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Home » News » Latina » Latina » Gli «anti Prefetto». L'odg pas...
giovedì 13 febbraio 2014
Gli «anti Prefetto». L'odg passa a maggioranza, il no di Forte. L'opposizione se ne va
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L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE MICHELE FORTE IERI MATTINA
L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE MICHELE FORTE IERI MATTINA
Latina: Quindici è il numero imperfetto che ieri ha consentito di approvare a maggioranza la mozione con cui il Consiglio provinciale di Latina censura l'operato del Prefetto Antonio D'Acunto in relazione al provvedimento di sospensione del presidente eletto Armando Cusani. Dopo ben cinque convocazioni e quattro mesi di paralisi totale dell'atti - vità amministrativa di via Costa si è arrivati ad approvare un documento che nell'incipit critica la legge Severino e i suoi effetti a cascata, ma nei fatti entra pesantemente nel merito delle funzioni di un altro potere dello Stato, quello del Prefetto che (va ricordato) ha dovuto applicare la legge e sospendere il Presidente Cusani in quanto condannato per abuso d'u ffi c i o in due procedimenti diversi, ossia per l'abuso edilizio del suo albergo a Sperlonga e per la rimozione di un vigile urbano. A favore della mozione hanno votato i consiglieri di Forza Italia (Pdl), Lista Cusani, Fratelli d'Italia e i fuoriusciti dell'Udc; l'opposizione ha lasciato l'aula; uno solo il voto contrario, quello del presidente del Consiglio Michele Forte che aveva sempre dichiarato sia nelle riunioni che ai media di non voler sostenere alcun documento contro la Prefettura
La mozione era stata in parte emendata dal capogruppo del Pdl, Paolo Graziano, con una frase che testualmente diceva che il consiglio provinciale non aveva competenza ai fini della modifica della legge Severino.
Era rimasto invece intatto il testo nella parte in cui si dice che l'aula «non applica il provvedimento» del Prefetto Antonio D'Acunto, emesso il 31 ottobre del 2013 e contenente la sospensione del «signor Armando Cusani» per i successivi< 18 mesi. Tutta l'opposizione aveva proposto un altro emendamento che eliminasse appunto la frase sulla mancata applicazione del provvedimento prefettizio e forse se fosse stata tolta, Pd e (certamente) Michele Forte avrebbero potuto votare sì. Sarebbe rimasta in piedi la sola critica alla legge che in generale l'aula ha ritenuto «eccessiva » nelle sue conseguenze, compresa quella inerente Cusani. Ma la maggioranza su quel passaggio è stata inamovibile, probabilmente perché era proprio quella la frase «risarcitoria » per il Presidente Cusani, che anche nel ricorso al Tar (la discussione si tiene oggi) ha duramente criticato l'atto del Prefetto bollandolo come illegittimo nonché la conseguente notifica di Forte, anche quest'ultimo un atto dovuto. I lavori consiliari di ieri mattina erano cominciati sul presto, alle 10: breve introduzione di Forte, poi la conferma della presentazione dell'ordine del giorno emendato da parte del capogruppo del Pdl e a seguire un dibattito non semplice. Il capogruppo del Pd, Visari, ha detto che i suoi non erano disposti a discutere un atto inammissibile per le sue connotazioni eversive e quindi solo se modificato si sarebbe potuto mettere ai voti. Il consigliere Domenico Guidi ha altresì criticato tutto il tempo speso appresso ad un documento che non avrà mai alcuna efficacia perché l'aula è incompetente in materia legislativa e perché la sospensione è stata, peraltro, già eseguita, tanto che Cusani è stato sostituito pro tempore da Salvatore De Monaco, suo vice.
Anche il consigliere Fausto Nuglio aveva invitato a ritirare la mozione e procedere a un dibattito nel merito dei «problemi veri di questo territorio».
Nell'intervento di molti esponenti di maggioranza è stata sottolineata la «incompetenza del Consiglio a dare attuazione alla dichiarazione prefettizia», ma esplicitamente Mauro Carturan ha attaccato il Presidente dell'aula: «Oggi ci lasci votare ». Michele Forte nelle precedenti convocazioni aveva sollevato o accolto eccezioni che avevano imposto i rinvii.
Ieri li ha fatti votare la delibera più eversiva di sempre, una delle ultime di questo Consiglio.

Tutti gli omini del presidenteDI ALESSANDRO PANIGUTTI
La mano alzata di Michele Forte, l'unica nella sala consiliare dell'ammini - strazione provinciale a manifestare il dissenso contro la vergognosa mozione a sostegno del condannato Cusani e contro il prefetto che lo ha opportunamente sospeso dalla carica, è un'immagine che scava un solco profondo nella storia politica di questo nostro sciagurato territorio.
Il branco di politicamente inetti che ha eseguito l'ordine del padrino politico ferito a morte dall'onta della cacciata dal palazzo, ha regalato all'attempato presidente del Consiglio provinciale l'insperata patente di ultimo paladino della legalità.
Proprio lui, Michele Forte, antico esponente di quella Dc implosa per la spallata autoinferta a colpi di corruzione; il politico additato da una vecchia classe di magistrati come il «sospettato» numero uno e che ha saputo affrontare e superare una dozzina di procedimenti giudiziari uscendone sempre indenne e a testa alta; uno dei pochi personaggi pontini che avrebbe diritto a lamentare di essere stato perseguitato dalla giustizia; l'unico che ieri avrebbe potuto trovare una ragione ideale per solidarizzare col pluricondannato e sedicente perseguitato Cusani, è stato il solo che ha trovato lo spunto di orgoglio per una scelta di campo netta e inequivocabile: io sto dalla parte della legge.
Una lezione che il branco di yesmen ammaestrati nel circo a tre piste del presidente depoltronizzato farà fatica a comprendere, compresso com'è nel ruolo di chi è addestrato a recuperare l'osso e riportarlo al padrone.
Ed è in qualche modo doloroso prendere atto che una generazione di quarantenni e cinquantenni prestati alla missione di rinnovare la politica (tra loro anche due sindaci in carica e due ex sindaci) debba inchinarsi di fronte alla ritrovata coerenza di un ultrasettantenne che non ha mai preteso di modificare lo spirito della politica di cui è «portatore sano» da sempre, ma che ha saputo dimostrare senonaltro di essere capace di reinterpretare se stesso sul palcoscenico della rappresentanza popolare, dove vige il principio del rispetto dei confini che separano le istituzioni dalle questioni personali o di bottega.
Nascosti dietro simboli di partito che non rappresentano ormai nemmeno più gli iscritti, perché non ce ne sono, i consiglieri di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lista Cusani hanno approvato l'inutile mozione che il «padrone» ha voluto a tutti i costi per poterla esibire come ultimo salvacondotto sul tavolo dei giudici amministrativi che dovranno valutare la tenuta del provvedimento prefettizio di sospensione, il casus belli di questa pagina nera che ieri ha anticipato la fine annunciata dell'amministrazione provinciale, simbolicamente rovinata ancor prima che il decreto di cancellazione diventi legge.
Così la manifestata volontà «di non dare esecuzione alla dichiarazione del Prefetto sulla decadenza di Armando Cusani» ha definitivamente trasformato il Consiglio provinciale di Latina in un'arena sottratta ad ogni regola e forma di controllo, grazie anche alla scelta motivata ma rinunciataria dell'o pp os i zi on e che non ha voluto presidiare il campo, consentendo che la mano levata contro l'ultima illegittimità di via Costa fosse una soltanto anziché quattordici.
fonte: Latina Oggi   postato da: pax  


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