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giovedì 08 novembre 2012
Laureati in Scienze dell'Educazione di tutta Italia: insieme alla ricerca di risposte per un futuro vero
letture: 2207
educatori
educatori
Diritto e Giustizia: Siamo stati definiti "Choosy". Siamo stati accusati di non essere abbastanza umili, di essere pigri, non indipendenti, dei veri e propri mammoni.
Siamo invece ragazzi che credono in quello che fanno, si adattano ad ogni tipo di lavoro, riescono a conseguire la laurea e sperano che questo, (si spera non molto lontano), possa ripagarli per tutti i sacrifici fatti nel corso degli anni.
Siamo Educatori Sociali e Professionali, laureati presso le Facoltà di Scienze della Formazione di tutta Italia. Ci rivolgiamo a questo giornale, nella speranza che presidi ed amministratori delle facoltà di Scienze della Formazione e di Medicina e Chirurgia degli Atenei di tutta la nostra penisola possano fornirci COLLABORAZIONE e SUPPORTO, in favore del rafforzamento della nostra figura professionale.
Dall'anno accademico 2001/2002 il MIUR ha individuato due diverse classi di laurea per la formazione di educatori: da una parte la SNT/2, denominata "Professioni sanitarie della riabilitazione", attraverso la quale si consegue il titolo di "Educatore Professionale" e la relativa abilitazione per lavorare in qualsiasi struttura pubblica e privata, sia in ambito sociale che sanitario (avendo la possibilità di accesso ai relativi concorsi pubblici); dall'altra parte la L19 (già L18), denominata "Lauree in Scienze dell'Educazione e della Formazione", che non fornisce alcuna abilitazione e pertanto non permette l'esercizio della professione nella sanità pubblica. Questa distinzione, a nostro avviso infondata, ha comportato l'insorgere di una vera e propria discriminazione nei confronti dei laureati classe 19, oltre ad aver dato alla figura dell'educatore una connotazione sanitaria che non gli appartiene. A causa della mancanza dell'abilitazione sanitaria, senza la quale oggi non è possibile lavorare nei servizi sanitari, gli "Educatori Sociali" laureati presso le facoltà di Scienze dell'Educazione e della Formazione non trovano spesso un corretto inserimento lavorativo, nonostante la loro formazione universitaria li renda delle figure potenzialmente pronte ad operare sia nel settore sanitario che sociale: la quasi totalità dei corsi di studio per Educatori (classe 19, ex 18) prevede, infatti, diversi esami e tirocini formativi nell'ambito sanitario. Chiediamo ai Presidi delle suddette facoltà di tutte le regioni d'Italia di discutere e intraprendere una decisiva azione in difesa della nostra professione. Dopo anni di lavoro ed esperienza trascorsi sia nei servizi pubblici che nel privato sociale e sanitario riteniamo che non sia più procrastinabile la creazione di un unico percorso di formazione che nell'ambito dello stesso consenta di ottenere una o più specializzazioni così come avviene per la formazione del medico, dello psicologo, del sociologo, ecc. In questo modo si può ridare centralità all'ambito pedagogico ed alle competenze educative, proprio in linea con la definizione contenuta nel decreto ministeriale 520/98, che definisce proprio la figura dell'Educatore Professionale. Pensiamo, inoltre, si debba analizzare la situazione dei numerosi educatori formatisi nelle facoltà di Scienze della Formazione dove sono stati promossi, dopo il 1998 e pertanto in maniera errata, sbocchi occupazionali nell'ambito del Sistema Sanitario Nazionale. Questa lettura è oggi comprovata da una recentissima sentenza del Consiglio di Stato N. 04960/2012REG.PROV.COLL.N. 07124/2002 REG.RIC. Attualmente diverse facoltà di Scienze della Formazione hanno rimosso dalle loro guide l'indicazione di sbocchi professionali in ambito sanitario, senza affiancare però a questo provvedimento un'azione di tutela e promozione della figura professionale in esame.
Dato l'enorme numero di persone che avevano terminato la propria formazione prima dell'entrata in vigore del decreto 520/1998, il 27 agosto 2000 venne emanato un decreto del Ministero della Sanità di concerto con il MIUR con il quale si indicavano determinati corsi che era possibile considerare equipollenti con il titolo di "Educatore Professionale". Per il mese di giugno 2012 era prevista una seconda sanatoria volta a fornire l'abilitazione in area sanitaria ai titoli conseguiti entro il 2000 ma rimasti fuori dai criteri stabiliti nella precedente. Nella lettera k dell'elenco contenuto nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 luglio 2011, viene specificato che i titoli conseguiti presso la facoltà di Scienze della Formazione sono esplicitamente esclusi dalla possibilità di ricevere l'equivalenza, cosi come anche altri titoli che non sono stati conseguiti entro determinati requisiti temporali, pure essendo cominciati precedentemente al 1998.

