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Home » News » Archivi di TF » A Pennine di Coreno Un tempio...
martedì 16 ottobre 2018
A Pennine di Coreno Un tempio a Giove Pennino Protettore dei viaggiatori sulla Via Ercolanea
letture: 3081
Data evento: sabato 06 nov 2004
Coreno Ausonio
Coreno Ausonio
Archivi di TF: Nelle nostre scorribande sulla toponomastica aurunca (ricerca e studio dei nomi dei luoghi) ci siamo trovati ad esaminare il termine pendinella che ci ha restituito una parte dell'antichità che spetta a Coreno Ausonio e di cui nessuno finora si è interessato abbastanza.
Il termine è presente a Castelforte nella forma: Pigninella. In altro documento viene indicato: dove si dice la Penninella. A Minturno citiamo la forma: la Penninella.
Riportiamo da Santoro: Penna = roccia. Di formazione latina. E' voce attestata in diversi toponimi; dal latino pinna = penna, ala, pinnacolo. Qualche problema per l'origine mediterranea *penna = roccia, come sostiene il Ribezzo con rimandi al piceno-sannita pinna, penna = sasso, roccia prominente. Se penna, penne, hanno origine dal latino pinna, le formazioni in -ino potrebbero essere spiegate col latino Appenninus.
Pennino è termine esistente col significato di pendenza del terreno o luogo basso in Puglia e Calabria e con pendinu nel salentino. Pennine, si rileva in territorio di Coreno Ausonio nelle vicinanze della contrada Patrici. Si tratta della parte collinosa, interessata da numerose cave di marmo Perlato, rivolta verso la valle dell'Ausente entro la quale si trova la cosiddetta Grotta Focona che sovrasta un'area pianeggiante della stessa valle disseminata di enormi massi squadrati e di qualche epigrafe romana.
Sul bimestrale Archeologia Viva5 abbiamo letto un interessante articolo che Claudio Gallo (Museo Archeologico di Aosta) ha dedicato alla numismatica come fonte primaria per l'indagine archeologica. Il titolo dell'articolo è «Transiti: i culti al Gran San Bernardo»: «Le monete abbondantemen­te rinvenute sul luogo ci restituiscono il quadro delle genti e dei traffici che fin dall'antichità affrontarono il passaggio delle Alpi attraverso il celebre valico». L'articolo oltre a contenere una breve ma dettagliata descrizione dei luoghi dei ritrovamenti nonché la storia della località oggetto della tratta­zione, è ampiamente corredato da un suggestivo apparato fo­tografico, a cui si uniscono utili mappe e una ricostruzione del sito, suggerita dall'ottimo disegnatore F. Corni. Tra le belle illustrazioni trovano posto alcune monete lì rinvenute tra cui una dramma di tipo Massaliota, un sesterzio dell'imperatore Claudio, un sesterzio dell'imperatore Domiziano e un denaro di Lotario I (840‑855).
L'articolo esordisce così «Superato di circa duecento metri il confine tra Italia e Svizzera, troviamo il Museo dell'Ospizio del Gran San Bernardo. Qui si trovano numerosi reperti archeologici rinvenuti sulla sommità del colle negli scavi condotti negli ultimi due secoli, fra cui 57 monete (16 celtiche, 20 romane imperiali, 21 fra medievali e moderne) e tre medaglie, delle duemila tutte raccolte sul posto e che si conservano a Losanna».
"La ragione di un rinvenimento di un tale numero di monete al colle del San Bernardo (2473 m. d'altitudine)è data dal fatto che in epoca romana, nel luogo di sosta dopo l'ascesa al colle, era venerato il dio delle vette montane Penn, chiamato Iuppiter Poeninus ('Giove Pennino') dai Romani: al dio Penn i viandanti offrivano monete, ai piedi di una rupe sacra, durante la sosta nell'attraversamento della via dell'Alpis Poenina (importante arteria di comunicazione tra il nord Europa e l'area mediterranea), al fine di propiziarsi il viaggio. Secondo Plinio il Vecchio l'antica denominazione del colle come Summus Poeninus (tradizione già ritenuta erronea da Tito Livio) risale al geniale passaggio di Annibale (Poenus) attraverso le Alpi (218 a.C.). Probabilmente a partire dall'epoca Giulio-claudioa, cioè dalla prima metà del I sec. d.C.... di fronte alla rupe sacra venne innalzato un piccolo tempio votivo dedicato appunto a Iuppiter Poeninus... con almeno due mansiones, dove i viandanti potevano rifocillarsi, dormire, ferrare i cavalli e... incidere le placchette votive da appendere alle pareti del tempio come offerta al Summus Poeninus".
