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venerdì 13 giugno 2014
Forma e dimensioni dell'Antica Ausonia
Una metropoli tra gli Aurunci e il mare: una ipotesi con molti indizi
letture: 4053
Storia del territorio:
Secondo la tradizione Ausonia era la più antica tra le città che gli Ausoni abitarono e forse anche la più grande e la più importante, ma per quanto cercata nei secoli, di essa non si è mai trovato traccia.
La violenza con cui i romani avevano distrutto decine di città nel corso della loro storia, e il verbo "cancellare" da essi utilizzato per ordinare la distruzione di una città, ci ha indotti a credere che essi l'avessero realmente cancellata del tutto e che quindi fosse normale che non se ne trovasse più traccia.

Ma l'errore che commettiamo quando cerchiamo antiche città come Amyclae e Ausonia è di aspettarci di trovare una città circondata da mura belle e lavorate come quelle di Pyrae e dell'acropoli del Circeo.
In realtà queste città antichissime erano ubicate in luoghi naturalmente strategici e difficili da sopraffare grazie alle asperità del sistema montuoso e collinare circostante, ai profondi letti dei corsi d'acqua i cui argini venivano comunque ben rivestiti con muri a secco talora anche ben lavorati, e grazie a mura urbane vere e proprie costruite là dove necessarie, per lo più in opera poligonale di prima maniera, cioè con massi grezzi o appena sbozzati.

Tali antichissime città peraltro, essendo state distrutte prima ancora che certe tecniche costruttive si sviluppassero ulteriormente grazie soprattutto al miglioramento degli utensili in ferro e alla maggiore disponibilità di essi, si presentano con pochi muri o fabbricati realizzati con massi ben lavorati, ed è così che nel caso di quello che noi crediamo essere il sito dell'antica Ausonia, tutte le costruzioni in opera poligonale di terza maniera, bugnate e non, le troviamo lungo una linea periferica, cioè all'esterno del nucleo più antico che si trovava tra le falde meridionali di Monte Altino e monte Petrella, e le colline di Monte Campese e Monte Incrociatora.

Insomma come accade oggi le costruzioni in cemento armato non le troviamo nei centri storici, ma nelle periferie o nell'intorno dei centri storici.

Infatti come schematicamente indicato nella planimetria satellitare che segue, tutte le costruzioni in opera poligonale che abbiamo individuato e rappresentato con un disco giallo, si trovano lungo una linea ideale periferica che cinge una zona più centrale. Potrebbe trattarsi di fortilizi ed altre opere militari che servivano a controllare le porte di ingresso alla città, che tenuto conto della viabilità antica e dell'orografia dei luoghi dovevano essere quattro.

image/jpeg

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La prima, doveva trovarsi sulla strada antica di accesso a Maranola dove vi è un grande basamento in opera bugnata che vi mostriamo di nuovo.

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La seconda doveva trovarsi nei pressi di Palombara dove vediamo resti di una costruzione relativamente più moderna e dove più avanti vi sono i muri in opera poligonale di Pella e Le Mandre.

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La terza, che doveva essere la più importante è quella che si trovava presso la Chiesa del Crocifisso, e dall'andamento dei muri che si ritrovano lungo le falde di Monte Campese e dai numerosi fabbricati che qui vi sono in opera poligonale si deve immaginare che come per Gaeta, qui non vi fosse una sola porta , ma più di una in successione, infatti il percorso della strada qui era sempre esposto agli attacchi dalla collina. Il punto più stretto e più difficile da passare, era il primo punto di controllo e ritenzione, cioè il ponte sul fosso di Acqualonga, dove possiamo vederne ancora il basamento costituito da grossi blocchi di pietra lavorati.

A un centinaio di metri a monte vi era un' arce ben fortificata con mura in opera bugnata, poco più avanti vi era un altro complesso in opera poligonale sul lato valle, ed un rilievo che arrivava fin sotto la collina.

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Più avanti prima di giungere nei pressi del rio di Acquatraversa vi è un altro grosso basamento in opera poligonale;

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più avanti ancora la strada costeggiava il fianco della collina difeso da un muro di grosse pietre per una lunghezza di oltre duecento metri e fino ad incontrare il rio di acqua traversa, dove doveva esserci un altro ponte.

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La quarta ed ultima porta doveva trovarsi a Sud-Est della chiesa del Crocifisso, lungo la strada che portava a Pyrae, qui vi erano due costruzioni in opera poligonale di cui una semplice e l'altra bugnata, che però non siamo riusciti ancora a trovare. Da qui una lunga muraglia, di cui parte dei resti sono visibili ancora oggi si dirigeva verso Ovest fino ad incontrare un'altra costruzione in opera poligonale bugnata nei pressi del fosso Mamorano.

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Si osservi che il luogo più sicuro e baricentrico, dal quale peraltro si aveva anche un ottimo controllo della costa era quello chiamato oggi Ciriano, e che nella cartina generale abbiamo indicato con un triangolo arancione. Una sorta di acropoli situata nella posizione più interna della città e dalla quale peraltro, in caso di pericolo, si poteva raggiungere facilmente una delle porte per sfuggire all'assedio su di un lato o, in casi estremi, rifugiarsi sulla montagna.

Se le nostre valutazioni sono giuste, l'antica città di Ausonia aveva forma irregolare approssimabile ad un ellisse con diametro minore di circa 2 km e diametro maggiore di circa 6 Km, e racchiudeva una superficie di circa 10 Kmq, pari all'incirca a 1000 ettari: una vera e propria metropoli!

Ciò significa che Formia e Pyrae erano solo i porti ben difesi di Ausonia e che il Formiano si sviluppava sul lato di Gaeta, fino al rio d'Itri. Formia diventerà una città solo dopo la distruzione di Ausonia, come Gaeta diventerà una città solo dopo la distruzione di Formia.

di: Agostino Di Mille


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