Cerchiamo la vostra collaborazione affinché il corso di laurea mantenga integra la sua serietà ed il valore formativo che da sempre lo ha caratterizzato. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle casi di persone assunte per lavorare anche per 3,50 € l'ora, oppure con turni di 24 ore consecutive, spesso a causa dell'insufficienza di personale, senza alcuna tutela e con una grande responsabilità sulle spalle. Lavorare nell'ambito della "relazione di aiuto" non è un gioco bensì una enorme responsabilità ed un enorme carico psicologico per chi sceglie di farlo. Gestire una relazione educativa con persone (siano essi bambini, adulti o anziani) che scelgono di condividere con noi i propri problemi o anche semplicemente le proprie emozioni, e che cercano spesso un conforto o un'azione di rassicurazione o contenimento, non è cosa facile.
La Legge dello Stato n° 328 del 2000 prevedeva all'art. 12 che fossero emanati entro un breve lasso di tempo dei decreti attuativi identificativi delle figure professionali sociali. Altroché! Dopo dodici anni ciò non è ancora avvenuto. Dov'è quindi il nostro profilo sociale? I decreti attuativi avrebbero dovuto tutelarci almeno nell'ambito sociale, definendo il profilo della professione, ed invece ora siamo qui ad "elemosinare" quasi la nostra dignità professionale non meno pregnante di quella sanitaria. L'imprinting formativo dell'Educatore Professionale è umanistico ne siamo tutti convinti. Così come quella del chirurgo è medico, quando anche il medico non debba poi avvalersi di competenze pedagogiche. Che si dia ad ognuno, dunque, ciò che si merita. Se a tutt'oggi si ritiene ancora che la formazione debba essere frammentata e la professione spaccata ed affidata a due diverse università riteniamo principalmente questo un atto contro la scienza e contro la persona intesa nel suo sviluppo unitario tra corpo e psiche. Denunciamo che nelle scuole non troviamo collocazione lavorativa, nel sanitario ci vogliono fuori, eppure abbiamo sostenuto innumerevoli esami in entrambi i settori, svolto tirocini etc.etc. ma, alla fine, un animatore sociale, con un corso annuale, ha un lavoro in entrambi i settori mentre noi adeguatamente formati siamo spesso costretti a doverci ri-professionalizzare per mantenere il posto di lavoro. Nei mesi scorsi abbiamo aderito e condiviso una serie di richieste che vorremmo presentare al governo, con il testo di seguito riportato: "Siamo studenti ed educatori che ogni giorno cercano di fare con passione e professionalità il proprio mestiere, e vorremmo che la nostra figura professionale fosse riconosciuta e trattata con rispetto in ogni suo ambito di impiego. Chiediamo al Governo di istituire un tavolo di confronto sulla figura dell'"Educatore Professionale" che possa coinvolgere il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il MIUR, il Ministero della Salute, rappresentati del mondo universitario (compresi rappresentanti del mondo studentesco) e delle associazioni di educatori maggiormente attive a livello nazionale. Crediamo sia opportuno ridiscutere il decreto 520/98 per estendere il riconoscimento e le tutele anche agli educatori che si formano presso la facoltà di Scienze della Formazione. Pensiamo, inoltre, si debba valutare la possibilità di creare un unico percorso di formazione in cui ridare centralità all'ambito pedagogico ed alle competenze educative, tutto ciò in linea con la definizione della figura professionale contenuta nel suddetto decreto ministeriale. Al riguardo chiediamo altresì che venga analizzata la situazione dei numerosi educatori formatisi nelle facoltà di Scienze della Formazione dove sono stati promossi, dopo il 1998 e pertanto in maniera errata, sbocchi occupazionali nell'ambito del Sistema Sanitario Nazionale. Chiediamo infine che vengano individuati in maniera chiara i profili delle figure professionali per l'ambito socio-sanitario, e soprattutto che vengano definiti i profili professionali delle figure professionali sociali come previsto all'articolo 12 della legge 328/2000: "Con decreto del Ministro per la solidarietà sociale, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con i Ministri della sanità, del lavoro e della previdenza sociale, della pubblica istruzione e dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, (...) sono definiti i profili professionali delle figure professionali sociali".
Siamo gli unici in Europa ad avere un doppio profilo. Ci auguriamo che possa essere fatto qualcosa di concreto affinché il corso di Scienze dell'Educazione non perda il suo prestigio e gli Educatori Professionali abbiano intatta la loro identità professionale tanto nel settore sanitario quanto in quello sociale.


Educatori Professionali di Italia

postato da: orimnaoj  


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