I motivi di questo cospicuo ritrovamento sono da attribuire alla presenza sul posto di un impor­tante tempio dedicato a Giove Pennino (Penn) a cui i vian­danti, durante la sosta per l'attraversamento del valico, sull'importante arteria dell'Alpis Poenina, praticavano le of­ferte al fine propiziatorio del viaggio. La località fu da sempre frequentata e il cambio della destinazione d'uso come albergo per i viandanti.
«Complessivamente le monete ritrovate nell'area sacra nel corso degli scavi effettuati dal 1760 al 1893 am­montano a 492 monete galliche, 1.625 romane e 22 medieva­li. Delle monete galliche ben 105 risultano appartenere alla popolazione dei Veragri, che abitavano la zona di Martigny. Delle monete romane, 157 appartengono all'epoca repubbli­cana, mentre le altre 1.468 sono tutte imperiali: 574 dell'epoca giulio‑claudia (23~68 d. C.), 85 da Galba a Do­miziano (68‑96 d. C.). 152 da Nerva a Commodo (98‑193 d. C.), 37 sono dei primi due secoli dell'Impero ma per la pes­sima conservazione non sono singolarmente attribuibili, 147 vanno da Pertinace a Valeriano (193‑260 d. C.), 160 da Gal­lieno a Carino (260‑285 d. C), 265 da Diocleziano a Giovia­no (284‑364 d. C.) e 75 da Valentiniano I ai figli di Teodosio (364‑inizi V sec. d C.). Non sono state trovate monete di VI e VII secolo e questo perché dopo la scarsa produzione monetaria dei Goti, cessata nel 533, i Longobardi e i Merovingi (la prima dinastia che governò sui Franchi) coniarono quasi esclusivamente monete d'oro (solidi e soprattutto tremissi) che non erano alla portata dei ceti mediobassi e che serviva­no esclusivamente per il commercio all'ingrosso e il paga­mento dei tributi. Con le riforme monetarie prima di Pipino il Breve, alla metà dell'VIII secolo. e in seguito di Carlo Magno, che ritirarono l'oro e introdussero il denaro d'argento come moneta unica, la disponibilità monetaria tornò a crescere e il ritrovamento, nel corso degli scavi, di monete carolinge dei secoli VIII e IX ha un'importanza notevole in quanto costitui­sce l'unica testimonianza della vitalità del luogo in quel pe­riodo. Delle 22 monete medievali rinvenute le più importanti sono proprio quelle carolinge, costituite da un tremisse d'oro e da cinque denari d'argento rispettivamente di Carlo Magno, Ludovico il Pio, Lotario I e Carlo il Calvo».
Anche se la citazione è stata un pò lunga, la riteniamo interessante e giustificativa per dare una spiegazione al toponimo Pennine di Coreno Ausonio.
L'origine della Grotta Focona si deve far risalire certamente ad epoca etrusca od osca come già ebbi a scrivere molti anni fa su "Il Giornale dei Misteri" di Firenze; la vicina area valliva di ritrovamento dei massi squadrati e di epigrafi romane è da attribuire a qualche tempio di cui si è perso il ricordo di localizzazione; il toponimo Patrici si ricollega facilmente al nome romano dei patrizi. L'intera area è stata rilevata e studiata da A. Giannetti e A. Berardi.
Scavi e rilevamenti archeologici specialistici non sono stati mai effettuati nell'area, ma questa può essere indicata come luogo notevole di passaggio dell'antica via Erculanea (certamente tracciata su un preesistente tratto di più antica fattura), dove oltre ad insediamenti residenziali di benestanti (patrizi) vi sorgeva un tempio dedicato a Giove Pennino dove i viaggiatori potevano soffermarsi e praticare of­ferte, di fronte alla rupe sacra della Grotta Focona, al fine propiziatorio del viaggio che avrebbero dovuto affrontare per le allora solitarie e paurose gole dello Scanganello di Ausonia, di Castelnuovo Parano e del bivio di Esperia (lungo l'attuale statale n. 630 "Ausonia").


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Pubblicato su TeleFree.it il 6 novembre 2004
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di: Albino Cece


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