente il motto degli hidalgos spagnoli: "La sconfitta è il blasone delle anime nobili".

postato da: PietroSpina  


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