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Home » News » Latina » Latina » Lettera aperta ad Armando Cusa...
lunedì 11 novembre 2013
Lettera aperta ad Armando Cusani
- di Nicola Reale -
letture: 5497
Nicola Reale
Nicola Reale
Latina: Signor Cusani,

ho voluto lasciar passare qualche giorno dalla notizia della sua sospensione dalle cariche di presidente della Provincia e di consigliere comunale di Sperlonga nella speranza che questa mia le giunga in un momento per lei di maggior calma e quindi più propizio all'ascolto e alla riflessione.
Sarebbe facile per me, ora che lei si trova a vivere una difficile condizione umana, prima ancora che politica, salire in cattedra forte del fatto che le due condanne che lei ha subito dal Tribunale di Latina sono il risultato di denunce da me presentate alla Magistratura tra il 2003 il 2006. Non è nel mio stile farlo e non lo farò. Ma proprio perché ciascuno di noi è in qualche modo "condannato" ad essere quello che è, io, anche in questo momento, non posso rinunciare al tentativo di avere con lei quel confronto che inutilmente ho cercato nei dieci anni (due consiliature) in cui sono stato consigliere comunale di minoranza e lei sindaco di Sperlonga e poi presidente della Provincia di Latina.
Benché io abbia lasciato la politica attiva da oltre tre anni, capita a volte che il corso degli eventi imponga, gioco forza, a chi ha rivestito funzioni pubbliche, compiti suppletivi derivanti dal rispetto del ruolo istituzionale ricoperto e del lavoro svolto al servizio dei cittadini. Per questo sento ora il dovere umano e politico di scriverle. La mia piccola funzione di semplice consigliere di minoranza al comune di Sperlonga certo non mi poneva in una particolare posizione di forza nei suoi confronti. Pur tuttavia le circostanze mi hanno assegnato un ruolo particolare e da me imprevisto: quello di essere stato, a Sperlonga, nella provincia di Latina e nella regione, il suo unico, vero avversario politico. Cosa, questa, che io ritengo, più che un merito di cui vantarmi, un fatto assurdo e incredibile. Il mio eventuale merito potrebbe limitarsi alla costanza, alla coerenza, al disinteresse personale, all'onestà intellettuale con le quali mi sono opposto all'arbitrio e all'arroganza incolsulta delle sue quotidiane decisioni sistematicamente viziate da illegittimità o illegalità. L'assurdità sta, invece, nel sepolcrale silenzio con il quale TUTTI i rappresentanti provinciali e regionali dei partiti della mia area politica di riferimento - il centrosinistra - hanno accompagnato le sbavature, gli errori e gli orrori della sua condotta amministrativa, forse memori delle parole di De Gaulle che ammoniva: "Niente rafforza l'autorità quanto il silenzio".
Ma l'intento di questo mio scritto non è certo quello di ricordarle il mio passato, bensì di ricordare a lei il suo , forse sperando in una sorta di eterogenesi dei fini, cioè nella comprensione, da parte sua, delle conseguenze non intenzionali delle sue azioni totalmente intenzionali. Un antico proverbio recita: "Tre cose l'uomo deve ricordare ogni giorno: il bene che non ha fatto, il male che ha fatto, e il tempo che ha perduto". Un esercizio, questo, che potrebbe aiutarla a trovare con più precisione il senso di ciò che oggi le accade. Perché ciò che le sta capitando non è la conseguenza - come lei sembra ritenere - né di errori giudiziari, né di sentenze "politiche", né dell'acrimonia di chi le è stato onestamente e correttamente avversario politico.
Ricorda, Signor Cusani, quella volta che in consiglio comunale mi affrontò pubblicamente piantando la sua fronte sulla mia e dicendomi a denti stretti: "Non mi fai paura ..."? Io le risposi che non era mia intenzione farle paura, ma che lei come sindaco non poteva negarmi il diritto di parola in consiglio comunale. Lei tirò diritto, sentendosi il più forte. Lei si è beato del suo senso di potenza e di onnipotenza, avendo di sé, anche nel rapporto con i suoi collaboratori e con i cittadini, l'immagine di un Re Sole davanti ai suoi sudditi. E questo era insopportabile per chiunque avesse una pur sbiadita idea delle regole della democrazia.
