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Home » News » Webzine » Cinema e Teatro » Addio Mariangela Melato grande...
venerdì 11 gennaio 2013
Addio Mariangela Melato grande attrice eclettica e moderna
L'attrice aveva 71 anni, e' morta in una clinica. Abilissima protagonista in ruoli sempre diversi
letture: 4945
Mariangela Melato
Mariangela Melato
Cinema e Teatro: Mariangela Melato, scomparsa stamattina a Roma, è stata tra le attrici più versatili del teatro e del cinema italiano, capace di affrontare ruoli comici o drammatici, di trasformarsi in personaggi molto lontani tra loro ma sempre con grandissima intensità. Ha lasciato così nella memoria della vasta platea italiana che l'ha sempre amata ed apprezzata, personaggi indimenticabili, da quelli sul grande schermo come Fiore, amante milanese di Mimì Metallurgico con la regia di Lina Wertmuller, a quelli sul palcoscenico del teatro come nell'Orestea di Eschilo diretta da Luca Ronconi. Fino alla Filumena Marturano al fianco di Massimo Ranieri andata in replica su Rai1 proprio nel giorno di Capodanno.

A fianco dell'attrice morta questa mattina alla clinica Antea di Roma c'era la sorella Anna. "Se ne è andata serenamente": è l"unica cosa che trapela dalla clinica. Nelle ultime ore c'erano con lei la sorella Anna e un'amica. L'attrice, malata da tempo, era ricoverata da una ventina di giorni. Il funerale di Mariangela Melato si terrà a Roma domani alle ore 15.00 presso la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo. A darne notizia, insieme alla famiglia, è Renzo Arbore.

Nata a Milano il 19 settembre 1941, Mariangela Melato da giovanissima studia pittura all'Accademia di Brera, disegnando manifesti e lavorando come vetrinista alla Rinascente per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani. Non ancora ventenne entra a far parte della compagnia di Fantasio Piccoli con il quale esordisce in "Binario cieco di Terron", rappresentato al Teatro Stabile di Bolzano. In seguito matura la sua formazione artistica sotto la guida di registi come Dario Fo, Luchino Visconti e Luca Ronconi. Nel 1969 debutta nel cinema con un film di Pupi Avati, "Thomas", e, due anni dopo, recita in "Per grazia ricevuta" di Nino Manfredi. Nel 1972 ottiene un grande successo popolare con la sua interpretazione di Fiore, l'amante milanese di Giannini, in "Mimì metallurgico ferito nell' onore" di Lina Wertmuller. Contemporaneamente dimostra di saper affrontare (anche sul grande schermo) ruoli non solo comici e grotteschi ma anche drammatici, come quelli che interpreta accanto a Gian Maria Volonté in "La classe operaia va in paradiso" (1971) e "Todo modo" (1976), entrambi di Elio Petri, o quello di Mara in "Caro Michele" di Mario Monicelli.

Attrice versatile dagli infiniti talenti, è anche un' eccellente ballerina, come dimostra sul palcoscenico del Sistina interpretando Belcore di "Alleluja, brava gente". Oppure, al cinema, in "Aiutami a sognare", ancora diretta da Pupi Avati, o in "Domani si balla" di Maurizio Nichetti. Se sul palcoscenico recita nell' "Orlando Furioso", nell' indimenticabile Orestea di Eschilo e in "Quel che sapeva Maisie" da Henry James, spettacoli tutti diretti da Luca Ronconi, dopo essere stata sulla scena ora Fedra ora Medea ora Madre Coraggio, sul grande schermo si ritrova con Ugo Tognazzi, tra i fasti della Belle epoque, ne "Il petomane" (di Pasquale Festa Campanile, 1983) per essere poi trasportata tra le anime burlone di un cimitero in "Mortacci" di Sergio Citti. Negli anni '90 si dedica soprattutto al teatro ma nel 1999 non rinuncia a comparire nell'affollato cast di "I panni sporchi" di Mario Monicelli. Molto attiva anche sul piccolo schermo, dopo il successo dei primi due episodi del film televisivo "Una vita in gioco", rispettivamente diretti da Franco Giraldi (1991) e Giuseppe Bertolucci (1992), compare in "Due volte vent' anni" (di Livia Giampalmo), tratto dall' omonimo romanzo di Lidia Ravera. Torna al cinema per interpretare la sorella di Enzo Tortora in "Un uomo per bene" (di Maurizio Zaccaro, 1999) e "L' amore probabilmente" di Giuseppe Bertolucci (2001). Nel 2007 si era presa una pausa dal teatro impegnato portando in scena 'Sola me ne vo' dove ballava e cantava come una vera show girl. Anzi come Madonna, la cantante rock che l'aveva sfidata sul suo terreno nel remake di 'Travolti da un insolito destino'. "Ora tocca a me - disse in quell'occasione la Melato - renderle la pariglia". In tv si è vista negli ultimi anni in Rebecca, la prima moglie regia di Riccardo Milani (2008) e in una splendida Filumena Marturano (2010), con Massimo Ranieri andata anche in replica su Rai1 nel giorno di capodanno.

