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Home » News » Latina » Golfo di Gaeta » La vulnerabilità del territori...
sabato 07 febbraio 2015
La vulnerabilità del territorio sud-pontino
Così s'intitola un articolo che ALESSIO VALENTE pubblica sul n. 5 di LAZIO SUD presente nelle edicole.
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La copertina del n. 5 di
La copertina del n. 5 di "Lazio Sud"
Golfo di Gaeta: Sempre più frequentemente nel mondo intero accadono degli eventi naturali quali frane dai versanti, esondazioni dai fiumi, mareggiate sui litorali, in grado di provocare conseguenze significative sul territorio (quali, ad esempio, danni ad abitazioni, industrie e strade) e, in taluni casi, perfino decessi nella popolazione. Le conseguenze di questi avvenimenti riescono a colpire negativamente l'opinione pubblica, anche lontana dal luogo di accadimento, la quale in genere reagisce addossando le responsabilità ai progettisti o ai tecnici, incapaci di non aver previsto quanto accaduto, e agli amministratori, di non averlo contrastato con misure di mitigazione o con degli interventi strutturali. Tuttavia nell'agire è decisiva la conoscenza integrale dei processi naturali che accadono, nonché la possibilità con cui rispondere alle loro conseguenze. Non è da trascurare che tali processi legati ad eventi meteorici, inoltre, nel tempo tendono a variare di frequenza e di intensità, a causa di cambiamenti non sempre immediatamente percepibili dalle popolazioni. Questi cambiamenti, ad esempio quelli climatici, agiscono in tempi più lunghi ed interessano l'intero pianeta e quindi sono definibili a scala globale.
Il sud-pontino non è avulso dall'accadimento di questi eventi pericolosi. Tra quelli avvenuti negli ultimi mesi del 2014 si potrebbero ricordare quelli più eclatanti con i crolli di blocchi rocciosi sulla Flacca a S. Agostino in Gaeta e l'esondazione del Rio d'Itri nei comuni di Itri e Gaeta. Essi sia pure in modo diverso rappresentano degli avvenimenti che si sono già verificati in un recente passato, in coincidenza di piogge intense ed abbondanti concentrate in poche ore. Eppure ancora una volta la reazione più evidente delle popolazioni è stata quella di trovarsi in un territorio vulnerabile, ovvero non in grado di resistere al pericolo e all'accadimento di questi eventi. Anzi sapere che un elemento viario di straordinaria importanza, quale la strada Flacca, non può essere percorsa per un tratto in entrambi i sensi, diventa un motivo di aggravio alle condizioni di vita delle popolazioni di questo territorio e alle loro attività economiche. Analogamente potrebbe essere detto per i territori limitrofi agli argini del Rio d'Itri.
La stima di quanto si perde in seguito ad un evento "distruttivo" è spesso difficile e richiede tempi lunghi, tuttavia è possibile esaminare da subito le caratteristiche che rendono vulnerabile un territorio esposto al pericolo. Tale condizione si esprime in genere come la probabilità che un determinato processo raggiunga una tale intensità in un dato periodo da provocare danni. Il processo di cui trattiamo è di origine naturale (fenomeni meteorologici, frane, inondazioni, erosione costiera, ecc.), ma frequentemente esso è indotto dalle attività antropiche che sottraggono spazio al suo sviluppo. Se modifichiamo un corso d'acqua, ad esempio, cementandone il suo canale o restringendone la sua sezione, è probabile che in seguito a quantitativi di pioggia rilevanti, avvenga un'esondazione. Questo è quanto avvenuto per il Rio d'Itri, dove nonostante alcuni interventi considerati migliorativi sull'alveo, le acque sono fuoriuscite da esso poiché insufficiente a contenere quella data quantità. Le acque scorrono incanalate trasportando con sé sedimenti scavati dal fondo e dalle pareti dell'alveo e se si vogliono proteggere questi elementi dall'erosione, si operano degli interventi spesso esclusivamente per evitare di perdere quello che vi è stato costruito senza alcuna cautela. Il "tempo di ritorno" di questa pericolosità, purtroppo, si è ridotto e quindi in pochi anni le esondazioni si sono ripetute con danni ingenti alle residenze e alle attività rurali ivi esposte, e perfino con una vittima nel 2012. Per prevenire questi accadimenti, e renderli sopportabili dalle popolazioni, è stata adottata ultimamente una segnaletica per avvisarle di questa possibilità, tuttavia questa misura non sarà in grado di limitare eventuali danni. Sono, infatti, necessari degli interventi strutturali idonei a migliorare il regime delle acque. Essi renderebbero meno vulnerabile il territorio alle esondazioni, soprattutto se venissero realizzati con progetti "tagliati a misura" e con fondi economici sufficienti. Tali interventi vanno integrati, altresì, con delle azioni specifiche pianificatorie tese ad evitare l'occupazione di quel terreno utilizzato dai processi "naturali" da parte di strutture ed infrastrutture antropiche, evitando l'adozione di sanatorie che potrebbero indebolire ulteriormente il territorio.