Lei si sentì il più forte anche quella volta che, di fronte alle mie insistenze perché rinunciasse all'ennesimo atto d'illegalità, con sorriso beffardo mi rispose: "Fai pure le tue denunce alla Magistratura, tanto io ho le spalle larghe !". Evidentemente lei aveva completamente perso ( o non aveva mai avuto) il senso del confronto democratico e del rispetto delle leggi. Lei, come il Re Sole, riteneva di essere la Legge. Lei non si rendeva conto della gravità di quelle parole che esprimevano ormai il suo delirio di onnipotenza. Lei, consapevole degli appoggi e delle collusioni che aveva intessuto in ogni campo (politico, economico e sociale), aveva assunto la certezza dell'impunità. E questa certezza l'ha accecata, facendola nuotare (e oggi annegare) nei vortici dell'autoreferenzialità e del più totale dispregio della legalità.
Lei aveva trasformato il consiglio comunale, vale a dire il cuore pulsante del sistema democratico di una comunità, in un viodeogioco dove i suoi consiglieri erano statue di pietra, eternamente immobili, eternamente mute, e anche la loro coscienza sembrava essersi pietrificata ai suoi comandi. Tutto diventava inutile in quel consiglio comunale da lei diretto, riuscendo così a realizzare il danno più grave che lei potesse arrecare ai cittadini: rendere irriconoscibile e inutile la verità.
Eppure, Signor Cusani, io riesco ancora a darle una scusante: lei, in fondo, si è adeguato perfettamente ad una cultura e ad un contesto politico - quelli della politica dell'affare (che lei cercò di spacciare come "politica fel fare") - che era il brodo di cultura dell'area politica della quale faceva parte. Nessuno dei suoi amici, infatti, le avrà mai ricordato che il vero politico è colui che pone sempre e comunque in primo piano l'interesse per la cosa pubblica e non i propri interessi personali.
Così come oggi, nell'attuale situazione che sta vivendo, quegli stessi amici le esprimono solidarietà e stima, ma a nessuno viene in mente di dirle che in politica, come nella vita, nessuno è insostituibile e quando c'è in gioco il prestigio delle istituzioni ci si fa da parte, a torto o a ragione, se ancora resta un barlume di senso di responsabilità. Anzi, addirittura la candidano alle elezioni europee del 2014, opponendo alla giusta severità della Legge Severino il concetto mafioso secondo il quale le condanne equivalgono a veri e propri titoli di merito.
Signor Cusani, se mai un giorno la ragione e la serenità di giudizio prevarrà sulla sua incapacità strutturale di accettare un punto di vista diverso dal suo, si accorgerà che nel corso degli anni lei ha costruito con le sue stesse mani la sua ignominiosa caduta. Si accorgerà che lei è stata vittima di se stesso, delle azioni illegali che ha compiuto, dell'enorme cumulo d'interessi personali che lo hanno posto in conflitto con gli interessi della collettività e con la legalità. Per questo ha subìto due condanne e queste condanne comportano, che a lei piaccia o no, conseguenze di legge che hanno imposto la sua esclusione dagli incarichi politici che ricopriva.
Noi tutti consiglieri di minoranza avremmo preferito un'altra storia. Avremmo preferito accettare il verdetto dei cittadini di essere minoranza, ma avendo di fronte una controparte seria, onesta, rispettosa della legge, dei diritti e della dignità dei cittadini. Così non è stato. Il nostro obiettivo non è mai stato la sua condanna penale, ma la vittoria della verità e della giustizia. Il nostro obiettivo non è mai stato l'attacco cieco e pregiudiziale ad un avversario politico, ma la difesa del principio intangibile che la legge è uguale per tutti.
Per giungere a questo esito ci sono voluti quasi dieci anni. In tutti questi anni, mentre molti si convincevano della sua infallibilità ed invulnerabilità, noi non ci siamo mai arresi e, anche se non capiti e non seguiti dalla maggioranza dei cittadini, abbiamo continuato a batterci e a lottare perché la verità venisse a galla.
Oggi consideriamo questo nostro lungo, difficile e faticoso impegno per la vittoria della verità un dono che offriamo alla collettività. Anche a coloro che non ci hanno mai votato.
A lei, Signor Cusani, che ha scelto di seguire il motto di Machiavelli: "E' molto più sicuro essere temuti che amati", il mio umile invito a riflettere su un altro antico proverbio, secondo il quale "il capo è uno come tutti gli altri, solo che non lo sa".
Nicola Reale

di: Nicola Reale


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