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Melato, il ricordo commosso del mondo dello spettacolo

Mariangela Melato se ne è andata dopo avere "combattuto con la stessa intelligenza, determinazione e coraggio che hanno sempre caratterizzato la sua vita e il suo impegno artistico e che lascia a tutti noi come esempio di amore per la vita, per l'arte e per il lavoro". Sono le prime parole di Renzo Arbore, distrutto dal dolore, consegnate all'ANSA. "Questa mattina alle 5 - scrive Arbore a nome della famiglia - si è spenta Mariangela Melato. Straziati dal dolore, la sorella Anna e i nipoti, insieme a Renzo, Annabella, Giovanni, Giovanna, Bruna e Claudio, le sono stati vicini fino all'ultimo nella lunga e sofferta malattia". La famiglia, aggiunge, "ringrazia tutti i medici ed il personale che hanno assistito Mariangela in questa lunga e sofferta battaglia.

''Sono affranta''. E' il commento a caldo di Lina Wertmuller dopo la morte di Mariangela Melato, che interpeto' il ruolo di Fiore in Mimi' Metallurgico ferito nell'onore, uno dei film piu' celebri della regista romana. ''Non sapevo che si fosse aggravata - prosegue Lina Wertmuller -. Conoscevo la sua lotta per il tumore, ma non che fosse a questo punto senza ritorno. Oro sto andando alla clinica per salutarla''.

E' "una botta terribile" per Dario Fo. "Tutti dicono - spiega all'ANSA il Premio Nobel - che era malata da tempo, io non me ne ero accorto. L'ultima volta che io e Franca l'abbiamo vista, all'inizio della scorsa estate, Mariangela era felice, gioiosa come sempre, abbiamo scherzato. Non mi aspettavo che soffrisse tanto". Dario Fo ricorda anche gli anni della sua formazione artistica e come lui e Franca Rame riconobbero subito il grande talento della giovane Melato, all'inizio della carriera. "Parliamo di 50 anni fa. Franca - dice Fo - la scelse subito per il personaggio della prostituta nella commedia 'Settimo Ruba un po' menò ambientata nel cimitero monumentale di Milano. Uno spettacolo in cui si prevedeva cosa sarebbe successo nel governo e nell'amministrazione della città". Negli anni, racconta Fo, "ha recitato ancora con noi. Siamo sempre stati in contatto. Ero felice del suo successo nel cinema e in tv perché avevamo azzeccato che era un grande personaggio, un'attrice con doti straordinarie".

"Perdo un'amica, una donna unica che per il nostro paese è stata un'autentica portabandiera, la più grande attrice che ha avuto l'Italia nella seconda metà del Novecento". Pippo Baudo è affranto: "ci siamo sentiti spesso al telefono negli ultimi mesi, ci facevamo forza a vicenda, dicendoci che non dovevamo mollare". Baudo tiene a sottolineare come Mariangela sia stata "oltre che una grandissima attrice di teatro e cinema segnando la storia degli ultimi 50 anni dell'Italia, un'artista a 360 gradi. Era anche una bravissima ballerina e cantante". "Ricordo in particolare una volta che la portai dentro una valigia a Canzonissima - racconta -. Si perché era anche una contorsionista, riusciva a fare cose incredibili. Era una delle sue prime apparizioni tv, io entrai in studio con lei raggomitolata in questa valigia. Incredibile, tutto le riusciva così facile. Poi una volta aperta la valigia balzo' fuori e si mise a ballare in un modo straordinario. Sono stordito dal dolore. Ciao Mariangela ti porterò sempre nel cuore, tutti noi ti dobbiamo tantissimo".