Le condizioni naturali delle coste evidenziano un'altra pericolosità che è diffusa nel sud-pontino, ed in particolare, nel tratto di ponente del comune di Gaeta e di quello di Sperlonga: la possibilità di distacchi di blocchi rocciosi dalle pareti verticali. Tali distacchi, favoriti dalla fratturazione diffusa, peraltro enfatizzata dai fenomeni di alterazione subaerea (agenti atmosferici), possono creare dei pericoli nelle aree poste alla base di queste falesie. Quest'ultime possono ancora essere prossime al mare, caso mai protette da un accumulo sabbioso, come per la spiaggia dell'Arenauta, oppure delimitare una piccola piana costiera, come quella di S. Agostino. In entrambi i casi bisognerebbe evitare l'uso delle aree poste alla base, soprattutto se si dovessero osservare potenziali condizioni di instabilità, e quindi provvedere ad una loro protezione. Invece, come si è verificato nel tratto settentrionale della strada Flacca, una serie di blocchi rocciosi ha invaso la carreggiata sfiorando anche la tragedia di colpire un automezzo ed il suo autista. Questo episodio ha determinato la chiusura della strada, il cui valore esposto, come già accennato, è estremamente alto. Nel caso delle spiagge a ridosso delle falesie, invece, il rischio può essere limitato alla stagione estiva, quando queste sono maggiormente utilizzate, anche se nella stagione invernale le mareggiate contribuiscono a preparare i futuri dissesti. Comunque nei piani di utilizzo degli arenili (PUA) preparati dai comuni a queste considerazioni non è stato dato molto peso, in quanto ne è stato ipotizzato un loro utilizzo, nonostante che le falesie del sud pontino siano state classificate estremamente pericolose e quindi ne abbiano escluso ogni possibile utilizzo. Questa attribuzione è leggibile nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) dell'Autorità di Bacino, ente che ha questa specifica funzione, tuttavia essa nei medesimi piani invita le amministrazioni comunali a garantire la sicurezza delle falesie, così come dei fiumi, con misure ed interventi specifici.
Non si deve nascondere che la spiaggia di S. Agostino, ed altre sviluppate nel sud pontino negli altri comuni litoranei, sono soggette a seri fenomeni erosivi, mettendo in serio pericolo quelle attività turistico-balneari e non solo, diffuse a ridosso delle stesse. Ciò è stato determinato dall'alterazione dei profili delle spiagge ad opera dell'azione dell'uomo, avendo smantellato i cordoni dunari sviluppati al retro dell'accumulo sabbioso o avendo ridotto al minimo gli apporti ad esso. Tali situazioni possono aumentare naturalmente la ripidità dei fondali e quindi la maggiore enfasi del moto ondoso sulle coste. Questo accade anche in altri tratti, dove la costa originaria ormai è stata completamente obliterata da opere antropiche e dove la ripidità, ad esempio, è stata creata artificialmente per aumentare i pescaggi delle navi. In queste "tecno-coste" diventano a rischio anche il fronte mare delle aree urbanizzate (ad esempio, il lungomare di Gaeta) o le infrastrutture che si sviluppano in questi tratti (ad esempio, il viadotto davanti alla Torre di Mola a Formia). Un peso ulteriore potrebbe venire nei prossimi decenni dall'ipotesi di innalzamento del livello del mare dovuto allo scioglimento dei ghiacciai per l'aumento delle temperature sul nostro pianeta.
L'analisi fin qui sviluppata ha evidenziato solo alcune delle pericolosità a cui è soggetto il sud-pontino, ed in particolare, quelle del suo tratto costiero. A queste finora non si è stati capaci di rispondere in modo efficace, conseguentemente ad ogni evento, non necessariamente di intensità maggiore o della stessa capacità distruttiva, il territorio sembra non essere in grado di reagire. Questa condizione potrebbe diventare critica ed irreversibile dato l'incremento dell'intensità e della frequenza dei fenomeni meteorologici a scala globale che possono innescare questi eventi calamitosi, per questo sarà bene procedere in tempi rapidi in modo conforme alla natura che non fa "sconti".
ALESSIO VALENTE
È in edicola il N. 5 della rivista "LAZIO SUD" diretta da Lido Chiusano. Prezzo al pubblico € 1,00. Il fascicolo si compone dei seguenti articoli.
"Odio il Capodanno" di Antonio Gramsci, "A Latina magistrati coraggiosi" di Virginio Palazzo, "Il coraggio di scegliere, per una prospettiva d'avvenire. Linee di programma per il governo della nuova Provincia di Latina" di Eleonora Della Penna, "L'immigrazione in provincia di Latina" di Raniero Cramerotti, "Fenomenologia del nemico invisibile. Tumori e leucemie tra il basso Lazio e la Terra dei Fuochi" di Mirza Mehmedović, "La vulnerabilità del territorio sud-pontino" di Alessio Valente, "Urbanistica d'assalto a Fondi" di Bruno Fiore, "Perché cacciare Acqualatina" di Gennaro Varriale, "Civiche Pontine: una valida alternativa al servizio delle comunità locali" di Giada Gervasi, "Emodinamica e cardiologia a Formia" di Francesco Carta, "La "Pietà" di Giovanni da Gaeta nel Santuario della Madonna del Cielo a Fondi" di Zaira Daniele, "Profitto nostro che sei in terra, assegna a noi il nostro debito ... Amen" di Fausto Pellecchia, "La scrittura. Un faccia a faccia con se stessi" di Giuseppe Tortora, "Fedele Conti, il suicidato di stato. Una storia italiana" di Nicola Reale, "Le banlieues d'Italia e i pifferai dell'odio" di Rocco Viccione, "Monte San Biagio: la sua storia in uno stemma" di Emilia Gaetana Fortucci, "Poesia e intelligenza delle emozioni. Parole e immagini di Gino Fiore" di Carlo Di Cicco, "A Formia accoltellamento a geometria familiare" di Paola Villa, "La chiesetta di sant'Angelo dei Marzi a Gaeta lasciata nell'incuria" di Damiano Di Tucci, "Il Coppedè di Fondi" di Gaetano Carnevale, "Pino Daniele e quella Formia che non amò" di Delio Fantasia, "Ma il renzismo è davvero di sinistra?" di Francesco Giampietri.

postato da: LGC  


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