Il regista Pupi Avati ricorda con grande emozione la figura di Mariangela Melato, risalendo agli anni '60, quando avvenne tra loro il primo singolare incontro: ''In quegli anni a Ferrara stavo facendo il casting per il film 'Thomas' e aspettavo che venisse un'attrice da Milano per farle un provino. Ma in maniera del tutto bizzarra questa attrice mi manda una sua amica, che faceva la vetrinista alla Rinascente. Una con tanto di sandaloni e vestita come Irene Papas. Sconcertato - racconta all'ANSA il regista - la mandai via. Ma lei rimase per tutto il tempo fuori al bar, fino all'orario di chiusura. Quando seppi che non se n'era mai andata, la cosa mi incuriosi', apprezzai la sua ostinazione. Allora la chiamai e, nonostante non somigliasse affatto al personaggio da interpretare, le diedi la sceneggiatura, dicendole di presentarsi l'indomani''. Ricorda ancora Avati: ''Quando disse la prima battuta (interpretava il ruolo di una costumista in una compagnia teatrale, Ndr) fu subito una folgorazione. Il suo modo di recitare mi dava un'emozione nuova. Le dissi subito che era la piu' brava di tutti noi e li' comincio' anche la nostra amicizia''.

"Una grandissima attrice, straordinaria per generosità, verve ed energia. Un'artista contemporanea anche nella rilettura dei classici e che, a 70 anni, aveva ancora tante emozioni da donare al pubblico e a noi colleghi": così Michele Placido ricorda con l'ANSA Mariangela Melato. "Ho debuttato con lei - racconta l'attore pugliese - io ero ancora allievo dell'Accademia nazionale di Arte drammatica, ero al secondo anno. Ronconi mi prese per una rappresentazione dell' Orlando furioso a Spoleto. Lei era già protagonista, era la Melato. Mariangela si affermò subito, un astro nascente del teatro italiano. Non si limitava ad eseguire ma dava il 'la' alla regia fino a stravolgerla. Da quella volta insieme a Spoleto nacque anche un'amicizia". Un rapporto professionale e umano, quello tra Placido e Melato, durato fino alla fine, tra i palchi dei più grandi teatri italiani, set cinematografici e reading di poesie. Stasera Michele Placido ricorderà Mariangela Melato al teatro Donizetti di Bergamo, dove è in scena con il 'Re Lear' di Shakespeare. "Credo che la ricorderanno in tutti i teatri d'Italia e gli applausi, anzi l'ovazione, saranno tutti per lei".

''Questa mattina ci ha lasciato una grande persona e una grande attrice. Mariangela Melato, che a Milano e' nata e di cui e' cittadina benemerita, ha saputo esaltare il teatro e il cinema attraverso le sue numerose e importanti presenze sceniche sia con ruoli drammatici, sia in commedie''. Il ricordo e' del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. ''La capacita' di adattarsi a ruoli diversi, di entrare cosi' a fondo nei personaggi da lei interpretati - aggiunge -, rappresentano una dote naturale che le ha permesso di essere una delle artiste piu' apprezzate dal pubblico e dai registi. Milano, nel tributarle la propria riconoscenza per l'importante attivita' culturale, nel 1979 le aveva conferito la Medaglia d'Oro di civica benemerenza 'per aver impersonato nella passione, nella tenacia e nel duro impegno artistico, ormai noto in tutto il mondo, lo spirito volitivo della sua citta', motivazione oggi ancora piu' attuale. Alla famiglia rivolgo un forte abbraccio ed esprimo la mia vicinanza in questo momento di profondo dolore''.

''Mariangela Melato e' stata la piu' grande attrice che ha avuto l'Italia nella seconda meta' del Novecento. Con le sue interpretazioni ha segnato la storia del teatro e del cinema italiano degli ultimi 50 anni''. Cosi' Carlo Repetti, direttore del Teatro Stabile di Genova, ricorda l'attrice che collaborava col teatro genovese dal 1992. ''Mariangela e' stata una parte fondamentale della storia dello Stabile di Genova - dice Repetti - con noi ha fatto una ventina di lavori sotto la guida di registi come Lavia e Ronconi. Ho perso una sorella''. ''Gli ultimi due anni sono stati difficili - ricorda il direttore dello Stabile - ma lei ha lottato con forza e coraggio. Voleva lavorare, voleva la scena, perche' sapeva che il teatro era la sua vita. Abbiamo fatto e interrotto spettacoli e prove, e' accaduto varie volte, ma lei volevo cosi'. E' accaduto anche con la messa in scena de 'Il dolore'. Repetti sottolinea la ''grande duttilita''' della Melato, la ''grande capacita' artistica'' accompagnata da ''rigore morale, civile, artistico: pretendeva rigore, ma dava grande affetto e disponibilita'''. E' lungo l'elenco degli spettacoli che, per Repetti, hanno segnato il rapporto tra lo Stabile di Genova e la Melato, ma ''indimenticabile e' la sua interpretazione in 'Chi ha paura di Virginia Woolf''.

ANSA

postato da: SteveRogers  


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